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6 DICEMBRE

- PANORAMA - IPAVSI, ELETTO NUOVO DIRETTIVO CIVES - [Redazione] - Eletto il nuovo direttivo del Coordinamento infermieri volontari emergenza sanitaria, gli infermieri della Protezione Civile (Cives). Il Presidente per il prossimo triennio è Maurizio Fiorda, del nucleo di Roma. "Daremo un segno di continuità, ha dichiarato il neopresidente, con ciò che egregiamente è stato fatto per migliorarlo, iniziando dallo statuto, documento fondamentale per governare l'associazione in maniera trasparente, democratica e libera. Rifacendoci alle norme che regolamentano la nostra vita professionale e di volontariato, con la volontà e l'auspicio di trovare, in tutti voi presidenti e soci, una forte coesione e collaborazione, perché solo attraverso l'unione siamo forti. Durante le elezioni appena svolte, i rappresentanti delle due liste hanno dato prova della loro volontà di salvaguardare l'associazione e per questo sento di dover ringraziare tutti e credo questo sia il momento da dove dover ripartire". Costituita nel 1998, Cives è un'associazione di volontariato nazionale articolata su base provinciale formata esclusivamente da infermieri regolarmente iscritti ai Collegi Ipasvi, in stretta collaborazione con Enti quali la Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi, Enpapi (ente previdenziale degli infermieri), il dipartimento della Protezione Civile (gli infermieri Cives sono infermieri di protezione civile), le Regioni e i Comuni con cui i nuclei provinciali possono gestire situazioni di necessità in piena autonomia.  

05 DICEMBRE

- IL MATTINO - RISCHIO VESUVIO IN 300 SECONDI - [Redazione] - Se il Vesuvio dovesse scoppiare in 300 secondi potrebbe fare anche seicentomila vittime ma siamo certi che non accadrà nei prossimi mesi. Per il capo della direzione regionale dei Vigili del Fuoco Michele Maria La Veglia, che ha illustrato i piani di evacuazione delle zone a rischio in occasione del convegno intitolato Vulcano rischio napoletano, organizzato dall'Ordine degli Ingegneri e svoltosi sabato alla Mostra d'Oltremare, è necessario tranquillizzare i cittadini ma, nello stesso tempo, occorre fare in modo che le potenziali vittime vengano informate prima che sia troppo tardi. Un'eruzione, ha ripreso La Veglia, può essere prevista anche con un mese di anticipo e, dal momento in cui arriverà il preavviso, la gente dovrà ascoltare quello che verrà detto dalla Protezione Civile e dai Comuni. Per Edoardo Cosenza, ordinario di Tecnica delle costruzioni all'Ateneo Federiciano, i pericoli di un'eruzione vulcanica arrivano principalmente dalla zona dei Campi Flegrei. I livelli di rischio sono 4. Si va dal livello base a quello di attenzione,dallo stato di preallarme a quello di allarme. Il Vesuvio è al piano base, quello meno pericoloso in questo momento. Per i Campi Flegrei, invece, siamo allo stadio successivo, ovvero quello dell'attenzione. Gli indicatori di attività risultano infatti oltre i limiti di norma. Ma, quando ci sarà l'eruzione, è più probabile che sia piccola. In ogni caso, le zone rosse per entrambe le aree sono state preparate per i fenomeni più violenti. La prevenzione dei pericoli legati alle calamità naturali vede in prima linea gli esponenti dell'Ordine degli Ingegneri. Siamo pronti a collaborare, ha spiegato il presidente dell'Ordine di Napoli Luigi Vinci, per informare i cittadini su come comportarsi in caso di emergenza vulcanica e salvarsi la vita. Sfruttando le nuove tecnologie è possibile utilizzare degli accorgimenti capaci di salvaguardare le costruzioni dall'accumulo di ceneri, il cui peso,nelle eruzioni, può far collassare edifici altrimenti indenni. Tali accorgimenti possono essere adottati per edifici di nuova costruzione e per l'adeguamento di immobili già esistenti. Grazie a un accordo, ha annunciato il vicepresidente dell'Ordine Eduardo Pace, fra Protezione Civile e Consiglio Nazionale Ingegneri, sono stati formati oltre 1900 professionisti in grado di effettuare verifiche di agibilità degli edifici situati in territori colpiti da calamità naturali.  

02 DICEMBRE

- Q.N. QUOTIDIANO NAZIONALE - LA TERRA TREMA, FAGLIE DIVERSE: ATTACCO SIMULTANEO - [Redazione] - La terra trema dall'Emilia all'Aquila. Faglie diverse, attacco simultaneo. Brusco risveglio all'alba in Appennino. Senza tregua nelle ultime 48 ore, due giorni di scosse. E non solo nel cratere del sisma ad Amatrice. La terra trema di buon mattino in Emilia, con un movimento di magnitudo 3.7 con epicentro a Bagnolo in Piano, nella Bassa reggiana, e profondità dapprima stimata in oltre 20 chilometri, poi corretti. E’ la stessa zona del terremoto del 1996, che fu ben più forte. Da notare che non ha avuto alcuna replica. La scossa è stata avvertita nel capoluogo di Reggio Emilia (che è a 9 chilometri) ma anche a Carpi (17 chilometri) e fino a Modena e Parma. Martedì pomeriggio alle 17.14 un sisma di magnitudo 4.4 ha scosso invece la faglia di Campotosto, in Abruzzo, faglia già attiva da giorni con scosse minori, adiacente a quella di Amatrice (che dista soli 11 chilometri). Il fatto che ci si trovi all'estremità meridionale dell'area interessata dalla sequenza sismica iniziata questa estate, e a soli 22 chilometri dall'Aquila, ha risvegliato paure antiche di un allargamento verso sud dell'area terremotata. Ieri è restata molto attiva tutta l'area dell'Appennino centrale, con scosse tra Ascoli (magnitudo massima 3.1), (magnitudo massima, Aquila 2.7), Macerata (magnitudo massima 2.9), Rieti (magnitudo massima 2.6) e Perugia (magnitudo massima 2.7). Piccole scosse anche in altre zone: oggi, oltre alle zone dell'Appennino centrale, al largo della costa romagnola-marchigiana (un magnitudo 2.1), martedì alle Eolie (magnitudo 2.9) e lungo la costa settentrionale siciliana (2.3 al largo di Termini Imerese). Anche martedì, come ininterrottamente da fine agosto, è stata molto attiva l'area dell'Appennino centrale con scosse nelle province di Perugia (picco un 3.4 a Campello sul Clitunno), Ascoli (picco un 3.6 a 5 chilometri da Arquata del Tronto), Macerata (picco un 3.4 e altre tre scosse sopra magnitudo 3), un magnitudo 2.2 a Isernia. Registrati movimenti sulla costa romagnola marchigiana e dalla Sicilia alle isole Eolie. Ore 6.52 Bagnolo zona di Reggio Emilia, prima delle 7 scossa di magnitudo 3.7 profondità 26 km Profondità 11 km Magnitudo 2.9 Altra scossa verso le 8 Montereale, l'Aquila, profondità 11 km, magnitudo 3.4. Scossa più rilevante all'1.36 della notte, 2,9 di magnitudo, epicentro Castelsantangelo, 5 epicentri. Le scosse di magnitudo sopra i 5 ad Accumoli, Norcia, Visso, Ussita e Castelsantangelo, 33mila sussulti. Sono 32.670 le scosse che l'Istituto nazionale di geofisica ha registrato dal 21 agosto fino a ieri. La terra trema dall’Emilia all’Aquila. Faglie diverse, attacco simultaneo.  

01 DICEMBRE

- AGI - IL CNSAS SI ESERCITA NELLE MANOVRE DI SOCCORSO - [Redazione] - Ogni anno il Corpo Nazionale soccorso alpino e speleologico simula un incidente in un impianto di risalita a fune per essere in grado di intervenire tempestivamente e nel modo corretto nel caso di incidente reale. Si è svolta domenica a Montecreto, nel comprensorio del Cimone, nell'Appennino modenese, una prova di scarico di un impianto di risalita che ha visto impegnati 30 tra tecnici e personale sanitario della stazione del monte Cimone del Soccorso Alpino Emilia Romagna. La simulazione dell'evacuazione dei passeggeri dall'impianto è fondamentale per poter intervenire in sicurezza ed efficienza nel caso di reali incidenti che interessano un impianto di risalita a fune. La prova di domenica si è svolta sulla seggiovia Stellaro. Per simulare la liberazione dei passeggeri dalla seggiovia, ipotesi che si verifica nel caso un impianto resti bloccato per motivi tecnici, guasti o condizioni esterne avverse, il personale del Soccorso Alpino ha seguito manovre di evacuazione specifiche, che vengono effettuate sempre in totale sicurezza. Nel dettaglio, i tecnici sono saliti dapprima sui pali dell'impianto della seggiovia, quindi si sono calati lungo i cavi per raggiungere le seggiole, dove si trovavano seduti alcuni passeggeri. Una volta raggiunte le persone sedute, i tecnici le hanno imbragate, quindi le hanno calate a terra utilizzando materiale apposito, come corde e carrucole. La simulazione di scarico delle persone da un impianto viene effettuata una volta all'anno (il 14 novembre 2015 l'esercitazione si era svolta a Sestola, sulla seggiovia del lago della Ninfa, sempre nel comprensorio del Cimone, e simula, come detto, situazioni di emergenza nelle quali l'impianto a fune smette di funzionare. Per evacuare i passeggeri è richiesto l'intervento delle squadre di terra del Soccorso Alpino (le stesse che si sono esercitate domenica) e, se le condizioni meteorologiche lo permettono, anche dell'elicottero.  

30 NOVEMBRE

- CORRIERE DELLA SERA - TRA I BIMBI DI KATHMANDU CHE NON SANNO COS’E’ IL MARE * intervista a Isabella Ferrari * [Irene Soave] - Yenver estraeva oro in miniera dall'età di 6 anni, Con StC ha potuto imparare t'arte orafa. Va all'asilo sulle montagne dello Yunnan, dove sua mamma può lavorare Tra i bimbi di Kathmandu che non sanno cos’è il mare capisci che ce bisogno di tè. Due ragazze liceali a Kathmandu, che avevano perso tutto. E che, quando noi abbiamo spiegato loro da dove arrivavamo, non sapevano cosa fosse il mare. Il giorno che il terremoto ha sconvolto le loro vite (il 25 aprile 2015, ndr) io ero al lago, con i miei nipotini. Impiega qualche minuto Isabella Ferrari a scegliere, fra i molti ricordi delle sue missioni da ambasciatrice della partnership fra Save the Children e Bulgari, quale le sia rimasto più nel cuore. Sono troppi. Il bambino in sedia a rotelle, ferito dal terremoto e sdentato, che diceva che da grande vorrà fare il pilota. Il bianco dei container a, in Giordania, al confine con la Si ria, che noi cercavamo di spezzare inaugurando asili pieni di colori. Gli asili sono tre, costruiti con il supporto di Bulgari che collabora con la Ong dal 2009, e ospitano fino a 2 mila bambini sotto i 5 anni; Zaatari è nato come campo profughi di rifugiati siriani e sta lentamente diventando una città permanente, e già nel 2014, quando Ferrari lo ha visitato, ospitava circa 80 mila persone, con disordini quotidiani (ad aprile di quell'anno, poco dopo la visita dell'attrice, una lite fra polizia e rifugiati degenerava in sparatoria). Quando sono tornata da Zaatari non ho dormito per giorni. È così che si toma da questi viaggi, con la coscienza meno tranquilla di prima. Parti perché credi che la tua quota di celebrità possa attirare attenzione su una causa, su una popolazione che soffre; e questo succede, i media in questi casi mi hanno seguita sempre molto, ma non basta. Si torna con la frustrazione di sentirsi molto piccola. Mamma di tre figli Teresa, Nina e Giovanni, 20, 17 e 14 anni l'attrice ha iniziato la collaborazione con Save the Children anche pensando a loro, che ora sono grandi, e anche per questo mi rendo conto di una cosa fondamentale. Che quando pensiamo ad aiutare i bambini pensiamo a molte cose pratiche, ed è giusto, sfamarli, mandarli a scuola. Ma è fondamentale anche aiutarli a tirare fuori i propri talenti. I ragazzi, soprattutto gli adolescenti, ne hanno un bisogno estremo. Oltre alle missioni in luoghi remoti quella a Kathmandu a settembre 2015, il viaggio a Zaatari nel 2014 il suo ruolo di ambasciatrice Save the Children e Bulgari ha portato Isabella Ferrari anche nell'hinterland napoletano, dove nel 2013 ha visitato alcune scuole per portare attenzione sul progetto Fuoricìasse, un'attività per il contrasto alla dispersione scolastica che Save the Children ha avviato anche in Calabria, a Crotone e a Scalea. Ci sono zone di grandissimo disagio, e davvero lì la preoccupazione è far percepire ai ragazzi, soprattutto ai più grandi, che valgono qualcosa, che sono bravi a fare qualcosa. Anche perché se no loro cresceranno e replicheranno il disagio in cui vivono già. Albania Esmeralda, 5 anni vendeva stracci per strada. Grazie al programma di scolarizzazione finanziato, Bulgari è stata al fianco di Save the Children anche in occasione di catastrofi naturali quali i terremoti che hanno sconvolto Haiti, Giappone e Nepal, ma anche la crisi umanitaria scatenata dalla guerra in Siria. E le mamme come lei, a Kathmandu come in Giordania e a Napoli, sono gli incontri che mi sono restati più nel cuore. Non solo per la commovente fiducia con cui ogni giorno affidavano a noi, perfetti sconosciuti, i loro bambini, ma per le loro storie. A Kathmandu, in un rifugio di fango, ne incontro una che allatta. Dov'eri il giorno del terremoto, le chiedo. E lei: ero incinta di nove mesi e stavo lavorando in un campo di riso, la scossa ha avviato il travaglio e ho partorito nel campo poche ore dopo. Chissà quanti anni aveva, le donne, mi ha spiegato Asha, una di loro, non festeggiano il compleanno e non hanno età. Eppure sorridono, nelle loro vite durissime sorridono sempre. Grazie a Bulgari sono stati avviati progetti che coinvolgono 33 Paesi come Albania, Kosovo, Indonesia, Italia. Vietnam, Zambia e molti altri.