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21.09.21 - IL GIORNALE

ENERGIA E CLIMA - (Pier Luigi Del Viscovo) II vento dell'ambientalismo sta cambiando. Prima le fabbriche, in crisi perché le industrie costruttrici vendono meno auto con motori termici, nel tentativo di evitare le multe della Commissione UE, è la grande scommessa mancata dell'auto elettrica, che sembra la Sora Camilla: tutti la vogliono e nessuno la piglia, vuoi per mancanza di colonnine, per i tempi di ricarica o per il prezzo. Ma più se ne parla e più la domanda nella testa dei cittadini prende corpo: ma siamo sicuri che sull'ambiente stiamo facendo le scelte giuste? Il clima è un sistema di vasi comunicanti. Il Vecchio Mondo pesa circa 1'8% delle emissioni totali di C02 e le sta diminuendo dal 1979 (2o choc petrolifero). La Cina da sola ne emette quattro volte tanto e sono in crescita senza alcuna intenzione di fermarle, visto che ancora circa un miliardo di cinesi deve passare da un'economia agricola di sussistenza al benessere. II discorso non è diverso per India, Russia, Brasile e altre economie in sviluppo. Insomma, ridurre le emissioni di gas serra in Europa va bene, ma diventa inutile se altri le aumentano. Sul fronte economico è anche peggio, poiché gli Stati sono in competizione tra loro. Gli sforzi fatti in Europa riducono la competitivita della sua economia, mentre avvantaggiano chi quegli sforzi non li fa, come Cina e India, oppure li fa in misura moderata, come gli Usa. Mettere sul piatto questi fatti non significa negare il riscaldamento globale, che è il problema dell'umanità e va affrontato seriamente. A cominciare proprio dalla squadra; o siamo tutti oppure non siamo nessuno. Qui occorre ammettere che non tutte le popolazioni del mondo hanno il benessere e la cultura per porre l'ambiente in cima ai loro pensieri. Gli europei si, ma illudersi di fare qualcosa, qualunque cosa, solo per lavarsi la coscienza è umiliante oltre che inutile. A meno di assumere un ruolo più trainante, soffriremo senza cavare un ragno dal buco. Ma contare di più imporrebbe ciò che assolutamente non vogliamo; economia più libera e dinamica, carico fiscale più leggero, giustizia rapida, sistema pubblico efficace, mercato del lavoro meno vincolato e una politica estera meno remissiva, col corollario di una difesa comune. Allora, se non vogliamo guidare, almeno non restiamo indietro, perché l'ultimo paga sempre il costo. Per fortuna, l'economia dei consumi consuma anche le ideologie, che passano di moda e poi la gente chiede altro, patto che ì media, sempre loro, smettano di confondere il meteo (alluvione di Firenze, 1966) con il clima (ghiacciai sciolti).  

20.09.21 – IL FOGLIO

DEPRESSIONE POST COVID – (Eva Massari) II "long Covid" è un tema di grande attualità e interesse, che spinge a fare un ragionamento non solo sulle conseguenze cliniche che si verificano dopo aver contratto il virus, ma anche su quelle psicologiche. Ne parliamo con David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell'ordine degli psicologi. Cosa si intende per long Covid dal punto di vista psicologico? Il long Covid è attualmente oggetto di molti studi, anche da parte delle agenzie pubbliche intemazionali, come il National Instituto of Health degli Usa, il Nice inglese e, ovviamente, la stessa Oms. I sintomi segnalati in generale sono dolori muscolari e affaticamento, rallentamento fisico e mentale, ansia, depressione e disturbi della memoria e somigliano a quelli legati a grave stress cronico e dovuti allo stato infiammatorio che lo stress accentuato e prolungato causa nell'organismo. E' probabile quindi che in generale sia in gran parte correlato allo stress fisico e psicologico causato dal Covid. La dimensione psicologica, sia emotiva che cognitiva, come evidenziano tutti gli studi è molto rilevante. Quali sono i soggetti maggiormente colpiti, ed esiste una stima che ci a capire di che numeri stiamo parlando? Le ricerche, che ormai poggiano su centinaia di migliaia di casi osservati, mostrano che il 33 per cento delle persone colpite da Covid sviluppa disturbi di tipo psicologico, soprattutto di tipo ansioso, depressivo e legati a stress pòst-traumatico (questi ultimi dal 12 al 20 per cento). Questa percentuale sale al 39 per cento tra i soggetti che hanno avuto un ricovero per Covid e al 60 per cento tra i ricoverati nelle terapie intensive. Parliamo, come si vede, di milioni di persone. Ci sono anche studi tra i bambini e gli adolescenti che ci dicono che due soggetti su dieci mostrano disturbi tipo long Covid. Ma in realtà il quadro delle conseguenze psicologiche sui minori è molto complesso, perché il disagio psicologico spesso è espresso in forme indirette, emotive, cognitive e comportamentali, e si struttura come di sturbo evidente in fasi successive della vita. Quali strumenti di salute pubblica sono stati attivati o andrebbero attivati? Nel decreto "Sostegni bis" si prevede un reclutamento in emergenza di 600 psicologi (sino al 31 dicembre 2021), un bonus per accedere a trattamenti psicologici (ma sono solo 10 milioni di euro) e l'esenzione del ticket per un colloquio psicologico nei reduci dalle terapie intensive per Covid, ma sono poco più di segnali simbolici. Qui occorre fare un discorso tecnico-scientifico chiaro alla politica e alle istituzioni: bisogna smettere di considerare la psicologia solo come terapia di lusso per chi può permetterselo o, nel pubblico, come competenza per i contesti psichiatrici di salute mentale. La professione psicologica ha una competenza e una missione sociale e sanitaria fortemente legata alla prevenzione, alla promozione del benessere, all'ascolto e sostegno in tantissime situazioni di disagio, oltre che di terapia. In sanità, ad esempio, deve trovare collocazione nelle Case di comunità oltre che negli ospedali, la psicologia scolastica deve servire a sostenere e accompagnare il percorso di sviluppo dei ragazzi, a dare prime risposte di prevenzione e ascolto anche sostenendo il lavoro degli insegnanti. Lo psicologo scolastico non si sostituisce al sanitario della Asl o all'insegnante, non cura in senso stretto e non insegna ma previene, promuove e sostiene. Pensiamo poi ai servizi sociali e per il lavoro: è possibile che le situazioni di marginalità sociale o i contesti per l'orientamento e il reinserimento al lavoro non abbiano competenze psicologichc? Pensare che le competenze psicologiche nel 2021 debbano, nel pubblico, essere disponibili solo nei servizi psichiatrici vuoi dire avere una visione veramente anacronistica ñ lontana dalle esigenze e dalla sensibilità dei cittadini. Forse esìste una sorta di reticenza e diffidenza ad ammettere una fragilità di tipo psicologico e chiedere aiuto. Cosa ne pensa e cosa direbbe a queste persone? Potrebbe essere opportuna una comunicazione sanitaria al pubblico sul tema? Ci sono due temi fondamentali da evidenziare. Il primo è che una malattia mentale, un disturbo psichico, non va visto come una caratteristica dei soggetti deboli. Bisogna quindi togliere il senso dì vergogna ñ rispettare queste situazioni. Importanti esempi li abbiamo avuti recentemente nello sport, dove tanti campioni hanno raccontato di aver sofferto di problemi psichici anche importanti. Il secondo punto è che non possiamo etichettare come malattia mentale o disturbo psichiatrico ogni forma di disagio psicologico. Oggi conosciamo un'ampia varietà di condizioni di malessere psicologico, spesso legate a tante situazioni della vita come stress, problemi affettivi, relazionali, socio-economici, di lavoro, di salute. Situazioni che si giovano moltissimo di un aiuto psicologico anche minimale e collettivo (familiare, di gruppo, di organizzazione, di comunità) ma appropriato e tempestivo, e che invece, se trascurate, finiscono per innescare conseguenze anche importanti. Tutte le situazioni vanno comprese e rispettate, questo è il messaggio, ma non si può etichettare come disturbo mentale ogni forma di disagio psicologico, altrimenti allontaniamo tante persone dal chiedere aiuto.  

18.09.2021 - Fonte CRT

BANDO PREVENZIONE DEL RISCHIO - (Redazione) Salvaguardare il territorio dei piccoli comuni piemontesi e valdostani dal rischio idrogeologico e dagli effetti negativi delle catastrofi ambientali, questo l'obiettivo del bando. Negli ultimi sei anni in Italia sono stati aperti 87 stati di emergenza (7 in Piemonte e 2 in Valle d’Aosta) e i danni accertati sono stati stimati attorno ai 9 miliardi di euro (Report Laboratorio Ref Ricerche, frutto elaborazione di dati Ispra e Protezione civile, 2019). Partendo da questi dati è stato aperto un bando che permette ai piccoli comuni con meno di 3 mila abitanti di Piemonte e Valle d'Aosta di accedere a fondi per la realizzazione di progetti di tutelae salvaguardia del territorio per la prevenzione del rischio e la riduzione degli effetti negativi di eventi catastrofici naturali e antropici. Si tratta del progetto lanciato dalla Fondazione CRT "Piccoli Comuni, cantieri per l’ambiente e il territorio". Possono partecipare al bando Comuni, Unione a Aggregazione di Comuni con meno di 3 mila abitanti che abbiano tra le proprie funzioni la gestione associata dei servizi di Protezione Civile. I progetti presentati all’interno del bando devono avere per oggetto la realizzazione di interventi di difesa del territorio e riassetto idrogeologico per la messa in sicurezza e mitigazione dei rischi naturali quali frane, alluvioni, smottamenti e incendi (ad esempio regimazione e ripristino dell’alveo dei corsia d’acqua, realizzazione opere di difesa e consolidamento dei versanti, azioni di prevenzione incendi tramite la riduzione delle cause e il potenziale innesco, tutela delle risorse idriche ...). Per ciascun intervento di prevenzione e salvaguardia del suolo messo in campo dagli Enti locali potranno essere destinati fino a 20 mila euro. La scadenza per l'invio delle richieste è fissata al prossimo 29 ottobre 2021. I bandi annuali della Fondazione CRT per gli interventi di protezione civile nei piccoli comuni hanno permesso di realizzare fino a oggi 1.281 interventi in difesa del suolo, con uno stanziamento complessivo di Fondazione CRT pari a 13milioni di euro. In particolare, negli ultimi mesi sono stati avviati già 100 cantieri per il territorio e il riassetto idrogeologico: opere di messa insicurezza e mitigazione dei rischi naturali, quali alluvioni, frane, smottamenti, incendi, ripristino dell’alveo dei corsi d’acqua, consolidamento dei versanti dei fiumi, prevenzione degli incendi, tutela delle risorse idriche.  

17.09.2021 - OSSERVATORE ROMANO

AFGANISTAN (Redazione) A rischio oltre 5 milioni di persone Karul. L'Afghanistan già alle prese con le conseguenze della presa del potere a Kabul da parte dei talebani è in preda a un'emergenza umanitaria che continua ad aggravarsi, soprattutto a causa della siccità e della carestia. Nel nord del Paese sono a rischio oltre 5 milioni di persone. Dobbiamo salvarle, o almeno provarci, per ragioni umanitarie, ha detto ieri l'Alto rappresentate dell'Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Josep Borrell, nel dibattito in Parlamento europeo sulla situazione in Afghanistan. E dobbiamo aiutarli non perché se non lo facciamo migreranno e provocheranno problemi a casa nostra, ha precisato Borrell. L'Afghanistan e già il secondo Paese al mondo con il più alto numero di abitanti nel pieno di un'emergenza alimentare, e si prevede che entro la fine dell'anno circa sei milioni di bambini soffriranno la fame. Si teme, inoltre, che il cibo sarà inaccessibile per molte famiglie a causa dell'aumento dei prezzi, soprattutto per quelle sfollate che vivono già di stenti. Da tempo le varie organizzazioni umanitarie parlano dell'Afghanistan come il posto peggiore dove vivere per un bambino. Ed ora, questo posto, e peggiorato ulteriormente.  

16.09.2021 – ANSA

CENTRO EUROPEO METEO – (Redazione) L'Ecmwf, European Center for Medium-range Weather Forecasts, sarà in grado di scattare "fotografie" delle previsioni meteo sempre più nitide e tempestive per le decine di Paesi europei membri. Inaugurato oggi a Bologna il nuovo data center del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (European Center for Medium-rangeWeather Forecasts Ecmwf). Alla cerimonia di taglio del nastro del supercomputer ospitato al Tecnopolo, nell'area ex Manifattura Tabacchi, c'erano il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, del presidente di Regione Stefano Bonaccini e dei massimi rappresentanti Ecmwf. Il data center ha il suo cuore nel supercomputer Bull Sequana XH2000 di Atos: grazie a questo sistema, che entrerà in funzione il 5 maggio 2022, mandando in pensione l'attuale centro di Reading (Gran Bretagna), le prestazioni di calcolo saranno quasi quintuplicate. L'Ecmwf sarà così in grado di scattare "fotografie" delle previsioni meteo sempre più nitide e tempestive per le decine di Paesi europei membri. Si saprà con precisione sempre maggiore dove equando c'è probabilità che si verifichino fenomeni estremi, come le forti precipitazioni o una tromba marina, informazioni chiave per i servizi meteo nazionali, per far scattare allerta mirate e misure che possano evitare tragedie. "È un momento importante per tutta l'Italia, ha detto il ministro Bianchi a margine della cerimonia - Questa è stata una scelta europea, di portare a Bologna il centro di analisi del meteo. Ora tutto il sistema di previsione meteo in Europa passa per Bologna. Torniamo a essere centro e non periferia, perno del sistema di super calcolo europeo". "Un grande successo del Paese e di tutti i 31 associati Ecmwf - ha aggiunto Bianchi parlando dal palco, perché abbiamo lavorato tutti nella stessa direzione"; "abbiamo dimostrato non solo che si prendono impegni, ma che si prendono impegni per tutti". Il sottosegretario Di Stefano ha sottolineato il "grande lavoro di collaborazione "di tutti i membri, in vista della "grande sfida" che oggi è "affrontare la realtà di un pianeta che cambia".