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16 GENNAIO

- IL MESSAGGERO - RIGOPIANO : 23 GLI INDAGATI - [Redazione] - Sono 23 gli indagati nell'inchiesta sul disastro dell'Hotel Rigopiano. Tra le accuse più gravi, contenute nelle migliaia di pagine che compongono il fascicolo, quelle di omicidio colposo plurimo e lesioni plurime colpose. Il Procuratore della Repubblica di Pescara, Massimiliano Serpi, titolare dell'inchiesta insieme al pm Andrea Papalia, si era prefissato l'obiettivo di chiudere le indagini entro un anno dalla tragedia. Quasi certamente non sarà possibile, ma tutti gli indagati sono stati ascoltati prima di Natale e dunque si slitterà solo di qualche settimana. E a cinque giorni dal primo anniversario della valanga che ha travolto l'hotel nel comune di Farindola (Pescara), arriva la notizia di due segnalazioni chieste dai carabinieri Forestali alla Procura per dirigenti pubblici: il responsabile della sala operativa del 118 di Pescara Vincenzino Lupi e della funzionaria della Prefettura Daniela Acquaviva. Agli atti c'è uno stralcio di una telefonata acquisita in quelle concitate ore nella quale la funzionaria dice all'operatore del 112: Ma l'Hotel Rigopiano è stato fatto stamattina. Quattro i filoni principali dell'inchiesta. Il primo, sui ritardi nell'attivazione della macchina dei soccorsi, chiama in causa l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, il dirigente dell'area Protezione civile Ida de Cesaris e il capo di gabinetto Leonardo Bianco. Secondo l'accusa, soltanto a partire dalle ore 10 del 18 gennaio venne effettivamente attivato il Centro Coordinamento Soccorsi, nonostante i pericoli e le intemperie. Versione contestata dalla difesa dell'ex prefetto secondo la quale l'attivazione avvenne già il 16 gennaio. Il secondo filone dell'inchiesta, sulla gestione dell'emergenza, vede indagati Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara; Paolo D'Incecco, ex dirigente del settore Viabilità e referente di Protezione civile; Mauro Di Blasio, responsabile degli stessi servizi; Giulio Honorati, comandante della Polizia provinciale di Pescara; Tino Chiappino, tecnico reperibile secondo il Piano di reperibilità provinciale. Le contestazioni sono: la mancata attivazione della sala operativa di Protezione civile, la non effettuazione della ricognizione dei mezzi spazzaneve e la mancata chiusura al traffico del tratto di strada provinciale che conduce a Rigopiano. Il terzo filone dell'inchiesta riguarda la realizzazione del resort e vede coinvolti il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, gli ex sindaci Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico, e i tecnici Luciano Sbaraglia ed Enrico Colangeli, in relazione alla mancata adozione del nuovo piano regolatore generale del Comune che, se fosse stato approvato, è la tesi dell'accusa, avrebbe impedito l'edificazione del nuovo hotel Rigopiano e quindi il verificarsi della tragedia. In riferimento al permesso rilasciato nel 2006, per la ristrutturazione del complesso alberghiero, quando l'area era soggetta a vincolo idrogeologico, sono invece indagati Marco Paolo Del Rosso, l'imprenditore che chiese l'autorizzazione, Antonio Sorgi, dirigente della Regione Abruzzo e il tecnico comunale Enrico Colangeli. Secondo la Procura i tre, in assenza di autorizzazione, permisero l'edificazione del nuovo resort con annesso centro benessere, eludendo il pericolo di valanghe e tenendo aperta la struttura, anche alle autovetture e anche in pieno inverno, prescindendo dall'intensità delle nevicate. L'ultimo filone riguarda la mancata realizzazione della Carta per il pericolo delle valanghe e vede indagati i dirigenti della Regione Abruzzo Pierluigi Caputi, Carlo Giovani, Vittorio Di Biase, Emidio Primavera e Sabatino Belmaggio. Su tutto la relazione dei periti della Procura secondo i quali per salvare le vite umane era necessario evacuare l'hotel due giorni prima della tragedia.  

15 GENNAIO

- IL GIORNO - I SASSI GIALLI AIUTANO A PREVENIRE LE INONDAZIONI - [Daniele De Salvo] - Sassi gialli nei torrenti di Lecco per studiare e soprattutto prevenire le inondazioni. All’interno delle pietre, contraddistinte appunto dal colore giallo, è stato infatti inserito un microchip, più precisamente un transponder radio, tramite il quale si può monitorare il loro spostamento ogni volta che piove e che la portata acqua aumenta. I sassi gialli, come i taxi di una volta o piccolo Minions, si possono già notare nel Caldone, uno dei corsi d’acqua che più spaventa per il pericolo di esondazioni nel centro di Lecco. In molti hanno pensato ad una forma di arte alternativa, a qualche provocazione o a una goliardata quando li hanno visti. Si tratta in realtà di un metodo assolutamente innovativo, un progetto pilota a livello nazionale, che permetterà di conoscere meglio le dinamiche dei dissesti idrogeologici e quindi per scongiurarli e prevedere possibili interventi, per cominciare a Lecco e poi probabilmente in tutta Italia. Verranno sperimentati approcci innovativi per la valutazione delle alluvioni in cui i sedimenti assumono un ruolo rilevante. Durante gli eventi piovosi intensi, si possono manifestare lungo i versanti instabilità significative, mobilizzando volumi solidi ingenti che vanno a scaricarsi nei corsi d’acqua, compromettendone la funzionalità. La messa a punto di strategie di difesa richiede la capacità di prevedere quantitativamente i fenomeni in atto e l’effetto dei potenziali interventi. Il progetto prevede dunque la creazione di un modello, integrato con un monitoraggio territoriale, per la valutazione dei flussi solidi nelle diverse parti di un bacino. Il modello sarà un utile strumento per la mitigazione degli effetti del dissesto, spiegano le professoresse Laura Longoni e Monica Papini del Dipartimento di Ingegneria civile ambientale e del Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano e del polo territoriale di Lecco. L'iniziativa è sostenuta anche da Palazzo Bovara e da Villa Locatelli e adesso anche dalla Fondazione Cariplo che ha concesso un finanziamento di 190mila euro. Siamo lieti di contribuire in modo significativo a un progetto come questo che coniuga la ricerca scientifica con la prevenzione del rischio idrogeologico e quindi, in prospettiva, tutela l’ambiente, commenta Enrico Rossi di Fondazione Cariplo. Italia è un territorio fragile e lo è anche quello di Lecco aggiunge l’assessore all’Urbanistica Gaia Bolognini, grazie alle sue dimensioni contenute e alle sue caratteristiche morfologiche, Lecco è un ottimo laboratorio a cielo aperto soprattutto per le sperimentazioni che potremmo definire da prima linea, di protezione civile.  

12 GENNAIO

- PANORAMA - L’AQUILA MODELLO DI RICOSTRUZIONE - [Laura Della Pasqua] - Va ammesso: l'Aquila modello di ricostruzione. Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, fa il punto sul terremoto del Centro Italia con le precedenti esperienze. Assicura: che il 93% delle casette sarà consegnato entro gennaio, ma poi ci sono i lavori di urbanizzazione e richieste dei sindaci permettendo, in base alle nostre proiezioni, il 76% delle Sae. Soluzioni abitative di emergenza, è stato consegnato entro fine dicembre, il 93 per cento entro gennaio e il restante in primavera. Poi ci sono alcuni ordini nelle Marche arrivati solo il 29 novembre. Quello che può richiedere più tempo semmai sono le urbanizzazioni. Bisogna anche tener conto che qualche Comune deve ancora individuare le aree. Angelo Borrelli, da circa cinque mesi capo della Protezione Civile, fa il punto sui terremoto in Centro Italia. Meteo permettendo? Avete avuto tutta l'estate per completare i lavori. Sì, è vero. Ma molti interventi si stanno concentrando in questo periodo. Dall'inizio di dicembre a oggi siamo passati dal 30 al 45 per cento delle consegne. Credo che per le Sae riusciremo a rispettare gli obiettivi. Diverso è il discorso per le urbanizzazioni. Con la neve, l'acqua e il vento, è difficile mettere l'asfalto. Ma è accettabile un anno di ritardo? Non è un anno poiché bisogna andare a vedere sito per sito quando è partito l'ordine e in quali tempi si è conclusa la realizzazione. Mediamente sono otto mesi contro i sei che avevamo stimato. Molti ritardi sono stati causati dalle difficoltà legate alle caratteristiche del territorio e dalle richieste dei sindaci di varianti ai progetti. A L'Aquila il modello Bertolaso funzionò, ridusse i tempi. Non c'è un modello Bertolaso ma diverse soluzioni. Tuttavia l'esperienza dell'Aquila per noi rimane un punto di riferimento, perché da ogni emergenza si deve imparare e migliorare. Lì si è scelto il Progetto C.A.S.E., con una gestione operativa diretta e accentrata, che prevedeva imponenti risorse tecniche acquisite nel settore privato e portate in una struttura pubblica che le governava. Sulle attività della Protezione Civile non ci fu un solo procedimento penale per sprechi o turbativa d'asta. Laddove sono emersi dei difetti, come i balconi pericolanti, la magistratura accerterà se siano dipesi da limiti costruttivi o da cattiva manutenzione. Insomma, ogni vicenda va verificata singolarmente, senza buttar via il bambino con l'acqua sporca. Allora perché non replicare? Nonostante le tempistiche rispettate, ci furono aspre critiche e anche qualche strumentalizzazione. Da qui la scelta successiva di coinvolgere maggiormente il territorio. Inoltre per il terremoto del Centro Italia parliamo di un territorio più vasto, con criticità geofisiche notevoli. E poi non direi che i tempi sono stati così diversi. A L'Aquila la gara per il Progetto C.A.S.E. fu fatta a giugno e la prima consegna arrivava il 29 settembre. Le Sae sono cominciate ad arrivare dopo cinque mesi. Non è il momento di battezzare un modello di intervento unico? La fase del soccorso funziona. La mia idea per la seconda fase è: più tecnici nella gestione degli appalti, coinvolgendo il ministero delle Infrastrutture e il Genio militare; ampliare, con le gare preventive, la platea di fornitori delle Sae, riducendo i costi per i partecipanti. Oltre 41mi!a usufruiscono del Contributo di autonoma sistemazione (Cas). 35% sono nelle Sae (Soluzioni abitative di emergenza). 740 sono nei Mapre (Moduli abitativi prefabbricati rurali emergenziali). 5. 815 sono le persone assistite. DI queste, 4,054 si trovano in strutture alberghiere: 2, 132 sul proprio territorio e 1.922 in altre località lungo la costa adriatica e sul lago Trasimeno. Altre 933 trovano accoglienza nel proprio Comune nei moduli container allestiti dal Dipartimento, 828 sono ospitate negli alloggi realizzati in occasione di terremoti dei passato Umbria, Marche e Abruzzo e in altre strutture comunali. Delle Sae ordinate da 48 Comuni, ne sono state consegnate 2. 208, di cui (488 ad Amatrice, 199 ad Accumoli), Umbria (Cascia, Norcia e Preci) ad Amandola, Arquata del Tronto… In particolare, l'Abruzzo ha ordinato 238 Sae da installare tra gli 11 Comuni interessati; nei Lazio sono 8. 21; gli ordinativi per i sei Comuni più colpiti dai terremoti; le Marche hanno ordinato 1.859 soluzioni abitative per i 28 Comuni e l'Umbria ha rettificato il dato, sceso a 759 Soluzioni abitative dì emergenza perire Comuni: Norcia, Preci e Cascia. Sono stati completati i lavori in 95 aree. Attualmente sono in corso lavori in 81 aree. Ancora da ultimare, finora sono oltre 212 sopralluoghi effettuati sugli edifici pubblici e privati.  

11 GENNAIO

- AVVENIRE - TERREMORI: AL SUD RISCHIO MAGMA - [Viviana Daloiso] - Una sorgente sotto l'Appennino potrebbe causare scosse. Bisogna tornare indietro di quattro anni per capire il significato della scoperta annunciata in queste ore dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. E precisamente al periodo compreso tra il 29 dicembre del 2013 e il 20 gennaio del 2014, quando il tratto di dorsale appenninica che si estende dall'Abruzzo alla Basilicata, in cui è inclusa l'area del Sannio-Matese (con le città di Benevento, Campobasso e Isernia), fu al centro di un'infinita sequenza di scosse sismiche, con picchi fino a 5 gradi della scala Richter. Niente di nuovo da quelle parti: il Sannio in passato è stato sconvolto da numerosi terremoti, il più violento dei quali nel 1688 arrivò a una potenza di quasi 7 gradi sulla scala Richter e distrusse decine di paesi e città, causando la morte di quasi diecimila persone. Ma quelle scosse registrate tra il 2013 e il 2014 agli esperti erano sembrate subito anomale, sia per la profondità a cui s'erano innescate (superiore rispetto a quella usuale) sia per le forme d'onda degli eventi più importanti, simili a quelle dei terremoti in aree vulcaniche. Risultato? A innescarle è stata proprio una sorgente di magma, che scorre sotto l'Appennino meridionale e che potrebbe tornare a generare terremoti con magnitudo significativa anche in futuro. Ad annunciarlo, in uno studio appena pubblicato su Science Advances, un gruppo di ricercatori dell'Ingv e del Dipartimento di fisica e geologia dell'Università di Perugia guidati dagli esperti Francesca Di Luccio e Guido Ventura. Le catene montuose sono generalmente caratterizzate da terremoti riconducibili all'attivazione di faglie che si muovono in risposta a sforzi tettonici hanno spiegato i due. Peccato che, studiando la sequenza sismica sannita, abbiamo scoperto che questi terremoti sono stati innescati da una risalita di magma nella crosta trai 15 e i 25 chilometri di profondità. Che cosa significa? Che gli esperti hanno a disposizione strumenti nuovi per analizzare la sismicità e, in futuro, arrivare a prevederla: I risultati fin qui raggiunti, ha spiegato la geofisica Di Luccio, aprono infatti nuove strade non solo sui meccanismi dell'evoluzione della crosta terrestre, ma anche sulla interpretazione e significato della sismicità nelle catene montuose ai fini della valutazione del rischio sismico correlato. Risultati, quelli relativi alla risalita dei magmi in zone non vulcaniche, che ora saranno applicati anche ad altre grandi catene come l'Alpino-Himalayana, Zagros (tra Iraq e Iran), le Ande e la Cordigliera Nord Americana. Ma spunta anche un'altra ipotesi suggestiva, sebbene sia da escludere che il magma che ha attraversato la crosta nella zona del Matese possa arrivare in superficie formando un vulcano, ha aggiunto Giovanni Chiodini, geochimico dell'Ingv. Tuttavia, se l'attuale processo di accumulo di magma nella crosta dovesse continuare non è da escludere che, alla scala dei tempi geologici (ossia migliaia di anni), si possa formare una struttura vulcanica. La scoperta degli esperti durante l'analisi della sequenza anomala di scosse registrate nell'area del Sannio-Matese tra il 2013 e il 2014: Questi dati ci aiuteranno a capire e prevedere la sismicità.  

10 GENNAIO

- LA STAMPA - "La povertà morale delle famiglie fa nascere i baby boss a Napoli" - [Antonio E Piedimonte] - L'arcivescovo Sepe a 10 anni dal rogo di coltelli. C’è ancora tanto lavoro da fare, i radazzi vivono in un vuoto di valori. II 2018 è cominciato com'era finito il 2017. Il bollettino della criminalità minorile a Napoli ha fatto registrare l'ennesimo weekend di sangue. Tra i casi più gravi ci sono l'accoltellamento di uno studente diciottenne nella zona della movida di Ghiaia e l'agguato a un diciassettenne ferito a colpi di pistola nei vicoli del centro antico. Ieri, poi, sono state diffuse dai carabinieri le immagini del raid di una baby-gang al Vomero (due minorenni colpiti nell'affollata piazza Vanvitelli) e la mamma del ragazzo ridotto in fin vita il 18 dicembre ha denunciato pressioni e minacce. Nel quartiere dicono che è meglio se mi occupo solo della salute di mio figlio. Mentre a proposito delle indagini, il procuratore capo per i minori di Napoli, Maria de Luzenberger, ha parlato di omertà e indifferenza. Un'emergenza che si può definire atavica, nell'Ottocento tra i "test d'ingresso" per l'accesso dei ragazzini nella camorra c'era pure quello del coltello e che sembra non aver fine. Ne abbiamo parlato con l'arcivescovo di Napoli, monsignor Crescenzio Sepe, che dieci anni fa lanciò un'inedita mobilitazione, nel giorno di Pasqua bruciò 150 coltelli in un simbolico falò. Cardinale, che può dire oggi di quell'iniziativa? Quell'invito a deporre i coltelli e pistole nelle chiese, ai piedi del Crocifisso, come rinuncia alla violenza, rappresentò un evento significativo. Purtroppo c'è ancora tanto da lavorare, è evidente. In effetti si continuano a registrare aggressioni e vittime senza soluzione di continuità. Adda' passa a nuttata, diceva Eduardo de Filippo, ecco, qui la "nuttata" non è ancora passata. Sia per la gravita e la continuità di questi fenomeni sia per la loro radicalità sociale e culturale. A Napoli e dintorni i ragazzi crescono nel vuoto. Un vuoto sociale, culturale, morale. Al posto della cultura del valore c'è la cultura della strada, c'è la legge del branco. Una battaglia persa? Una battaglia da combattere come tutte le altre. Io sono ottimista, la Chiesa è in prima linea ma serve l'aiuto di tutti. Si riferisce all'appello che ha lanciato a fine anno? Si, la preoccupazione per l'imperversare di baby boss e baby gang è forte e cosi ho voluto rilanciare una proposta già fatta nel 2012, un tavolo permanente, non per fare sociologia ma per testimoniare attenzione e vicinanza a tutti i giovani, individuando percorsi e proposte. Chi ha risposto all'appello? In primis il prefetto, che si è già attivato, ma al tavolo dovranno sedersi magistrati, mondo della cultura, università, forze dell'ordine, Regione, Comune, associazioni dei genitori. Questi ultimi sono forse quelli che più mancano all'appello. L'origine di questi mali è nella famiglia, nel vuoto di valori, nella mancanza di senso del bene comune. Un problema grave per il quale abbiamo messo in campo tutto ciò che potevamo. I magistrati napoletani hanno sollecitato una legge per togliere responsabilità genitoriale ai camorristi e a molti sembra un'ottima dea, lei che ne pensa? Si può praticare ma come ultimo rimedio, come soluzione estrema. Prima va tentata qualche altra strada che impedisca di traumatizzare i bambini, un prezzo troppo alto da pagare. Lei si è distinto anche sul fronte di un'altra emergenza storica, quella della povertà, nel 2009 ha lanciato le "adozioni di vicinanza", un bilancio? Un'iniziativa necessaria. Ci dicemmo: se ci preoccupiamo di adottare i bambini di altri Paesi perché non promuovere l'adozione di bimbi di famiglie disagiate napoletane? Ogni anno consegniamo a centinaia di piccoli un pacco con l'occorrente per la scuola. Non si riesce a coprire tutto il fabbisogno, ma confidiamo nuove adozioni. Il vecchio binomio povertà-criminalità, però, non sembra più applicabile come nel passato. Qui la povertà purtroppo esiste e può far nascere l'incuria e l'abbandono a se stessi dei figli, l'evasione e la dispersione scolastica. Ma oggi credo sia più corretto parlare di rifiuto dei valori fondamentali dell'umanità, oltre che della cristianità, cioè di una povertà morale prima ancora che materiale. Sono pronte altre due importanti iniziative destinate a creare lavoro insieme con la Regione Campania, ce ne può parlare? Presto partiranno dei corsi di formazione per due tipi di cooperative: per gestire l'immenso patrimonio custodito nelle nostre chiese (aprendole cosi a cittadini e turisti) e per prendersi cura dei territori agricoli oggi abbandonati, coltivandoli ma anche creando degli agriturismo. Non si può parlare della criminalità giovanile a Napoli senza fare un riferimento alle incredibili polemiche su "Gomorra": lei pensa che i mali della città siano in qualche modo legati alla televisione? Non mi pare che all'origine di questi problemi possano esserci dei programmi tv, cosi come credo sia ben nota l'influenza che possono esercitare cinema e tv sui soggetti più fragili e magari meno educati ai valori. Del resto è l'immagine del male quella che prevale nell'immaginario collettivo. Ma qui, oltre a quello culturale, artistico, paesaggistico e archeologico c'è anche un enorme patrimonio di risorse umane. Un patrimonio da difendere. Bisogna istituire un tavolo permanente sulla violenza giovanile e serve l'aiuto di tutti, istituzioni e famiglie. Togliere a i camorristi la responsabilità genitoriale deve essere I'extrema ratio per evitare traumi a i piccoli. Partiremo con corsi di formazione per gestire il patrimonio delle chiese e per coltivare terreni abbandonati. II 17 dicembre un 18enne e un 16enne vengono accoltellati per uno sguardo di troppo da una baby gang del vomero. Succede in piazza Vanvitelli. L'accoltellamento di Arturo a dicembre, nel caos prenatalizio di via Foria, il 17enne Arturo viene accoltellato 20 volte da quattro ragazzini senza un motivo apparente. Gambizzato davanti al circolo, ieri all'una del mattino, un 17enne è stato colpito alle gambe a colpi di pistola mentre si trovava davanti a un circolo ricreativo a Porta San Gennaro.