Istituto Medicina del Soccorso


 

Master

Specializzazioni

Corsi

Congressi

Iniziative e Progetti

Aree operative

Pubblicazioni

Cooperazione Internazionale

Protezione Civile

Maxiemergenze internazionali

Centro Studi e Ricerca

Circolari e Comunicati


 

 
Ricerca nel sito:

 

 


 Nome Utente
 
 Password
 

 
Password dimenticata?

 

   

   

 

 
23 GIUGNO

- IL FOGLIO - LA RIVINCITA DEL MODELLO L’AQUILA AD AMATRICE - [Redazione] - Nel 2009 il terremoto dell'Aquila distrusse una città intera: oltre 300 vittime e circa 60 mila sfollati. Una catastrofe epocale. Dopo pochi mesi il governo Berlusconi con il progetto C.a.s.e. riuscì a dare 4.500 casette a 15 mila famiglie altrimenti destinate a tendopoli e baraccopoli. Naturalmente non sono mancati i problemi strutturali e gli eccessi nei costi, che hanno portato a una serie di indagini giudiziarie. Sotto accusa c'era il "modello Bertolaso", quel sistema di gestione delle crisi che per far fronte in tempi brevi alle emergenze prevedeva deroghe alle norme e scavalcava i controlli: in questo iter semplificato e centralizzato nelle mani del governo e della Protezione civile c'era spazio per corruttori e profittatori. Le indagini della magistratura hanno fatto ricordare gli scandali e dimenticare i successi del modello L'Aquila. Nelle ricostruzioni successive si è scelta la strada opposta: si rispettano tutte le leggi, le procedure burocratiche, i passaggi di carte tra enti e di scartoffie tra sovrintendenze. Così adesso succede che ad Amatrice e Norcia sono state consegnate solo 296 casette, 1'8 per cento di quelle ordinate. Si dirà che è il costo della legalità, il prezzo che bisogna pagare per evitare ruberie. Manco per niente. Perché adesso l'Autorità anticorruzione e l'Antimafia indagano sui subappalti e sui ritardi che sarebbero causati da corruzione e malaffare. Pochi controlli favoriscono la corruzione, si dice. Troppa burocrazia alimenta la corruzione, si replica. L'unica certezza è che ci saranno comunque le indagini della magistratura. La differenza è che nel primo caso almeno si danno le casette ai terremotati.  

22 GIUGNO

- PROTEZIONE CIVILE – FABRIZIO CURCIO INCONTRA MONIQUE PARIAT SUO OMOLOGO EUROPEO - [Redazione] - Rafforzare ulteriormente il meccanismo europeo di protezione civile a ormai quindici anni dalla sua nascita per assicurare a tutti gli Stati Membri, così come ai Paesi terzi, il miglior supporto possibile in caso di emergenze e per dare risorse e strumenti affinché la prevenzione dei rischi, obiettivo comune, si possa davvero realizzare. Questo è stato uno degli argomenti al centro dell'incontro svoltosi questa mattina a Bruxelles, presso la sede della Direzione Generale per la protezione civile e operazioni di aiuto umanitario della Commissione Europea, tra il Capo del Dipartimento della protezione civile, Fabrizio Curcio, e il Direttore Generale, Monique Pariat. "Nonostante le difficoltà oggettivamente incontrate all'inizio della sua storia, il meccanismo europeo di protezione civile ha avuto successo, le istituzioni dei Paesi membri coinvolte sono riuscite da subito a lavorare su ambiti e linguaggi comuni, definendo modalità operative coerenti e condivise, mostrando quindi una buona strada da seguire anche a molti altri settori" ha sottolineato il Capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio. "Oggi, però, per far sì che lo stesso Meccanismo europeo non si ingessi e non rimanga in stallo è necessario dare un nuovo impulso all'organizzazione, alle regole di base e agli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere, come Europa e come singoli Stati membri, nei prossimi quindici anni: l'auspicio è che ogni Paese sia propositivo nei lavori di revisione della normativa di riferimento che scadrà alla fine del 2020". L'attivazione del meccanismo europeo di protezione civile domenica, su richiesta di Lisbona, per supportare le squadre a terra e i velivoli portoghesi impegnati nelle operazioni di spegnimento dei numerosi incendi, è un esempio concreto di ciò che negli anni si è riusciti a costruire. "È evidente che ogni rischio, ogni emergenza ha delle caratteristiche peculiari, ma la risposta che abbiamo dato come Europa è stata possibile perché si è lavorato, per tempo, nel definire procedure, standard, modalità di impiego dei Messi e di finanziamento, ha aggiunto Curcio. Su questo percorso, che non vogliamo rivoluzionare, dobbiamo continuare a investire". 

21 GIUGNO

- LA NOTIZIA – POMPIERI KO, QUASI TUTTI I FORESTALI TRASFERITI AI CARABINIERI - [Antonello Di Lella] - Dall'ex Forestale poche unità. I pompieri sono rimasti soli. II corpo è confluito quasi tutto nei carabinieri. E sei Regioni non hanno nemmeno gli aerei. II caldo africano arrivato prima del previsto ha fatto già scattare l'allerta incendi. Un allarme a cui si spera non seguano le fiamme, perché contro il fuoco il nostro Paese ha le armi spuntate. Pochi uomini e il caos organizzativo rischiano di essere deleteri per gestire grandi emergenze. Una situazione figlia anche dell'assorbimento del Corpo forestale dello Stato all'interno dell'Arma dei carabinieri prevista dal decreto legislativo 177 del 2016. Un provvedimento che, inoltre, attribuisce ai Vigili del fuoco le competenze in materia di lotta agli incendi boschivi che prima spettavano alla forestale in concorso con le Regioni. Non ci sarebbe stato nulla di grave se solo all'assorbimento delle competenze fosse seguito anche un proporzionato incremento delle unità operative destinate a domare le fiamme nei boschi. Perché non è andata proprio così, con gli ex forestali spediti per la gran parte a fare i carabinieri. Nel corpo dei Vigili del fuoco, infatti, sono arrivati solo 365 ex forestali di cui 95 elicotteristi che, in molti casi, sono sospesi un limbo normativo e giacciono in alcuni comandi abbandonati a se stessi. Un numero comunque esiguo e quindi inadeguato a sostituire degnamente la vecchia forestale. Senza dimenticare che i pompieri sono già sott'organico di circa 5mila unità. Si spera per poco, visto che nella legge di stabilità sono stati stanziati i fondi per le assunzioni, anche se mancano ancora i decreti attuativi. Quello in corso è un anno di transizione per il passaggio di consegne tra Forestale e Carabinieri/Vigili del fuoco. A questo caos però si aggiunge la sordità di alcune regioni che hanno la competenza per la lotta agli incendi boschivi. "Molte regioni non hanno valorizzato questa attività dei vigili del fuoco e non hanno ancora stipulato le convenzioni che stanziano i fondi di potenziamento del servizio o lo hanno fatto in modo insufficiente", ha ammonito Antonio Brizzi, segretario generale del sindacato Conapo dei Vigili del fuoco, "Ne discende che in alcune regioni la coperta è corta e quando i vigili del fuoco sono impegnati negli incendi boschivi si rischia di non poter garantire le attività di soccorso pubblico urgente. Servono soluzioni politiche e linee di indirizzo univoche". Una situazione variabile quindi a seconda dei territori. Particolarmente delicata in Sicilia, Basilicata, Molise, Abruzzo, Marche e Umbria dove, ha denunciato il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, non è disponibile alcun mezzo aereo per intervenire immediatamente in caso di incendi dalle grosse dimensioni com'è stato, per esempio, quello in Portogallo nel bosco di Pedrógao Grande che ha ucciso, tra sabato e domenica, oltre 60 persone. Tristi fatti di cronaca come quello portoghese impongono di affrontare un problema che è stato sottoposto all'attenzione del Governo dalla deputata del Movimento 5 Stelle Tatiana Basilio. La parlamentare ha presentato un'interrogazione su tutto questo caos che vige nella gestione degli incendi boschivi e adesso spera che la risposta arrivi prima che le fiamme divampino incontrollatamente.  

19 GIUGNO

- LIBERO - CONSIGLI PER CHI VIVE IN GRATTACIELO - [Redazione] - Il manuale della città di Toronto: Consigli degli esperti per chi vive in grattacielo: chiudere sempre le porte. Fin dai tempi degli antichi romani vivere ai piani alti era considerato rischioso. Molto rischioso. Le allora palazzine condominiali, da due o più piani [insulae), non erano destinate solo ai ceti meno facoltosi. Ne sono state trovate tracce di molte che al piano terra erano costituite da un solo appartamento dalle caratteristiche ed estensione simile alle case signorile (le cosiddette domus), mentre nei condomini della Città Eterna i piani superiori (denominati cenáculo), erano solitamente destinati a inquilini più poveri. Le costruzioni, realizzate spesso in mattoni e con molti parti in legno, dai telai ai soffitti, facilmente prendevano fuoco e non erano rari gli incendi che, propagandosi, distruggevano interi quartieri. Vivere quindi ai piani alti comportava un certo rischio. Oggi come allora l'altezza, nonostante tutti i ritrovati tecnologici comporta rischi che non sempre si è riusciti a contenere (come dimostra l'impressionante numero di incendi divampati dal 2012 al Capodanno 2015 nell'avveniristica Dubai), ma anche in Cina, Stati Uniti e Venezuela. Molte città che hanno optato per uno sviluppo verticale, come quelle americane e canadesi, hanno fatto della prevenzione un mantra. A Toronto, ad esempio, il dipartimento dei vigili del Fuoco ha realizzato un manuale più lingue (anche in italiano, una delle comunità più diffuse della metropoli), proprio per insegnare a tutti come comportarsi in caso di incendio. Uno dei suggerimenti principali, ad esempio, è di non dare per scontato che qualcun altro abbia già chiamato i soccorsi. E poi di non salire verso l'alto ma cercare, se possibile, di scendere (il fumo sale e intossica). La principale causa di morte in un incendio non è l'essere arsi vivi, spiega il Fire Service canadese, ma il rischio di morire intossicati dai fumi. Nella notte di Capodanno 2017, a Dubai, uno spettacolare incendio ha devastato un grattacielo adibito ad hotel e residence. Nonostante le altissime fiamme abbiano avvolto fino a una ventina dei 63 piani dell'edificio, il bilancio di vittime è di una persona morta per infarto e 15 feriti. A marzo 2016 sempre a Dubai una torre del complesso residenziale Ajman One ha preso fuoco. L'edificio è stato evacuato e non ci sono state vittime. Consigli di buon senso che presi dal panico magari si trascura: non aprire d'istinto le porte chiuse, ma accertarsi che non siano incandescenti. Chiudere le porte dietro il proprio passaggio, per tentare di rallentare la diffusione delle fiamme, camminare bassi (il fumo è più leggero dell'aria), sigillare con nastro o stracci umidi (se possibile), porte e ballatoi (per evitare al fumo di penetrare). Consigli elementari che possono salvare la vita. Nella speranza di non doverli mai utilizzare. 

08 GIUGNO

- LIBERO - VOLA IN CIELO IL CANE EROE DI AMATRICE - [Da.mas.] - Camilla aveva soccorso molte persone ad Amatrice, 9 anni, coraggiosa, sempre pronta a scattare e a rischiare la sua vita per salvare quella degli altri. Eroina fino alla fine, muore sul campo, nella sua ultima missione. Dopo giorni di cure in una clinica veterinaria del savonese. La border collie del nucleo cinofilo ligure dei vigili del fuoco era diventata famosa per aver scavato senza sosta tra le macerie nelle zone del terremoto di Amatrice, per essere intervenuta anche durante le alluvioni di Genova e a Molo Giano, per aver cercato tra le vittime della Torre Piloti, oltre all'impegno dimostrato durante le centinaia di ricerche di persone scomparse nei boschi. La cagnolina purtroppo si era ferita il primo giugno proprio mentre cercava un essere umano nelle campagne a ridosso del comune di Bergeggi, nel savonese, tentava di salvare un 34enne di Savigliano, padre di due figli, precipitato con l'auto da un dirupo sull'Aurelia. Per raggiungere l'automobilista, Camilla è caduta in quel maledetto dirupo. Una caduta che le è stata fatale, le ha provocato una ferita ad un fianco molto profonda. Inizialmente sembrava essersi ripresa, tanto che ha continuato a cercare, ma poi è svenuta. E' scattata la corsa dal veterinario che le ha diagnosticato una brutta lesione interna. Trasferita poi in una clinica veterinaria, le sue condizioni non sembravano tanto gravi. Ma Camilla è peggiorata all'improvviso. Inutile anche la donazione del sangue degli altri cani del nucleo cinofilo dei pompieri. Il border collie è stato in servizio per oltre 7 anni, accompagnava i pompieri negli interventi più difficili, salvando vite, senza mai mostrare stanchezza. Ha perso la vita per il troppo coraggio, perché non temeva il rischio e soprattutto perché amava salvare gli altri. E proprio in uno dei suoi soccorsi estremi, quando precipita nel dirupo che mostra la sua forza di voler andare avanti nonostante le ferite riportate. Nonostante la stanchezza. Non si arrende, finché non cade svenuta. Una domanda sorge spontanea: siamo sicuri che non andava portata dal veterinario subito dopo la caduta, invece di farla andare avanti con le ricerche. C'era proprio bisogno di farla cadere a terra svenuta per capire che non era più in condizioni? Il decesso del cane (di proprietà di un pompiere del Nucleo Cinofili di Savona) ha scosso l'intero Corpo dei Vigili del Fuoco ligure.