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23 MAGGIO

- CORRIERE DELLA SERA - UOMINI D’ASSALTO - [Giusi Fiorenza, Fasano Sarzanini] - 14mila membri delle Forze Speciali intervengono per salvare vite quando tutti gli altri hanno fallito. Solo una donna ha superato i test d'ingresso. Ma qui non è Hollywood, la paura c'è. In situazioni di emergenza loro sono l'ultima risorsa possibile, quelli che entrano in azione quand'è vietato mancare l'obiettivo. E, tanto per capirci, un obiettivo ha quasi sempre a che fare con vite umane da mettere in salvo. Per esempio la liberazione di ostaggi su un aereo dirottato, l'evacuazione di una nostra ambasciata in zone e tempi ostili, terroristi da neutralizzare asserragliati da qualche parte, il recupero di un pilota abbattuto, un criminale da stanare con un'irruzione ... Il comandante Nicola Zanelli cerca le parole giuste per definire gli interventi delle sue squadre. Siamo uno strumento risolutivo riassume. Se arriviamo noi è per vincere, la nostra presenza significa che tutti gli strumenti precedenti hanno fallito. Benvenuti nel mondo degli uomini speciali, qualche migliaia di militari (il numero è top secret, dati non ufficiali parlano di circa 4000 unità ) agli ordini del comandante Zanelli, generale di divisione dell'esercito che guida il Cofs, Comando Inter per le operazioni delle speciali. Un mondo teoricamente accessibile anche alle donne se non fosse che i corsi d'ingresso e gli addestramenti per arrivare al brevetto o alla qualifica richiedono una forza fisica così straordinaria che di fatto per una donna è quasi impossibile riuscire nell'impresa. Il risultato è che in Italia (ultimo fra i Paesi Nato a consentire l'ingresso delle donne nelle Annate) la presenza femminile nei corpi speciali militari oggi non esiste. Zero. Nel nostro Paese i reparti speciali militari sono quattro: il 9 Reggimento Paracadutisti d'Assalto Col Moschin (esercito); il Gruppo Operativo Incursori (marina militare), il 17 Stormo incursori (aeronautica) e il Gruppo Intervento Speciale dei carabinieri. Quattro corpi integrati dal 4 Reggimento Alpini Paracadutisti e 185 Reggimento Ricognizione e Acquisizione Obiettivi Foleore. Agiscono con armi e strumenti sempre più sofisticati, la loro iperspecializzazione promossa come mai prima dal generale Claudio Graziano, capo di Stato Maggiore della Difesa segue il cambiamento dello scenario militare generale: non più esercito di massa ma gruppi d'elite considerati fra i migliori al mondo sui teatri internazionali. Le loro missioni, salvo casi eccezionali, sono all'estero mentre agiscono in Italia i Noes, il Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza della polizia (circa 150 persone, ma il numero esatto è segreto). I Nocs (non militari) sono il solo corpo speciale a poter contare anche su due donne, una soltanto delle quali operativa in azioni sul campo. Fatica infinita. La parola d'ordine per un ragazzo che prova a entrare nelle speciali (l'età massima cambia da una Forza all'altra ma siamo sempre intorno ai 30 anni) è volontà, una volontà così potente da superare prove al limite della resistenza psicofisica. Ma da sola la volontà non serve a nulla. Ci vuole anche un fisico perfetto e allenatissimo. Per intenderci, dopo la fatica infinita consumata per essere ammessi a un corso (su 100 richieste le ammissioni sono in media 18), si può essere scartati perché il controllo medico dice che il cuore ha un battito in più del dovuto. Uno solo. E quando ti ritrovi fra quei 18, poi, sei appena all'inizio del guado. Il nemico più immaginato di ogni addestramento è sempre lui, il terrorista. Lui cambia modalità degli attacchi, armi. E il controterrorismo si adegua. Dalle aree in cui sono in corso situazioni critiche i dati su ogni attacco o tentativo vengono trasmessi in tempo reale dalle speciali ai vari Stati Maggiori di riferimento, in modo che nelle esercitazioni in corso in Italia si possa tener conto della novità, diciamo cosi, e prevedere difese e contromisure aggiornate per le squadre in partenza. Le prove psicofìsiche. Ogni uomo conosce il punto esatto fino al quale può spingersi davanti a una minaccia. Lo impara a forza di prove durissime durante i corsi. Le immagini, le foto sono tratte dal libro Operazioni speciali edito dal Ministero della Difesa. Un esempio, c'è un tubo pieno d'acqua alto sei metri. Ti buttano dentro, al buio, tu devi scendere fino in fondo e poi entrare in un cunicolo laterale. Soltanto lì trovi dove respirare. Se non ci riesci puoi tornare a galla ma vuoi dire che sei escluso dal corso. E poi marce zavorrate a tempo, prove di ardimento, tecniche di sopravvivenza, di evasione, di fuga. Test che servono a conoscere i propri limiti per affrontare il rischio con coscienza. Devi sapere quanto vali, fino a quanto ti puoi spingere e quando devi fermarti. Per dirla con il comandante Zanelli: Per dominare la paura devi conoscerti perché qui non siamo a Hollywood, la paura c'è sempre. Si testano le resistenze psicologiche, la capacità di sopportazione, l'abnegazione. In uno degli ultimi corsi del Col Moschin un sergente ha cominciato senza saper nuotare, ha finito con un record, è arrivato primo (per tempo impiegato) nella prova che consiste in un giro a nuoto dell'isola Palmaria, davanti a Porto Venere, con la corrente che da una parte è a favore ma dall'altra è decisamente contro. Alla fine di ogni corso su 100 partecipanti la media degli idonei è fra gli otto e i dieci, e questo vale anche per i Noes. Un uomo delle speciali non importa se militari o non deve saper combattere in ogni ambiente e in ogni situazione indipendentemente dalla specializzazione della propria Forza di appartenenza. Dev'essere in grado di muoversi con la bussola in tempi strettissimi su un terreno sconosciuto, deve saper smontare e montare un'arma a occhi bendati, devono saper resistere alle torture e imparano che in un conflitto a fuoco i primi tre secondi sono fondamentali per non rimanere uccisi, deve saper scendere con gli sci al buio da ogni pendio, saper resistere agli interrogatori del nemico se viene catturato, saper assistere se stesso e gli altri dopo eventuali ferimenti, essere un paracadutista e sapersela cavare anche in acqua. La velocità è uno dei dettagli che più di altri può fare la differenza fra la vita e la morte. Ai corsi si insegna che in caso di conflitto a fuoco in un ambiente abitato i primi tre secondi sono fondamentali e tutto quello che respira, se è riconosciuto come una minaccia, dev'essere colpito. L'equipaggiamento più completo quello che garantisce in qualsiasi ambiente una sopravvivenza di due settimane e che comprende acqua, cibo, munizioni, strumenti per trasmettere, attrezzature per scavare, mimetizzarsi, nascondersi … pesa 45 chili. Ai quali vanno aggiunte le armi, il pugnale, l'elmetto e, possibilmente, il giubbino antiproiettile. Addestramenti continui, azioni reali, pressione psicologica, tempi di reazione e resistenza fisica sono ovviamente una cosa a trent'anni, un'altra a cinquanta, età limite per l'operatività sul campo. Il fine carriera di militari che hanno passato una vita in azione o in perenne allerta è fra gli uomini speciali che verranno. Fra quei ragazzi che sognano l'ammissione al corso e, ancora di più, fra quelli che affrontano prove massacranti nel tentativo di passarlo. L'età massima per entrare è intorno ai 30 anni e la parola d'ordine è volontà. Le esercitazioni tengono conto delle novità messe in campo dai terroristi in ogni parte del mondo. Acqua, cibo, munizioni e attrezzature varie per due settimane pesano 45 chili. Le Forze speciali italiane sono cinque: quattro militari e una non militare (i Noes); il 9 Reggimento Paracadutisti d'Assalto Col Moschin dell'esercito, il Gruppo Operativo Incursori (Coi) (della marina militare), il 17 Stormo incursori (dell'aeronautica), il Gruppo Intervento Speciale (Gis) dei carabinieri, il Noes, il Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza della Polizia. I Nocs sono In tutto circa 150 ma anche qui il numero esatto è riservato, agiscono in Italia. Su 100 aspiranti che seguono i corsi per diventare uomini delle Forze Speciali meno di dieci arrivano alla fine e vengono dichiarati Idonei. Tre i tipi di gibernaggio (cioè di attrezzatura militare) previsti durante le azioni. Li Indossano le forze speciali militari. Configurazione leggera, 15-18 kg di peso sulle spalle, materiale che garantisca una sopravvivenza del singolo in situazioni di crisi per 48 ore; configurazione media, 25 kg di cibo e attrezzatura in uno zaino che contiene iI necessario per sopravvivere, combattere, dormire, mangiare, per una settimana, cartine, binocolo; configurazione massima, 45 kg dl zaino. Dentro ci dev'essere tutto per essere autonomi in situazioni in territori ostili fino a due settimane. Cibo, acqua, sacco a pelo, pala per scavare buche, strumenti per trasmettere messaggi In codice, cartine, binocolo.  

22 MAGGIO

- LA STAMPA - LA ECO X TORNA A BRUCIARE - [Redazione] - L’aria è tornata ad essere irrespirabile e parallelamente tornano a preoccupare le possibili cause di uno dei focolai che mercoledì sera ha alimentato nuove fiamme all'impianto della Eco X di Pomezia. Sono passati ben dodici giorni dal devastante incendio al sito di stoccaggio dei rifiuti sulla Pontina Vecchia ma i cittadini vivono tra mille ansie. Il fumo non è mai scomparso dall'azienda, anche dopo la dichiarazione di avvenuto spegnimento da parte dei vigili del fuoco, e ieri sono continuate le operazioni dei soccorritori per "smassare" e raffreddare i cumuli di materiali andati a fuoco nell'incendio divampato il 5 maggio. Nel frattempo la politica continua a sfidarsi nelle sedi opportune, a partire da Palazzo Senatorio dove però i 5 Stelle si sono astenuti facendo bocciare le due mozioni presentate dalle opposizioni che chiedevano che il sindaco Virginia Raggi e l'assessore alle Politiche Sociali e alla Scuola Laura Baldassarre venissero a riferire sul rogo dell'impianto Eco X, nel cui tetto era incapsulato l'amianto, e sulle misure messe in atto per garantire la sicurezza dei residenti e di chi ha partecipato alle misure di soccorso e spegnimento delle fiamme. Anche perché la tensione rimane alta alla luce della nube tossica che ha fatto avanti e dietro per diversi giorni tra Pomezia, il litorale, i Castelli romani e il sud di Roma. Ma il presidente capitolino della commissione Ambiente Daniele Diaco (M5S) ha ritenuto opportuno chiedere l'audizione del presidente della Regione, Nicola Zingaretti, che è "l'organo che, oltre ad aver dato l'autorizzazione, è deputato a garantire il controllo su quell'impianto" e sottolineando che comunque "noi lo reputiamo una bomba ecologica a tutti gli effetti e, per questo, abbiamo convocato con urgenza la commissione Ambiente per udire gli attori principali sulla questione". Alla Pisana è andata in scena invece un'audizione, chiesta dalla minoranza, in commissione Ambiente, in cui si sono alternati l'assessore regionale Mauro Buschini, il direttore di Arpa Lazio Marco Lupo, il direttore della Asl Roma 6 Narciso Mostarda, la dirigente dell'Area Ciclo integrato dei rifiuti della Regione Lazio, Flaminia Tosini, e il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci. Al termine dei lavori è stata presentata una proposta di risoluzione, destinata però a essere discussa e affinata una prossima seduta. L'atto di indirizzo nei confronti della Giunta punterà a sollecitare controlli preventivi sugli impianti di stoccaggio o trattamento dei rifiuti del Lazio, affinchè non accada più. L'Arpa Lazio ha riferito di aver subito installato campionatori a ridosso dell'area del disastro, aver analizzato i dati della rete di monitoraggio, integrata di ulteriori filtri oltre a quelli per le polveri sottili (pm1O) e un'unità mobile ad Albano e di aver sviluppato una simulazione per individuare le aree di eventuale ricaduta degli inquinanti. Nella commissione si è parlato delle rilevazioni nei pressi dell'incendio, con picchi di pm1O, diossine e pcb nei primi due o tre giorni, come già illustrato da Lupo in un'analoga audizione in Senato, delle rassicurazioni circa altre zone della regione e delle analisi in corso, da parte di Asl e Istituto zooprofilattico sperimentale, sull'assenza di amianto nell'aria, su vegetali a foglia larga e sulla presenza di inquinanti nella zootecnia. Illustrate anche le misure di contenimento del rischio e di bonifica messe in atto dal sindaco Fucci, che ha annunciato anche uno stanziamento della Città metropolitana di 1OOmila euro per le scuola superiori. Ma anche delle precauzioni per la salute adottate nell'immediato dalla Asl Rm 6. È emerso, nel complesso, che non va sottovalutato quanto accaduto. Dunque, i controlli devono continuare ma l'incendio alla Eco X "non è la Chernobyl del Lazio", ha affermato Lupo. Inoltre si farà chiarezza su alcuni intricati passaggi amministrativi, in particolare su quelli dell'esistenza o meno della certificazione antincendio, sulla esigibilità della polizza e sui tempi e sulle modalità della bonifica. Un'autorizzazione del 2010, accompagnata da 34 prescrizioni, la cui vigilanza, secondo gli uffici regionali spetterebbe alla Provincia. Poi una voltura nel 2014 dell'impianto dalla Eco X alla Ecoservizi per l'ambiente, con passaggio anche della polizza assicurativa e, infine, nel 2015 una variante circa la tipologia dei rifiuti trattati. La ditta, infatti, ha ottenuto di esser autorizzata a lavorare materiali non pericolosi, come carta e plastica, al posto di una pari quantità di pericolosi.  

18 MAGGIO

- OMS – NUOVI CASI DI EBOLA IN CONGO - [Redazione] - Torna l'incubo ebola in Africa: l'organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato un caso di ebola in Congo e sta svolgendo accertamenti su un totale di nove casi, di cui tre decessi. Immediato l'intervento di Medici Senza Frontiere che ha inviato in loco una equipe di 14 persone. Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (DRC), e più precisamente nel distretto sanitario di Likati, provincia di Bas Uele, nel nord del paese. Finora sono incorso accertamenti su un totale di nove casi, di cui tre decessi. Il Ministero della Salute locale, per avviare un intervento di emergenza insieme a un'equipe di 10 persone. Il team è composto da medici, infermieri, logisti, esperti di igiene, promotori della salute e un’epidemiologo. Insieme a organizzazioni già presenti nell'area, l'équipe d'urgenza di MSF effettuerà una valutazione della situazione e potrebbe costruire un Centro di Trattamento Ebola e aiutare ad assistere i casi sospetti o confermati. Se richiesto, MSF potrà anche supportare i centri sanitari locali nel triage e nel trasferimento dei pazienti che potrebbero aver contratto il virus, avviare un sistema mobile di sorveglianza epidemiologica e garantire che in tutta l'area colpita vengano implementate le procedure di igiene necessarie per fermare la diffusione del virus. Quindici tonnellate di forniture mediche e logistiche saranno inviate via cargo da Kinshasa per consentire all'équipe di iniziare immediatamente l'intervento a Likati. 

17 MAGGIO

- LA STAMPA - SOS PER IL SUPERVULCANO DEI CAMPI FLEGREI - [Fabio Di Todaro] - Eruzione è più vicina di quanto si pensi a caldera dei Campi. Si apre così il comunicato dello University College di Londra per presentare la ricerca redatta da Christopher Kilburn (dipartimento di scienze della Terra) con Giuseppe De Natale e Stefano Carlino, due colleghi dell'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il paper, pubblicato su Nature Communications, anticipa la possibilità di una nuova eruzione da parte del supervulcano a Nord di Napoli, tra il promontorio di Posillipo e capo Misene, la punta che chiude il golfo di Pozzuoli. La fase critica potrebbe essere all'orizzonte. Da qui il monito di Kilburn. Le autorità devono essere preparate a un'eventuale eruzione. Sia chiaro, nulla di imminente. Ma è bene tenere alta la guardia, visto che già dal 2012 la Protezione Civile ha alzato il livello di guardia da verde a giallo e tenendo conto che i supervulcani sono un piccolo ma terribile gruppo di bombe a orologeria, pronte a esploder, da Yellowstone, negli Usa, al Lago Toba, in Indonesia, passando per altri giganti. Spiccano il Mount Aniakchak in Alaska, il Monte Aso in Giappone, il Lago Taupo in Nuova Zelanda e il Monte Warning in Australia. Da questi luoghi potrebbero scatenarsi eruzioni globali, in grado di alterare il clima dell'intero Pianeta. Nella sua storia la caldera dei Campi Flegrei ha prodotto eruzioni ciclopiche. L'attuale depressione risulta essersi formata a causa di due violente eruzioni, una di 40 mila anni fa (la cosiddetta Ignimbrite Campana) e l'altra di 15 mila (il Tufo Giallo Napoletano). L'ultima eruzione degna di nota, dopo un periodo di quiescenza, risale al 1538. Fu in quella occasione che si formò il Monte Nuovo, il più giovane vulcano d'Europa, sul lago Lucrino. Ora il monito dei ricercatori giunge al termine di uno studio in cui sono state osservate le deformazioni del suolo e sono state comparate al tasso di sismicità dell'area. Obiettivo: prevedere le eruzioni dei vulcani da lungo tempo quiescenti. Un approccio che, spiega De Natale, è stato utilizzato per studiare i fenomeni di bradisismo che dal 1950 a oggi hanno prodotto oltre 4 metri di sollevamento nel porto di Pozzuoli e circa 20 mila scosse. Un approccio nuovo, dal momento che, finora, i modelli predittivi delle eruzioni erano stati stilati focalizzando l'attenzione sull'eventuale presenza di intrusioni magmatiche superficiali, spiega il fisico. D'ora in poi, invece, converrà porre l'attenzione sulla risposta della caldera alle sollecitazioni interne. Deformazione e sismicità, ecco i parametri da tenere sotto controllo. L'eruzione, si legge nella ricerca, diventa più probabile quando il terreno viene allungato fino al punto di rottura, dal quale il magma può fuoriuscire. Un processo che non ha però tempi standard, dato che il magma può anche ristagnare prima di raggiungere la superficie. Secondo Kilbum, di conseguenza, non sappiamo quando e se questa lunga fase di agitazione porterà a un'eruzione, ma il trend dei Campi Flegrei è lo stesso che abbiamo visto durante le ricerche condotte su altri vulcani: come il Tavurvur in Papua Nuova Guinea, 1 1 Hierro alle Canarie e il Soufrière Hills sull'isola caraibica di Montserrat. Vulcani tornati a far sentire la propria voce nell'ultimo ventennio, con eruzioni tanto spettacolari quanto non prive di conseguenze, se per colpa del vulcano a Montserrat furono 19 le vittime di un'eruzione nel 1997. Il suolo dei Campi Flegrei ha iniziato a sprofondare lentamente per secoli e il processo si è interrotto intorno al 1950, quando l'area ha ripreso a sollevarsi. Il fenomeno ha manifestato tutta la sua violenza tra il Nel tondo la deformazione del suolo nei Campi Flegrei vista dai satelliti CosmoSkyMed, la zona viola, in corrispondenza di Pozzuoli, è quella con il maggiore sollevamento 30 cm È questo l'innalzamento del terreno nell'area di Pozzuoli nell'ultimo decennio 1982 e il 1985, periodo cui il suolo si è sollevato di quasi 2 metri, con un accompagnamento di terremoti e l'evacuazione di migliaia di abitanti di Pozzuoli. In 10 anni, infatti, il terreno si è sollevato di 30 centimetri. Segno della probabile comparsa di un sili, ovvero un laghetto di magma formatosi a bassa profondità.  

16 MAGGIO

- LIBERO - DOVE CI SONO RIFIUTI, ARRIVANO GLI ANIMALI - [Valentina Conti] - Grande Raccordo Animale Safari Capitale Topi, cinghiali, maiali, tori. E ora occhio pure ai pappagalli verdi L'allarme del Bioparco. Vengono a mangiare i rifiuti, portano parassiti e malattie. Roma invasa dai pappagalli verdi. Nuova fauna esotica nell'Urbe e pericoli in agguato. Dove ci sono rifiuti arrivano uccelli e animali. Come se non bastassero già gabbiani e cornacchie che attaccano i passanti, topi, volpi, maiali e i cinghiali che hanno anche fatto un morto. Animali selvatici, domestici, metropolitani, a Roma c'è proprio di tutto. Su una possibile quantificazione della specie su suolo capitolino parla il censimento degli avvistamenti targato Bioparco. Un monitoraggio, realizzato nel corso degli ultimi anni, da cui è emerso che il numero delle cornacchie sui cieli di Roma è rimasto invariato, i gabbiani sono aumentati del 10-20%, i piccioni diminuiti della stessa percentuale e i pappagalli incrementati ben del30%. I gabbiani rubano tramezzini e panini ai turisti, nidificano sui tetti e sono aumentati di volume. Sono enormi perché si sono cibati per 20 anni a Malagrotta, inglobando residui in discarica. I romani incivili che buttano fuori dai cassonetti i rifiuti o lasciano all'esterno i sacchetti aperti con gli avanzi li hanno favoriti. Ecco perché li troviamo spesso accanto ai secchioni. È ancora il presidente della Fondazione Bioparco Federico Coccia a dare il polso della situazione. I topi a Roma ci sono sempre stati. Ora si sono moltiplicati, in giro indisturbati anche in luoghi pubblici come scuole ed ospedali. Portano malattie, le cosiddette zoonosi. Escono laddove ci sono condizioni igienico-sanitarie non adeguate, continua Coccia. I maiali e i cinghiali? Vanno dove c'è odore di cibo. I piccioni, evergreen di Roma, sporcano, nidificano su balconi, tetti e grondaie, possono trasmettere all'uomo parassiti tramite gli escrementi. E poi le volpi, fra noi anche loro perché attratte dal cibo fuori dai cassonetti, conclude Coccia possono trasmettere la rabbia, una malattia infettiva. I gabbiani lottano per rovistare tra i bidoni e attaccano pure la colomba del Papa. Predatori, voraci e aggressivi, i gabbiani di Roma. Si vedono spesso con fra il becco animali ridotti a brandelli. Per il cibo sono disposti a tutto. Uccidono ratti e piccioni. Ai romani è rimasta di certo impressa la scena immortalata, tre anni fa, ad uno degli Angelus di Papa Francesco. Il Pontefice che dopo aver liberato, come da tradizione, delle colombe dal suo Palazzo Apostolico, le vide in un secondo aggredite e uccise da gabbiani (e cornacchie). La loro presenza è in vertiginosa ascesa. Hanno imparato presto che la Caput Mundi è un luogo ideale dove crescere e riprodursi in mezzo a rifiuti sporcizia imperante. Mangiando bene e non andando più a predare sul mare, sono davvero gli animali più opportunisti. A spasso fra le auto a Marconi e sulla via Cristoforo Colombo Pecore che attraversano la strada. Non sono per nulla visioni oniriche nella Capitale. All'altezza della Tenuta presidenziale di Castel Porziano, lo scorso 2 maggio, ricordiamo un avvistamento postato su Facebook dall'ex assessore del X Municipio, Antonio Caliendo, che ha assistito alla scena. Prima ancora, a febbraio, pecore in strada insieme alle macchine o sui marciapiedi. È accaduto a Marconi, precisamente tra via Cardano e via Cruto. A denunciarlo è stato il vicepresidente del consiglio dell'XI Municipio, Marco Palma. Quando escono dai pascoli vicino alle vie principali, la responsabilità è spesso dei pastori. Se attraversano la strada, il pericolo sono i possibili incidenti, spiegano dal Bioparco di Roma. Guano su ville storiche e monumenti. E diciamo addio alla Grande bellezza Hanno dalla loro parte il fatto che mangiano i topi, ma il guano dei piccioni su balconi, terrazze di appartamenti e ville, ma anche luoghi pubblici, dai cimiteri ai giardini delle scuole fino ai davanzali dei palazzi più noti, i romani non lo tollerano più da un pezzo. La sporcizia nella quale questi uccelli vivono, annidandosi in spazi angusti con accumuli di materiale organico da loro stessi prodotto, provoca la prolificazione di agenti patogeni per l'uomo. A Roma il problema del loro guano, insieme a quello degli stomi, sul Lungotevere in special modo, è pure una questione estetica della città, oltre che igienica. La maestosità dei monumenti, infatti, esalta i contrasti. Non proprio da Grande Bellezza. I topi a dozzine nei secchioni del centro. E un bambino si è preso pure il morso. Nell'ultimo anno i romani gridano all'invasione di topi. A dozzine nei secchioni del centro storico, indisturbati in ogni dove. Topi di fogna, pantegane come si dice a Roma, o di campagna, che difendono a spada tratta il loro territorio. Arrivano, è cosa nota, dove c'è carenza di igiene. Ad aprile ha fatto notizia l'episodio del bimbo morso da un ratto nel parco pubblico di Villa Gordiani al Prenestino. E intervenuto il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Disse: La situazione è serissima. Si è aggravata l'emergenza igienico-sanitaria che segnalai al prefetto Tronca due anni fa, a cominciare dalla derattizzazione, fíno alla presenza ormai perenne di pidocchi e blatte. Ma l'allarme non riesce a rientrare. I maiali, dalle prime foto choc a Boccea grufolano sempre vicino ai cassonetti. Nel quartiere di Boccea, periferia Nord della Capitale, cassonetti strapieni e maiali che grufolano tra l'immondizia a terra, non ritirata da giorni. Le foto sono quelle scattate a Natale 2013 e pubblicate nel blog "Roma fa schifo". Diventate virali. Si sono messi a rovistare in mezzo ai rifiuti con tanto di cuccioli a seguito. Una realtà davvero pittoresca per i residenti. Scoppiò la polemica tra Campidoglio e Ama. C'è stato poi un ritorno a gennaio 2015. Stessa zona, stessi protagonisti. Del resto, la città si è allargata, si sono cementificate le aree agresti, va bene. Ma c'è da dire che il richiamo del cibo "open air" è davvero irresistibile: un piatto davvero troppo ghiotto, per loro, per non approfittarne. Attirate da topi e immondizia Invasi box e giardini di Roma Nord Avvistate a Roma Nord come a Monteverde le volpi. A dicembre 2016, una è stata pure vista nei pressi del Palazzaccio. Per le strade, nei garage e perfino nei condomini, si aggirano di notte nei quartieri di Roma alla ricerca di cibo vicino ai cassonetti dei rifiuti, cosi come di recente altre specie. Hanno paura dell'uomo, ma i romani spesso hanno paura a prescindere dei nuovi "ospiti" che si ritrovano fortuitamente davanti. Ad attirarle, in particolare, sarebbe la presenza di topi e immondizia. Ed essendo cacciatori di roditori e piccoli mammiferi, si direbbe che nella Capitale abbiano trovato il loro habitat naturale, vista la presenza di milioni di ratti che si aggirano indisturbati oramai davvero ovunque. Le mamme difendono i piccoli dalle cornacchie. II cuore dell'Eur da alcune settimane è diventato passaggio per soli coraggiosi. Ci sono le cornacchie che attaccano, animali "territoriali". Le femmine, come in questo caso, tutelano i propri piccoli in periodo di nidificazione. Una professoressa del liceo classico Francesco Vivona, mentre passeggiava verso la scuola in viale dell'Astronomia, è stata aggredita. Tre beccate alla testa e poi dritta a farsi medicare le ferite ancora in stato di shock. Negli ultimi giorni i residenti riferiscono una vera e propria escalation di assalti. In molti se la sono cavata con qualche graffio, ma quando si passa di là si può solo incrociare le dita. Da mettere in conto possibili cadute per chi si fa cogliere dallo spavento. Hanno pure già fatto una vittima Scooterista morto sulla Cassia. A marzo scorso, uno scooterista di 49 anni viene travolto e ucciso da un cinghiale mentre percorreva la via Cassia. L'impatto è stato violentissimo. Morì in ambulanza mentre veniva trasportato al vicino ospedale San Pietro. A nulla sono servite le reiterate segnalazioni dei comitati di quartiere della zona sulle "sgradite" visite nei condomini nell'ultimo periodo. Alcuni giorni prima, fece scalpore il video di un cinghiale che correva lungo via Baldo degli Ubaldi, sempre a Roma Nord. Libero e felice a pascolare nella Città Eterna, ripreso anche da un video di un cittadino. E' un animale che attacca se minacciato, il cinghiale. La femmina lo fa perché ha i piccoli. Comunque sia, in strada, a Roma, occhi ben aperti. Un gabbiano ha appena addentato un grosso topo. E per le strade di Saxa Rubra è andata in scena pure la corrida. Ebbene sì, non è un film. Ci mancava, I'11 aprile a Roma è stato avvistato pure un toro. Si aggirava libero, senza perdere fortunatamente la calma, nei pressi della fermata dell'autobus di Saxa Rubra, tanto per essere precisi, annusando un cassonetto. Il video è stato pubblicato sul profilo Twitter di "Riprendiamoci Roma", e segnalato ai responsabili Cotral. A quanto pare, il toro si era allontanato da un agricoltore che trasportava bestiame. Parecchia curiosità e timore fra i passanti. Può accadere alcune volte che un toro scappi da un allevamento. Il comportamento da seguire, in questi casi, è avvertire subito le forze dell'ordine perché parliamo di un animale che può essere imprevedibile, spiega il Bioparco.