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28 MARZO

- LA NOTIZIAH24.com - REDAZIONE - REGIONE LAZIO - NUOVA LEGGE SULLA PROTEZIONE CIVILE - PUNTI CARATTERIZZANTI DELLA LEGGE: 1) Riconoscimento e regolamentazione delle associazioni di volontariato con l’ istituzione della Consulta Regionale di Volontariato di Protezione Civile. 2) Programma Regionale di Previsione e Prevenzione di protezione Civile approvato dal Consiglio. 3) Istituzione dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile. Un sistema così complesso non può prescindere da un organizzazione la più possibile organica e funzionale in cui è fondamentale, sia in termini di revisione/prevenzione che di gestione, attività unitaria di coordinamento emergenziale. Compito che deve essere svolto da una struttura in grado di garantire un adeguata azione di organizzazione centrale sia in fase ordinaria che emergenziale. In quest’ottica si istituisce l’Agenzia Regionale di Protezione Civile, un esigenza dettata da ragioni squisitamente operative, di velocità e di flessibilità, analogamente a quanto già avvenuto in diverse regioni italiane. 4) Riconoscimento dell’importanza della formazione che riveste un ruolo fondamentale per la funzionalità del sistema (al di là della necessaria ed imprescindibile attività legata all’aggiornamento ed addestramento degli operatori, essa può inoltre prestare attenzione al mondo scolastico, per sua natura strumento fondamentale di costruzione di una coscienza civica e quindi anche per la diffusione capillare di una cultura di Protezione Civile). Nello specifico, la proposta si compone di 39 articoli divisi in 7 Capitoli. Il CAPO I consta di tre articoli e indica le disposizioni generali. Il CAPO II è il baricentro di tutta la proposta normativa e descrive appunto il nuovo sistema nelle tre Sezioni in cui è articolato. Il Capo si apre con l’art.4 che definisce chi sono i soggetti che fanno parte del Sistema e negli articoli seguenti dettaglia quali siano le funzioni in capo ad ogni soggetto. Alla Regione è demandata, in particolare, la funzione programmatoria generale, il compito di coordinare i vari enti locali e le forze del volontariato e di essere il necessario raccordo con la dimensione nazionale, senza dimenticare il compito di promuovere iniziative di sensibilizzazione e formazione di una coscienza di protezione civile neigiovani. Segue la definizione dei compiti delle province, dei comuni e del sindaco quale autorità comunale di protezione civile. La terza sezione è dedicata al volontariato quale parte integrante del Sistema Regionale di Protezione Civile per le quali la Regione provvede alla tenuta dell’albo e alla vigilanza delle loro attività. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, la Giunta Regionale, sentita la commissione regionale competente, adotta il regolamento per le modalità di erogazione dei contributi e rimborso spese. E altresì istituita la Consulta del volontariato che partecipa alla predisposizione del programma regionale. Nel CAPO III si definisce attività programmatoria della Regione e le modalità di intervento per il superamento dell’emergenza. Gli indirizzi programmatici regionali sono definiti nel programma regionale di protezione civile che ha validità triennale e che in sintesi rappresenta le linee guida per la previsione e valutazione dei rischi, delle strategie da adottare, delle priorità e delle modalità per una efficace politica di informazione e formazione. Il programma, predisposto dall’Agenzia Regionale dopo aver acquisito i programmi provinciali e sentita la Consulta di volontariato, è adottato dalla Giunta ed approvato dal Consiglio Regionale. Il CAPO IV che va dall’art. 18 all’art. 27 disciplina le Strutture Operative del Sistema e l’Istituzione dell’Agenzia Regionale. Compito dell’Agenzia è dunque quello dello svolgimento delle attività e dei servizi connessi alla protezione civile in collaborazione, supporto e consulenza delle strutture pubbliche o private che operano nel territorio regionale in un sistema integrato che costituisce la colonna mobile regionale. La valutazione dei possibili rischi e l’eventuale attivazione delle fasi di allertamento e gestione è affidata al Centro Funzionale Multirischio CFR istituito presso l’Agenzia stessa e dotato di una Sala Operativa Permanente che al verificarsi o nell’imminenza degli eventi stabilisce tempestivi contatti con gli operatori e coordina gli interventi urgenti. Il CAPO che va dall’art. 28 all’art. 31 disciplina la rete di partecipazione al sistema regionale di protezione civile ed i relativi organismi. Il CAPO VI disciplina le attività necessarie ad assicurare la disponibilità dei mezzi e delle strutture da impiegare in caso di emergenza nonché del personale per il quale deve essere assicurata un adeguata specializzazione e formazione. Il CAPO VII dall’art. 34 all’art. 39 contempla le disposizioni finali e transitorie.  

27 MARZO

- BLITZ – VULCANO DI FANGO E GAS A Montecristo - [Redazione] - Mar Tirreno: vulcano di fango e colonne di gas dietro le esplosioni a Montecristo. Come un geyser in mezzo al mar Tirreno, al largo della Toscana: la colpa è di vulcani di fango che racchiudono colonne di gas che improvvisamente esplodono, proprio come se fossero dei geyser. E quanto è avvenuto nei giorni scorsi nei pressi delle formiche di Montecristo, allo Scoglio Africa. Nei giorni scorsi vi sono stati alcuni fenomeni riconducibili a un’attività geologica sottomarina al largo tra Montecristo, Pianosa e la Corsica. Sono stati alcuni pescatori a notare nella zona emissioni gassose, miste ad acqua in mezzo al mare. Il Dipartimento di protezione civile ha immediatamente segnalato l’evento alla capitaneria di porto elbana che sabato ha emesso un ordinanza per impedire, in via cautelativa e precauzionale, la navigazione nella zona. I fenomeni infatti potrebbero rivelarsi pericolosi e in attesa di ulteriori indagini specifiche da parte dei soggetti deputati per garantire la sicurezza della navigazione, è stata vietata qualsiasi attività marittima, di superficie e subacquea nella zona di mare che ha un raggio di 500 metri dalle coordinate dove si è verificato il fenomeno (42 23.7' Nord; 010 05.6 Est). Spiega il Tirreno: Non è un fenomeno vulcanico, ma probabilmente quello che si chiama vulcano di fango. E’ l’ipotesi dell Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, riguardo alla colonna d’acqua alta diversi metri segnalata da alcuni pescatori lo scorso 16 marzo tra Pianosa e l’Isola di Montecristo, nell’arcipelago toscano. Lo strano fenomeno era stato segnalato nella zona delle cosiddette Formiche di Montecristo: in gergo tecnico si chiama degassamento, cioè una forte emissione di gas dal sottosuolo. Non per niente l’Ingv ha analizzato acqua marina e ha trovata particolarmente ricca di metano.  

24 MARZO

- CORRIERE della SERA - MAI SCONTRASRSI CON LA NATURA - [Andrea Marinelli] - Blakely, la guida del post-Katrina: bisogna tener conto del tessuto sociale. L'esperto di emergenze americano Edward Blakely ha lavorato in ogni continente: ha cominciato in Italia, con due interventi nella ricostruzione post bellica dell'Emilia, e, dopo una vita spesa nel suo Paese, da dieci anni si è trasferito in Australia, dove insegna Urban, regional planning and policy all'Università di Sydney. Protagonista dietro le quinte della ricostruzione dopo alcuni dei più grandi disastri americani dal terremoto di San Francisco del 198, il suo nome è però legato alla rigenerazione di New Orleans dopo l'uragano Katrina, per la quale è stato nominato commissario unico fra il 2007 e il 2009, quando presentò le dimissioni, dal sindaco Ray Nagin. Avrei dovuto presentarle prima, ha commentato anni dopo, ricordando le continue polemiche degli anni in Louisiana. Nato nel 1937 in California, dove ha studiato fra Riverside, Berkeley e Los Angeles, venerdì 31 marzo alle 19 Blakely sarà ospite della quinta edizione della Biennale Democrazia di Torino per discutere del ruolo che i cittadini possono avere nella prevenzione delle catastrofi, come i recenti terremoti che hanno colpito l'Italia centrale, e nella successiva fase di intervento. A Torino parlerò della necessità di ricostruire la struttura sociale delle comunità colpite da un disastro: spesso, infatti, ci concentriamo troppo sulla rigenerazione fisica e non abbastanza sull'importanza di riorganizzare il tessuto sociale. La democrazia, invece, è la prima cosa che viene distrutta in caso di disastro, anticipa al Corriere della Sera, rievocando il grande senso di comunità e di famiglia che sentì durante i suoi esordi emiliani. L'Italia, per Blakely, è però soprattutto utile a spiegare gli errori che l'uomo dovrebbe evitare per non scontrarsi con la natura. L'uragano Katrina è stato uno tra i cinque uragani più gravi della storia degli Stati Uniti. Katrina si è formato il 23 agosto 2005 durante a stagione degli uragani atlantici ed ha causato devastazioni lungo buona parte della regione che comprende gli Stati confinanti con il Golfo del Messico, cioè la Costa del Golfo degli Stati Uniti. Le vittime sono state 1.833 Esperto Edward Blakely (80 anni), tra gli ospiti di Biennale Democrazia, è esperto di politiche urbane nonché il protagonista dietro le quinte della ricostruzione dopo alcuni dei più grandi disastri americani, dal terremoto di San Francisco del 1989 all 11 settembre. Il suo nome è però legato alla rigenerazione di New Orleans dopo l'uragano Katrina è che si è edificato su montagne il cui sistema vulcanico interno sta reagendo ai cambiamenti della terra: il nostro obiettivo dovrebbe essere di costruire insieme alla natura, non contro di essa come successo a New Orleans, dove si è edificato sul mare, spiega. Questi disastri naturali, secondo lo studioso americano, non potranno che aumentare con il cambiamento climatico, e nessuna struttura realizzata dall'uomo sarà grado di limitarli. Per questo motivo, afferma, dovremmo anche prendere in considerazione l'ipotesi di spostare intere città e paesi, come nel caso di New Orleans. Alla città della Louisiana Blakely deve soprattutto gli episodi più turbolenti della sua carriera. I due anni passati sulle sponde del Mississippi sono stati contraddistinti dalle polemiche con i cittadini (che arrivò a definire pagliacci) e con i giornali locali, in particolare il Times-Picayune che lo criticava per colpire il sindaco Nagin. Lo zar della ricostruzione, dal canto suo, rispondeva con dichiarazioni affilate che il New York Times, già nel 2007, definì getti d'acqua i sismi in Italia. Si è edificato su monti il cui sistema vulcanico interno sta reagendo ai cambiamenti terrestri in faccia alla città, e si lamentava pubblicamente della corruzione e dell'inefficienza della politica: II governo locale non era preparato a un disastro cosi vasto, ripete. Eppure, sebbene ritenga che la risposta all'emergenza non sia stata impeccabile, a distanza di otto anni Blakely afferma che la città è oggi più sicura e forte, físicamente ed economicamente e stila una lista delle lezioni imparate da quell'esperienza. La prima è che bisogna pianificare per il futuro, non ricostruire semplicemente il passato, spiega. Poi è necessario pensare a una resilienza con in testa il cambiamento climatico, in modo da riorganizzare anche aree non danneggiate. Poi, ed è il terzo punto, serve stare attenti all'economia: quella del passato non resiste dopo i disastri, quindi è importante svilupparne una a prova di futuro. Infine, ricostruire le istituzioni democratiche insieme agli edifici, progettati insieme alla natura, e non contro di essa. Quattro lezioni da tenere in mente per le opere di ricostruzione in corso nel nostro Paese.  

23 MARZO

- STAMPA INSERTO - INTERVISTA A LUCA FERRARIS - [Cristina Benenati] - Cima, il Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale che quest'anno compie dieci anni di attività e ha sede al Campus di Savona, è un fiore all'occhiello. Su questo, dopo anni di studi e scoperte legate alla prevenzione dei disastri naturali e all'osservazione dei grandi cetacei del Mar Ligure, tutti ormai concordano. Luca Ferraris, docente e ricercatore dell'Università di Genova, da anni vicepresidente, ha recentemente raccolto il testimone, alla guida del Cima, da Franco Siccardi, pioniere sui temi della prevenzione dei rischi ambientali. Quali sono i risultati più ambiziosi raggiunti in questi dieci anni di attività? Essere un riferimento internazionale per la prevenzione dei rischi e nella protezione civile: non a caso nel 2010 le Nazioni Unite e l'Ocse reputavano il Sistema Nazionale Italiano della Protezione Civile come uno dei migliori al mondo. Vogliamo essere un ente di ricerca che a Savona, in Italia, nel Campus universitario, da lavoro a quasi 100 ricercatori. Altro che fuga dei cervelli: ci capita sempre più spesso che ricercatori di prestigiose università straniere applichino per passare un periodo al Cima. I cetacei del Mar Ligure sono affascinanti oggetti di studio, ma anche veicolo di promozione turistica. La Fondazione si occupa dello studio e della conservazione dei cetacei e del loro habitat, svolgendo attività di ricerca in collaborazione con numerosi enti internazionali ed attuando percorsi di alta formazione su queste tematiche. Dal 2016 ha Headwind un catamarano di 18 metri ospitato presso Marina di Loano. In pochi mesi Headwind ha attirato e ospitato a bordo ricercatori e documentaristi di varie nazionalità, che hanno constatato come il nostro mare sia il laboratorio ideale per le campagne in mare aperto. Proprio a bordo di Headwind sono state girate, grazie all'utilizzo di un drone, rarissime immagini di una balenottera comune col proprio cucciolo. Di grande suggestione e importanza scientifica. Quali gli ultimi obiettivi raggiunti? Sbarcare finalmente in Asia e in particolare in Indocina: abbiamo recentemente vinto un bando internazionale di banca Mondiale per la costruzione di un sistema di previsione delle piene sul delta del Mekong, undicesimo fiume più lungo del mondo.  

22 MARZO

- IL TEMPO - DEVASTANO MA NON PAGANO MAI - [Pina Sereni] - Copione collaudato: i manifestanti fermati durante gli incidenti fanno pochi giorni in cella e poi escono. Devastano sempre La condizionale e la giovane età. Alla fine la condizionale ha salvato, se non tutti, molti di quelli che sono stati arrestati dopo scontri nelle manifestazioni di piazza. Il bilancio di condanne e pene scontate, nel caso ad esempio degli scontri avvenuti a ottobre 2011 a Roma, quando piazza San Giovanni fu teatro di una feroce guerriglia urbana, è tutt' altro che positivo. Vero, la maggior parte delle persone finite sotto processo è stata condannata. In molti casi, però, visto che le pene inflitte in Appello sono state inferiori ai tre anni e considerata la giovanissima età degli imputati (molti al di sotto dei 21 anni), la condizionale ha scongiurato il carcere. Un esempio è quello di Fabrizio Filippi, noto come er pelliccia, il ragazzo immortalato mentre lanciava un estintore proprio a piazza San Giovanni durante il corteo degli Indignados. Era il 15 ottobre 2011 e quella foto è diventata il simbolo di duri scontri tra manifestanti e forze dell'ordine. Il giovane venne arrestato dopo qualche giorno dall'accaduto e oltre ai reati di resistenza aggravata e violenza a pubblico ufficiale, gli fu contestato anche quello di devastazione, II pm chiese una condanna a 8 anni e in primo grado fu condannato a tre. L'Appello, però, ha ridotto la pena a soli due anni, che con la condizionale hanno spazzato via ogni possibilità di reclusione. Gli unici giorni in galera so no quelli che ha trascorso a seguito dell'arresto, circa 15. Per Filippi è venuto meno anche il reato di devastazione. Per il gruppo di manifestanti arrestato nell'immediatezza dei fatti, la storia non è molto diversa. A parte un caso, tutti furono condannati ma, in alcuni casi vista la giovane età e l'intervento della condizionale, non hanno scontato nessuna pena. In primo grado furono emesse 15 condanne per complessivi 61 anni e due assoluzioni. Il tribunale ha ridimensionato, però, i reati contestati, che inizialmente erano resistenza aggravata a pubblico ufficiale, devastazioni, lesioni, incendio doloso, turbativa dell'ordine pubblico, interruzione di pubblico servizio. Agli imputati i giudici hanno concesso le attenuanti generiche, assolvendoli anche da numerosi capi di imputazione. Il dispositivo della sentenza ha disposto una provvisionale in favore delle parti civili fino a 80 mila euro in pagano ma dal carcere e dai rimborsi a favore del ministero degli Interni e della Difesa, 40mila euro per il dicastero dell'Economia, 60mila euro in favore del Comune di Roma e 20mila in favore dell'Ama. Per gli imputati il pm aveva chiesto condanne per complessivi 115 anni di reclusione. Di quella giornata, a parte l'immagine del ragazzo con l'estintore, resta la devastazione che fu compiuta. Nel corso degli incidenti venne dato alle fiamme anche un blindato dei carabinieri.