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21 MAGGIO

C.R.I. - L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE PERMANENTE - (Redazione) - Grande festa sul Pubblico Passeggio in occasione della Giornata Mondiale della Croce Rossa: l’evento ha rappresentato l’occasione per presentare alla città le attività svolte dagli oltre 1.400 volontari di CRI-Piacenza, con dimostrazioni e iniziative dedicate alla formazione di cittadini consapevoli. E stato un momento di grande partecipazione e condivisione con la città. Durante la giornata si sono alternati circa 200 volontari che hanno lavorato già dalla serata precedente nell’allestimento e nella presentazione delle attività della CRI, afferma Alessandro Guidotti, presidente provinciale di Croce Rossa Piacenza, il quale ha espresso grande soddisfazione anche per le due novità dell’edizione 2018: Il triangolo della vita e il flash mob contro la violenza sulle donne. Il triangolo della vita ha avuto come protagonista un bambino soccorritore, mostrando alla città per la prima volta, come anche ragazzi molto giovani se adeguatamente formati possano salvare una vita. Questo è per noi un traguardo molto importante. Il presidente provinciale della CRI ha poi sottolineato attenzione al tema della lotta alla violenza sulle donne, per sensibilizzare la cittadinanza ed informare maggiormente le giovani generazioni. Importanti i numeri di Croce Rossa Piacenza, che nel 2017 ha offerto 40mila servizi sul territorio provinciale (tra emergenza urgenza, trasporto convenzionato e trasporto privato) per un totale di 800mila km percorsi dagli oltre 100 mezzi CRI (ambulanze, pulmini, autovetture, motociclette, city bike e mezzi di protezione civile e antincendio). Guidotti ha poi evidenziato il sostegno a 600 famiglie bisognose (Area 2 della CRI) in sinergia con Caritas e con i servizi sociali dei Comuni piacentini, ed elogiato il lavoro straordinario di tutti i volontari che sono 1400 suddivisi tra le11 sedi provinciali e dei 33 dipendenti di CRI Piacenza. Il presidente provinciale di Croce Rossa ha anticipato due progetti che intende portare a compimento prima dello scadere del mandato, nel 2020: Abbiamo in programma un progetto molto ambizioso che mira a riunire in un’unica strutturai mezzi di Protezione civile, area stoccaggio viveri (Area Due della CRI), i mezzi di trasporto disabili e di soccorso in acqua con le attrezzature per le unità cinofile (che al momento sono dislocati in tre differenti locali, ndc). L’intenzione è quella di dare vita ad un unico Polo che si aggiungerà alla storica sede di Viale Malta. Entro il 2020 aggiunge Guidotti intendiamo inoltre avviare un intervento di restyling all’interno della sede di viale Malta, che rimarrà il punto centrale della CRI piacentina. Grande attenzione, poi, al tema della formazione costante dei volontari: A giugno organizzeremo un corso di formazione per abilitare i volontari nelle operazioni di emergenza di Protezione civile, con tre giornate teoriche a cui farà seguito una prova pratica, in programma il 17 giugno prossimo. Durante la Giornata Mondiale della Croce Rossa che si è svolta sabato 12 maggio sul Pubblico Passeggio a Piacenza sono state numerose le dimostrazioni e le iniziative volte a presentare le aree di intervento della Croce Rossa e a valorizzare l’impegno dei volontari tra i quali anche gli ottimi truccatori al lavoro insieme agli operatori di soccorso nelle esercitazioni e simulazioni sul campo. Non sono mancate le lezioni di manovre salvavita in età pediatrica e sonno sicuro, la Tenda della Salute e gli instancabili operatori del sorriso. Motivo di grande orgoglio ha aggiunto Guidotti è stata la presenza delle autorità locali e delle Forze dell’Ordine insieme a numerose associazioni di volontariato piacentine: tutti insieme abbiamo ricordato il forte impegno di Croce Rossa Piacenza, che, evidenzia Guidotti, opera sul territorio da153 anni ed è stata tra le primissime a costituirsi. Durante la giornata di festa sono state consegnate le benemerenze ai volontari e inaugurati i nuovi mezzi di soccorso. Lungo il Facsal, i piacentini hanno potuto ammirare il Museo storico dei mezzi della CRI.  

15 MAGGIO

CNSAS - ESERCITAZIONE DI RECUPERO SU CORDA SINGOLA - [Redazione] Un'esercitazione dei tecnici CNSAS Piemonte specializzati nel soccorso in grotta ha testato l'impiego di una sola corda per il recupero della barella (anziché due corde parallele) per ottimizzare i materiali e ridurre sostanzialmente i tempi di attrezzamento e recupero dell'infortunato. Il Soccorso Speleologico Piemontese recupera da fondo grotta su corda singola Il 12 e 13 maggio trenta tecnici della I Delegazione Speleo del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese, parte integrante del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) sono stati protagonisti di una importante esercitazione di soccorso nella grotta Buranco della Carnabuggia, all'interno dell'area speleologica del Monte Carmo di Loano, presso il Comune di Toirano (SV).La scelta è caduta su questa cavità proprio perché presenta una ampia gamma di problematiche: dai meandri alle strettoie, ai pozzi verticali, permettendo di allestire svariate tipologie di manovre a seconda del contesto, quindi particolarmente utile a fini didattici. L'esercitazione, compresa nel programma di formazione e mantenimento dei tecnici CNSAS specializzati nel soccorso in grotta ha avuto lo scopo di migliorare le competenze di tutti i tecnici e inserire i nuovi Aspiranti Operatori di Soccorso (AOS), ammessi lo scorso autunno alla Scuola Regionale Tecnici di Soccorso Speleologico del CNSAS, all'interno della squadra operativa, favorendo l'interazione e la collaborazione tra i volontari. In particolare è stata impiegata una sola corda per il recupero della barella (a differenza della tecnica precedente che prevedeva due corde parallele). Questo approccio permette infatti un'ottimizzazione dei materiali ma soprattutto una sostanziale diminuzione nei tempi di attrezzamento e recupero dell'infortunato, fondamentali in qualsiasi situazione ma determinanti in cavità di grande profondità, pur mantenendo inalterati gli standard di sicurezza di tutte le operazioni. E' stato simulato un intervento coordinato per il soccorso medicalizzato ed il recupero di un ferito infortunatosi al fondo della grotta, a una profondità di -134 m. Le operazioni sono iniziate sabato 12 con l'invio di una squadra di primo intervento partita dalla base operativa di Cuneo con il nuovo mezzo acquistato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Questa ha tempestivamente raggiunto l'ingresso del Buranco della Carnabuggia a quota 795 m, e quindi il luogo dell'incidente, calandosi nella grotta con tecniche di progressione su corda. I membri della squadra, che ricevono periodicamente una formazione di primo soccorso oltre che tecnica, hanno condizionato il figurante mettendolo in sicurezza da eventuali pericoli ancora incombenti, stabilizzandolo e compiendo una prima valutazione delle condizioni mediche accuratamente registrate su di un'apposita scheda. Contemporaneamente, è stata predisposta una linea telefonica in grado di garantire le comunicazioni da ogni punto della grotta all'ingresso e, da qui, al campo base, dove è stata allestita la Direzione delle Operazioni. Nel frattempo sono giunte al campo base anche le squadre di tecnici ed il medico del CNSAS abilitato agli interventi in ambiente ostile provenienti dalla base operativa di Torino. Trasmesse all'esterno le condizioni del ferito, è stato pianificato il recupero: innanzitutto con l'invio all'interno della grotta di personale medico che lo ha ulteriormente condizionato e predisposto per il trasporto, supervisionandole operazioni di imbarellamento. In seguito, due squadre di tecnici attrezzisti si sono alternate lungo il percorso allestendo sistemi di recupero su corda che hanno permesso alla barella col ferito, accompagnata dai tecnici barellieri e sotto la costante supervisione del medico di risalire rapidamente ed in condizioni di sicurezza fino a raggiungere l'esterno. Particolarmente impegnativa l'ultima parte del recupero caratterizzata da tratti semi-verticali molto stretti che hanno richiesto sofisticati accorgimenti tecnici per la movimentazione della barella variandone l'assetto da orizzontale a verticale, assicurando comunque la sicurezza ed il comfort del figurante. L'esercitazione è proseguita senza interruzioni durante la notte e si è conclusa domenica 13 maggio con l'uscita di tutti i volontari dalla cavità. Le operazioni hanno coinvolto 30 volontari e si sono concluse con un pieno successo: i tecnici hanno avuto modo di esercitarsi sulle manovre che si sono susseguite rapidamente ed i 4 Aspiranti Operatori hanno collaborato attivamente in tutte le operazioni.  

20 APRILE

NEWS P. C. - CODICE GIALLO PER PIOGGIA E NEVE SULL’APPENNINO - [Redazione] - La sala operativa unificata della Protezione Civile regionale ha prorogato, fino alle 12 di domani, il codice giallo per pioggia. Quello per rischio idraulico e idrogeologico sul reticolo minore continuerà ad interessare tutta la Toscana, mentre per il reticolo principale la validità è confermata per i bacini della Toscana compresi nell'area tra quello del Fine, Val di Cecina, e quello, verso sud, dell'Ombrone grossetano. Si tratta ancora degli effetti della perturbazione in transito sulla Toscana, con piogge e rovesci sparsi e temporanei rinforzi dei venti, fenomeni per i quali è previsto un miglioramento a partire dal pomeriggio di domani. La novità riguarda invece il rischio neve, che coinvolgerà tutta la dorsale appenninica toscana, dalla Lunigiana fino alla Valtiberina, e per il quale è stato emesso un codice giallo che scatterà dalla mezzanotte di oggi fino alle24 di domani. Nel corso del pomeriggio di oggi, domenica, piogge deboli o al più moderate diffuse su gran parte del territorio con cumulati medi significativi possibili su tutte le aree e massimi puntuali non elevati. Domani, lunedì, ancora piogge e rovesci ma a carattere più sparso, nottetempo e al primo mattino possibili su tutto il territorio, successivamente più probabili sulle zone centro-meridionali e orientali. Domani, lunedì, nevicate nottetempo e nella prima mattinata fino a 500-600 metri in Appennino (o localmente a quota più basse in particolare sull'Alto Mugello), in graduale attenuazione e cessazione dal pomeriggio; si prevedono accumuli al suolo fino a 10 cm a quote di collina, fino a 15-20 cm a quote di montagna sui settori appenninici settentrionali. Per informazioni più dettagliate e per le norme di comportamento da tenere in occasione di tali fenomeni consultare la pagina dedicata.  

14 APRILE

TG 24 - SCOSSE NEI CAMPI FLEGREI - (Redazione) - Registrata una trentina di eventi sismici nell'area Solfatara-Pisciarelli. Il sindaco di Pozzuoli: fenomeno fisiologico. Uno sciame sismico è in atto nella zona dei Campi Flegrei. Secondo quanto reso noto dalla Protezione Civile campana sono stati registrati circa trenta eventi sismici a partire dalle 14.34 nell'area Solfatara-Pisciarelli con profondità comprese tra uno e tre chilometri. La scossa maggiore è stata registrata alle15.09 con magnitudo 2.4. L'Osservatorio vesuviano dell'Ingv monitora la situazione. Alcune scosse sono state avvertire distintamente dalla popolazione soprattutto nella zona di Pozzuoli alta, ma anche in alcuni quartieri di Napoli. Il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, con un post sul proprio profilo Facebook tranquillizza la cittadinanza e invita a non creare allarmismi. "Il fenomeno, ha scritto, rientra nella dinamica sismica dell'area dei Campi Flegrei". Rischio idrogeologico e pericolosità sismica: aggiornata la mappa con tutti i dati Rischio idrogeologico e pericolosità.  

07 APRILE

P. C. - ETNA - INTERVISTA A MARCO NERI - Potrebbe essere la Scarpata di Malta, la sorgente dei magmi che alimenta le eruzioni dell’Etna e che, in passato, ha dato vita ai vulcani dei Monti Iblei, oggi estinti. A svelarlo, lo studio, Etnean and Hyblean volcanism shifted away from the Malta Escarpment by crustal stresses, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), German Centre for Geosciences (GFZ) di Potsdam, Università degli Studi Roma Tre e di Catania. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Earth & Planetary Science Letters, Elsevier B.V. "Eruzioni e terremoti sono parenti stretti - spiega Marco Neri, primo ricercatore dell’Osservatorio Etneo-INGV -. Come facce opposte della stessa medaglia, entrambi i fenomeni accadono soprattutto lungo i margini delle placche tettoniche che segmentano la superficie della Terra. Esistono, però, vulcani che non seguono questa regola, perché si sviluppano all’interno delle placche tettoniche e non sui bordi. Si tratta di un vulcanismo che i geologi definiscono di tipo 'intraplacca', proprio come i vulcani che da milioni di anni eruttano lungo la Sicilia orientale". Sebbene da cinquecentomila anni ad oggi è l’Etna ad essere molto attivo, in precedenza e per milioni di anni sono stati i Monti Iblei (un altopiano montuoso localizzato nella parte sud-orientale della Sicilia) a dominare la scena, ospitando numerosi vulcani distribuiti da Capo Passero alla Piana di Catania e da Siracusa a Grammichele. Ma qual è la sorgente che alimenta le eruzioni dell’Etna? E da dove provengono i magmi che hanno dato vita ai vulcani iblei? "Abbiamo simulato al computer i percorsi di propagazione del magma al di sotto dei vulcani iblei ed etnei fino al limite crosta-mantello, a circa 30 km di profondità - prosegue Neri -. Nei calcoli abbiamo considerato i diversi regimi tettonici che si sono alternati in Sicilia orientale negli ultimi dieci milioni di anni. In quest’area la crosta terrestre è stata compressa oppure dilatata con diverse direzioni di estensione e compressione che hanno, a loro volta, favorito o contrastato la risalita dei magmi dal mantello verso la superficie. Il modello ha anche messo in luce la progressiva evoluzione delle faglie della Scarpata di Malta, che nel tempo si sono approfondite, aumentando il carico litostatico indotto dalle masse di roccia in deformazione" aggiunge il ricercatore dell’OE-INGV. Gli scienziati hanno, così, scoperto che le traiettorie seguite dal magma lungo la risalita dal mantello terrestre verso la superficie non sono verticali, bensì variamente curve. "Le traiettorie del magma confluiscono, verso il basso, sia per l’Etna sia per i vulcani degli Iblei, in una stessa zona, sottostante la cosiddetta Scarpata di Malta - afferma Neri -. Si tratta di una struttura tettonica che apre la crosta terrestre in Sicilia orientale e permette la risalita dei magmi dal mantello. Ma la Scarpata di Malta è anche un imponente sistema di faglie 'sismogenetiche' situate poco al largo delle coste orientali siciliane sotto il Mare Ionio e capaci di generare terremoti. Le sue faglie si allungano per oltre trecento chilometri producendo, nel fondale marino, una scarpata profonda fino a tremila metri”. E sarebbe stata proprio la Scarpata di Malta ad aver generato, l’11 gennaio del 1693, nella Val di Noto, il sisma più violento accaduto negli ultimi mille anni in Italia: Magnitudo Mw7.4, cinquantaquattromila vittime e un devastante tsunami indotto dallo scuotimento del fondale marino. "Lo studio dimostra che anche in Sicilia orientale vulcani e faglie sismogenetiche sono espressione di un unico contesto vulcano-tettonico attivo da milioni di anni e che evolve nel tempo, spiegando perché i vulcani iblei sono oggi estinti, mentre l’Etna è ancora molto attivo. Individuare la zona di provenienza dei magmi consente anche di vincolare i modelli geochimici che indagano sul perché si formano i magmi" conclude Marco Neri.