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27 LUGLIO

- NEL MESE DI AGOSTO SIAMO IN FERIE - LA SEGRETERIA RIAPRIRA’ IL 4 SETTEMBRE -  

13 LUGLIO

- IL TEMPO - SE SI RISVEGLIA IL VESUVIO ? - [Alessio Buzzelli] - Lo scenario Tra sovraffollamento e costruzioni abusive sarebbe una carneficina. Le truppe alleate erano da poco sbarcate in Italia, quel 18 marzo 1944, quando uno stormo di otto bombardieri B-52 americani venne distrutto nel campo di atterraggio di Terzigno, dove era parcheggiato, dalle ceneri del Vesuvio che eruttava quel giorno per l'ultima volta. Fino ad ora. Quella eruzione si protrasse per ben undici giorni, uccidendo quasi trenta persone. Accadrà di nuovo, prima o poi. È solo questione di tempo: lo dicono gli scienziati, da anni. Quello che però gli scienziati non possono sapere è quando la nuova eruzione avverrà, nonostante il Vesuvio sia oggi il vulcano più monitorato al mondo. Negli anni sono stati concepiti, approntati e persino simulati diversi piani di evacuazione, tutti ritenuti per un motivo operi' altro insufficienti; troppe le abitazioni coinvolte, troppe le persone, troppi i mezzi necessari. Si stima che le case abusive in zone ad altissimo rischio siano almeno 71mila, e che alle falde del Vesuvio vivrebbero in tutto circa 700mila persone, nonostante le campagne di sensibilizzazione sui rischi e il divieto a costruire nuove abitazioni introdotto nel 2003. L'ultimo piano di evacuazione risale all'ottobre dello scorso anno, piano secondo il quale in sole 72 ore sarebbe possibile operare il trasferimento "assistito" dei 700 mila residenti dei Comuni della zona rossa dalle così dette "aree di attesa" alle "aree di incontro". Un'evacuazione, possibile, sempre secondo il piano, grazie a 500 autobus che effettuerebbero 4365 corse al giorno e 220 treni. Uno scenario, inutile dirlo, apocalittico, che i tecnici chiamano sub-pliniano: cioè appena meno drammatico di quello "pliniano" del '79 d.C., il più famoso, quando l'eruzione del Vesuvio distrusse Pompei ed Ercolano. Plinio il Giovane era l'i e, in due lettere inviate allo storico Tacito, raccontò in modo mirabile l'incredibile scena che videro i suoi occhi: una colonna eruttiva alta 30 km, 4 km cubi di ceneri eruttate in 19 ore, 7 metri di materiale piroclastico sotto il quale la città di Pompei sparì portando con sé 3000 persone, uccise dalla pioggia di ceneri e lapilli. Quella del '79 d.C. è la prima eruzione del Vesuvio di cui si hanno testimonianze, e forse la più violenta insieme a quella del 1631, quando il 16 dicembre, dopo mesi di piccoli terremoti e rigonfiamenti del terreno, il vulcano cominciò a eruttare ininterrottamente per 17 giorni, dopo, nemmeno a farlo apposta, l'esposizione del le reliquie di San Gennaro. Questa volta la furia tellurica e primitiva del vulcano lasciò sul terreno 4mila morti e 44 mila sfollati. Prima di quel drammatico 16 dicembre, il Vesuvio aveva sonnecchiato ininterrottamente per 130 anni, dando l'illusione agli abitanti della zona che si fosse addormentato per sempre. Stando a quanto calcolato fino ad ora, la prossima eruzione, quindi dovrebbe essere al 30% di possibilità (una percentuale non certo marginale) un'eruzione sub-pliniana, un evento comunque potenzialmente catastrofico, come dimostrano le simulazioni fatte dalla Protezione Civile. In una prima fase, infatti, ci sarebbe l'emissione esplosiva di ceneri e gas vulcanici che possono innalzarsi per 10-20 chilometri sopra la bocca del vulcano, come si legge nel piano della Protezione civile. Poi, una volta raggiunta questa altezza, la colonna eruttiva è normalmente piegata dal vento e il materiale solido ricade al suolo, nell'area sottovento, dando luogo a una continua pioggia di cenere e lapilli. In poche ore, così, la continua emissione di questo materiale può portare ad accumuli considerevoli di ceneri vulcaniche nel raggio di 10-15 chilometri dal vulcano. Spessori minori ma comunque importanti ai fini della pianificazione possono interessare un'area di 300-1.000 chilometri quadrati e distanze di 20-50 chilometri dal Vesuvio. Al di là delle ricostruzioni e delle simulazioni, resta inevasa la domanda delle domande: quando il Vesuvio erutterà di nuovo? Qui la scienza è costretta a fermarsi e l'uomo può solo confidare in un insperato gesto di clemenza da parte di Madre Natura. Ultima eruzione Inizio primavera del 1944. A farne le spese le truppe alleate. 

12 LUGLIO

- INFO-news - INFERNO IN SICILIA - Fiamme sono divampate soprattutto a Messina e Enna. La morsa degli incendi nelle colline e nelle pinete che sovrastano la città dello stretto, nelle frazioni di San Michele e Annunziata ha attanagliato anche oggi la zona. Per tutta la giornata sono continuate le operazioni di spegnimento delle squadre dei vigili del fuoco, supportate dagli interventi dei Canadair del corpo nazionale dei vigili del fuoco. Ieri pomeriggio diversi ed estesi fronti di fuoco, alimentati da sterpaglie e macchia mediterranea e dal forte vento, hanno interessato le frazioni cittadine di Reginella, Curcuraci, Faro Superiore, San Giovannello, San Jachiddu, San Filippo, Minissale, Baglio, Piano Stella, e, sulla riviera tirrenica, anche a Gualtieri Sicaminò, Brolo e Rodi Milici. Le operazioni di spegnimento si sono protratte per tutta la notte, con impiego di tutte le squadre dei vigili del fuoco di Messina disponibili, con il supporto di una squadra del Comando di Ragusa e di volontari del servizio di Protezione civile comunale e del corpo forestale regionale. È stato necessario, a scopo precauzionale, disporre lo sgombero temporaneo di diverse abitazioni. I roghi hanno danneggiato diverse centraline dell’Enel che alimentano gli impianti di sollevamento di Amam che consentono ai serbatoi di riempirsi, per poter distribuire acqua in rete almeno per un paio d’ore. L autostrada Messina Catania nel pomeriggio è rimasta chiusa in entrambe le direzioni tra lo svincolo di Roccalumera e la barriera di Messina sud. Si sono registrati vari tamponamenti e code proprio per i roghi. Due persone sono rimaste ferite tra cui una donna incinta e trasportati in ospedale. Evacuate anche le facoltà di Lettere e Veterinaria nei pressi del rione Annunziata a Messina. La Prefettura ha ordinato lo sgombero della Cittadella universitaria, avvolta da fiamme e fumo, e sono stati trasferiti anche gli animali della clinica veterinaria, già sfollati ieri sera e tornati in mattinata. Le attività didattiche e di ricerca sono state sospese e riprenderanno nel momento in cui la situazione sarà normalizzata. Dall’altro versante nel centro della Sicilia la situazione non è migliore. Un incendio di vaste dimensioni è divampato sopra la galleria Fortolese, sulla A/19 Palermo-Catania, nei pressi dello svincolo per Enna ha risalito il costone roccioso della cittadina di Calascibetta e si è propagato fino a raggiungere il cimitero di Enna. Alcuni residenti nella vallata sono stati costretti ad abbandonare precipitosamente le loro abitazioni e gli animali di alcune fattorie. Altri sono stati fatti evacuare dai soccorritori. E anche nel Palermitano sono divampati roghi in contrada Costa Vuturo a Torretta (Pa) e nel territorio di Petralia Sottana e Soprana (Pa). 

10 LUGLIO

Terremoto, sciame sismico in Irpinia: 6 scosse in 4 ore tra Mirabella Eclano e Ariano Irpino [Redazione] Sciame sismico in Irpinia: sei lievi scosse di terremoto sono state registrate in sole quattro ore nella zona tra Mirabella Eclano e Ariano Irpino. La terra ha tremato una prima volta alle 11:35, con magnitudo 1.5 della scala Richeter, epicentro a Mirabella Eclano e ad una profondità di circa 8 chilometri; quindi c’è stata una seconda scossa un minuto dopo con le stesse caratteristiche. Poi, alle 14:03, c’è stata una terza scossa di magnitudo 1.7 e un minuto dopo un’altra di magnitudo 1.5. La più forte è stata registrata alle 14:52, con magnitudo 2.3 e ultima alle 15:36, con magnitudo 1.3. Solo quella delle 14:52 è stata avvertita dalla popolazione, soprattutto a ipiani alti. Ad Ariano Irpino molti degli abitanti degli edifici popolari di Piano di Zona sono scesi in strada. Non si segnalano danni alle cose o alle persone. Non ci sono state neanche chiamate ai Vigili del Fuoco o ai centri di Protezione Civile. I Comuni interessati sono quelli di Mirabella Eclano, Bonito, Grottaminarda, Fontanarosa, Melito Irpino, Venticano, Sant’Angelo all’Esca, Taurasi, Apice ,Torre Le Nocelle, Luogosano, Pietradefusi, Gesualdo, Montemiletto, Lapio, Calvi, Frigento, Paternopoli, Sturno, San Nazzaro, San Giorgio del Sannio, Montefusco, Sant’Arcangelo Trimonte, San Mango sul Calore, Ariano Irpino, Santa Paolina, San Martino Sannita, Villamaina, San Nicola Manfredi, Paduli, Montecalvo Irpino, Montefalcione, Pratola Serra, Villanova del Battista, Castelvetere sul Calore, Torrioni, Tufo, Castelfranci, Prata di Principato Ultra, Sant’Angelo a Cupolo, Chiusano di San Domenico, Montemarano, Castel Baronia, Petruro Irpino, Buonalbergo, Chianche, Candida, San Nicola Baronia, Torella dei Lombardi, San Sossio Baronia, Parolise, Manocalzati, San Potito Ultra, Casalbore, Carife, Salza Irpina, Pietrelcina, Benevento, Zungoli, Sorbo Serpico, Montefredane, Altavilla Irpina, Ceppaloni, Rocca San Felice.  

5 LUGLIO

- CORRIEDE del MEZZOGGIORNO - SEGNALE SPIA PER CONTROLLARE IL SUPER-VULCANO - [Redazione] - Un segnale-spia per aiutare a controllare il comportamento del supervulcano dei Campi Flegrei, entrato recentemente in un fase irrequieta, descritto sulla rivista Scientific Reports e individuato in Italia da una ricerca coordinata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), il segnale si chiama sismicit di background e promette di essere molto più rapido ed efficiente rispetto ai parametri che finora rendono necessario analizzare congiuntamente fenomeni diversi, come sismicit, deformazioni del suolo e composizione delle fumarole. La ricerca, rileva Ingv in una nota, ha una valenza essenzialmente scientifica, priva al momento di immediate implicazioni in merito agli aspetti di protezione civile. Dal dicembre 2012 i Campi Flegrei sono al livello di allerta giallo, ossia di attenzione. Il segnale è il frutto dell’analisi condotta dall’Ingv, con la sezione di Bologna e Osservatorio Vesuviano, insieme all’università spagnola di Granada, a quella britannica di Aberdeen e al Consiglio nazionale delle ricerche francese (Cnrs). Finora interpretare tutti i segnali di attività delle caldere era molto complesso, ha osservato il primo autore della ricerca, Giovanni Chiodini, dell Ingv. Talvolta, ha aggiunto, il susseguirsi di terremoti associati a forti innalzamenti del suolo e all’aumento dei vapori emessi dal vulcano non sempre anticipa un eruzione. Può accadere anche il contrario, ovvero che le eruzioni siano precedute solo da deboli variazioni dei segnali geofisici e geochimici. Gli studiosi hanno analizzato la relazione statistica tra centinaia di micro-terremoti avvenuti nei Campi Flegrei dopo il 2000, innalzamento del suolo e variazioni nella composizione dei vapori delle fumarole. Si è deciso di non considerare i singoli terremoti degli sciami sismici, ma ogni sciame è stato considerato come un singolo evento. La somma della serie temporale dei terremoti sono stati così selezionati dalla sismicit di background e mostra un comportamento molto simile a quello dell’innalzamento del suolo e dell’ aumento della concentrazione nelle fumarole della specie gassosa più sensibile alla temperatura.