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27 SETTEMBRE

- IL GIORNO - SOCCORSO ALPINO, MAXI ESERCITAZIOE IN GROTTA A OLTRE IL COLLE - [Redazione] - È cominciata giovedì e si è conclusa oggi a Oltre Il Colle, in provincia di Bergamo, una esercitazione in grotta che ha richiamato da tutta Italia una ottantina di tecnici, appartenenti alla IX Delegazione Speleologica Lombarda e provenienti anche da Sardegna, Abruzzo, Umbria, Veneto, Piemonte, Friuli, Toscana ed Emilia Romagna. Erano presenti anche la Commissione nazionale disostruttori, la Commissione medica e la Commissione comunicazione e documentazione del CNSAS. La grotta, scelta proprio per le sue caratteristiche morfologiche, si chiama Laca di Muradei ed è situata a 1375 metri di quota, alle pendici del Monte Arera. Esplorata e topografata dal Gruppo speleologico bergamasco Le Nottole, fa parte di un complesso carsico di notevole sviluppo e profondità, con un alternanza di cunicoli, nei quali si procede in orizzontale, e di pozzi, affrontati invece in verticale. Lo scenario di simulazione presenta una situazione complessa, una persona ferita è bloccata a una profondità di circa 160 metri. La prima azione consiste nel portare le squadre di primo intervento sul ferito, che viene stabilizzato dai tecnici, abilitati anche per il soccorso sanitario. Poco più in alto però, a circa 120 metri dall’ingresso, un meandro lungo e stretto impedisce il passaggio della barella. A questo punto diventa necessario intervento dei disostruttori, per ampliare i passaggi critici, consentire il transito delle squadre di recupero e il successivo passaggio della barella con il ferito. In contemporanea, le squadre preposte attivano due distinte linee telefoniche, una per i disostruttori e una per i soccorritori, in modo che le comunicazioni tra l’interno della grotta e l’esterno siano immediate e dirette, senza interferenze. Tutto quanto avviene in grotta è comunicato via radio al campo base, dove vengono dirette le operazioni, allestito per garantire il supporto logistico e il rifornimento di materiali. Gi interventi in ambito speleologico possono infatti durare diversi giorni. Le delicate operazioni dei disostruttori intanto avvengono nella massima sicurezza, l’areazione è sempre protetta a monte e a valle e anche la composizione dell’aria viene costantemente monitorata dagli analizzatori di gas. L’incolumità della persona soccorsa e degli stessi tecnici è sempre la prioritaria. Accanto all’obbiettivo primario di perfezionare il coordinamento tra squadre di recupero e disostruttori, sono stati affrontati anche la formazione e l’addestramento degli aspiranti. I percorsi per acquisire una qualifica come quella di tecnico di soccorso speleologico, disostruttore o responsabile delle operazioni richiedono infatti il superamento di livelli specifici di formazione teorica e pratica e la partecipazione obbligatoria alle esercitazioni. Un impegno che dura diversi anni, con verifiche periodiche. A tutto questo si aggiunge esperienza, che si consolida durante gli interventi reali ed è essenziale per migliorare le procedure e l’utilizzo degli strumenti tecnologici. Esercitazioni e interventi aiutano tutti a lavorare in modo congiunto e consentono di gestire con maggiore consapevolezza le decisioni da prendere e le criticità, più o meno prevedibili, che possono verificarsi durante un operazione di soccorso.  

26 SETTEMBRE

- IL GIORNO - L’ISLAM DI BERGOGLIO - [P.F. De Robertis] - Quando il mondo intero si rallegrò dell’elezione di un Papa argentino non tutti compresero fino in fondo la novità emersa dal conclave, ossia un rovesciamento di prospettiva con la quale da quel momento la Chiesa avrebbe osservato e giudicato il mondo. Ecco ciò che sta capitando nel corso di questo pontificato, ed ecco spiegate certe prese di posizioni di Francesco, tipo quella emersa prima e dopo l’incontro di Assisi, Quando il Papa ha richiamato tutti non solo sulla temuta (da noi occidentali) emergenza terrorismo, ma anche sulle molte guerre dimenticate sparse per il pianeta, che, come già aveva ripetuto in passato Bergoglio, danno origine alla terza guerra mondiale a pezzetti. Un ribaltamento di prospettiva che in qualche modo sconcerta una parte della Società occidentale e lascia amaro in bocca a chi comprensibilmente si sente minacciato dal califfo alle porte di casa e pensa sempre al grido di Allah Hakbar lanciato dai fanatici islamisti prima di farsi esplodere. Il Papa è probabilmente cosciente di questo disagio di una parte della Società, del fatto che non tutti in Occidente lo capiscono, ma sa di parlare al mondo intero e cerca di invitare ad alzare lo sguardo. Cosciente del nuovo ruolo che rispetto a guerre e terrorismo le Religioni hanno assunto, diventando allo stesso tempo parte della soluzione e parte del problema. Ci sono credi che predicano e promuovono la pace e rifiutano il terrorismo, altri che almeno in alcune frange non sono tutti convintamente schierati da questa parte. Il Papa, chiamando ad Assisi le Religioni a pregare per la pace, punta sulle forze che all’interno delle confessioni monoteiste chiedono a gran voce la cessazione di ogni violenza. È la mossa che fece anche all’indomani degli ultimi attentati terroristici francesi, quando Francesco si ostinò a negare lo scontro di Religione pure di fronte a fanatici terroristi che uccidevano al grido di un evidente richiamo religioso. Ci riuscirà ? Sarà questa la strategia giusta ? Presto per dirlo. Certo che da un gesuita sudamericano sarebbe stato difficile aspettarsi una posizione diversa, magari riecheggiante una militanza occidentale che, ricordiamolo, neppure l'anticomunista Wojtyla, concesse mai alle guerre di Civiltà di Bush.  

23 SETTEMBRE

- FORMICHE NET - COSA STA' SUCCEDENDO NELLE SIRIA IN SUBBUGLIO - [Redazione] - Il segretario di Stato americano John Kerry ha detto da New York, dove è in corso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che il cessate il fuoco in Siria non è morto, ma sembra un affermazione ottimistica quanto politica, senza però un traguardo concreto. C’è un immagine granitica per definire la tregua in Siria che aveva come obiettivo nel brevissimo termine di inviare aiuti umanitari a diverse popolazioni che si trovano assediate in aree di battaglia, lunedì sera il primo convoglio delle Nazioni Unite ad entrare nel Paese dall’inizio della tregua è stato distrutto, probabilmente da un bombardamento aereo. Con i camion ancora in fumo, l’Onu ha deciso di sospendere l’invio di aiuti, troppo pericoloso, dopo che diverse decine di tir sono da giorni congelati appena oltre il confine siriano, senza il permesso di passaggio da parte del Governo siriano anche alcuni gruppi ribelli per rappresaglia hanno fatto ostruzione su checkpoint controllati. Gli Stati Uniti accusano i russi, l’attacco contro i mezzi Onu sarebbe stato compiuto dalla aviazione siriana, perché era l’unica a conoscere il tragitto che avrebbe dovuto portare il convoglio dal confine settentrionale a Urem al Kubra (città ad ovest di Aleppo in mano ai ribelli e assediata dai lealisti), sostiene Washington, e dunque nel sistema di equilibri forzati deciso nella flebile tregua, è responsabilità di Mosca l’accaduto, perché era garante del regime. I media della Russia (Interfax, per esempio) sollevano dubbi sulle dinamiche e sostengono che i diciotto camion zeppi di viveri e generi di prima necessità siano stati bruciati da qualcos’altro non è specificato cosa, ma non da un attacco aereo, altrimenti i danni sarebbero stati diversi; è stato qualcuno, ossia i ribelli, che ha sabotato il passaggio per far prendere la colpa a Damasco, e dunque per i russi il cerino finirebbe nelle mani di Washington che, sempre per quel gioco di parti, ha il compito di tenere a bada le opposizioni combattenti. Forse l’incendio è stato, ma è quello che la Mezzaluna Rossa, incaricata dalle Nazioni Unite di gestire quel convoglio di aiuti, ha denunciato a proposito di bombe sganciate dagli elicotteri del regime su uno dei depositi di Urem. Circolano on-line delle immagini diffuse dal ministero della Difesa di Mosca, si tratta delle riprese di un drone russo che sorvola il convoglio Onu. Il coordinatore dell’emergenza per le Nazioni Unite. Stephen O’Brien ha detto al Wall Street Journal che il gruppo di camion era chiaramente contrassegnato come umanitario e a tutte le parti in conflitto era stato notificato preventivamente l’ingresso. per O Brien ci sono pochi dubbi che si sia trattato di un azione deliberata, tanto che ha parlato di crimini di guerra. Se non bastasse già immagine dei roghi con in mezzo gli stemmi dell’Onu, che alzano pacchi di pannolini bruciacchiati che sarebbero dovuti finire a qualche bambino ad Aleppo, è il timing ad essere simbolico, lunedì si chiudeva la prima settimana di tregua, quella che avrebbe dovuto dare il la alla creazione di un comando per le operazioni congiunte tra Russia e Stati Uniti. Missioni che avrebbero avuto come obiettivo i gruppi jihadisti, Stato islamico e ex Nusra, un passaggio su cui erano enormi scetticismi, ma che per i più ottimisti in Siria ormai si trova più soltanto nelle dichiarazioni dei politici lontani dal paese sarebbe stato un primo, fondamentale passo verso una più ampia intesa ai tavoli negoziali. Non bastasse ancora, nello stesso giorno l’agenzia stampa statale siriana SANA ha diffuso un comunicato in cui il governo di Damasco dichiara chiusa la tregua a causa del le oltre 300 violazioni del cessate il fuoco da parte dei ribelli: sono numeri non verificabili, ed è spesso successo che il negazionismo del regime siriano abbia alterato il racconto storico o attuale dei fatti. Washington ha risposto di essere pronto a estendere la tregua, invitando Mosca al suo ruolo il controllo di Damasco. Poco dopo l’annuncio, l'aviazione di Bashar el Assad ha lanciato attacchi aerei sulla parte di Aleppo in mano ai ribelli, ma il ministero della Difesa russo ha spiegato che si è trattato di una controffensiva dopo che i combattenti di Fateh al Sham (gli ex Nsura, i jihadisti esclusi dal cessate il fuoco) avevano lanciato un offensiva contro postazioni governative segnalati comunque morti civili, e diversi media sul posto hanno indicato che i violenti bombardamenti si sono concentrati sulle postazioni occupate dalle opposizioni, prendendo di mira anche obiettivi civili (gli ospedali hanno lavorato al buio). Questo sistema bilaterale di bilanciamenti è stato criticato apertamente dalla Francia, il ministro degli Esteri Jean-Marc Ayrault ha detto che ci sono troppe agende nascoste dietro le posizioni dei due Paesi, ha chiesto la condivisione di maggiori dettagli, perché il dialogo non lo possiamo limitare a due Paesi. I limiti sono chiari.  

22 SETTEMBRE

- LETTERA 43.IT - ÖTZI, CURIOSITA’ A 25 ANNI DALLA SCOPERTA - [Redazione] - La ricostruzione del volto di Ötzi, l'uomo di Simualun. Era un giorno di settembre del 1991, il 19 settembre, per la precisione, quando Erika ed Helmut Simon, moglie e marito tedeschi in vacanza sulle Alpi al confine italo-austriaco, ai piedi del ghiacciaio del Similaun si imbatterono nel corpo di un uomo perfettamente riconoscibile e in uno stato di onservazione tale da essere scambiato, all'arrivo dei primi soccorsi, per un'alpinista scomparso di recente. Niente di più lontano dalla realtà. Quel corpo veniva da 7 mila anni prima, da un qualche giorno compreso tra il 5.300 e il 5.100 avanti Cristo, e presto sarebbe diventato famoso come Mummia del Simualun o, per gli amici, Ötzi. Negli ultimi 25 anni, quell'uomo è diventato sempre più popolare, in parte per le straordinarie scoperte realizzate sul suo corpo, in parte anche per fatti che con la scienza hanno poco a che fare. Ecco 10 curiosità su Ötzi. Un agricoltore carnivoro. Secondo alcuni studi condotti sui marcatori genetici del suo cromosoma Y, utilizzati per analizzare i flussi migratori che nel Neolitico videro popolazioni dell'Est spostarsi verso l'Europa, introducendo l'agricoltura nel Vecchio Continente, Ötzi era discendente da contadini originari del Medio Oriente. Probabilmente, però, si era allontanato dalla tradizione dei suoi avi, dal momento che i suoi ultimi pasti furono costituiti da carne di stambecco e cervo. Per anni Ötzi è stato conteso tra Austria e Italia, fino a quando si è stabilito che il ritrovamento era effettivamente avvenuto in territorio italiano, e la mummia è stata trasferita al museo di Bolzano, dove è tuttora conservata. Ma secondo la ricostruzione di alcuni scienziati, Ötzi sarebbe stato 'italiano' anche in vita, per essere precisi. Il suo ceppo genetico è ormai estinto in tutto il mondo. Altoatesino, sì, ma molto simile a sardi e corsi. Almeno a giudicare dagli studi condotti sul suo Dna e dalla mappa genetica ottenuta da un gruppo internazionale dell'Accademia europea di Bolzano. Il gruppo sanguigno di Ötzi era 0. Ha parenti ancora in vita. Una delle scoperte più stupefacenti che girano intorno a Ötzi è quella che ha dimostrato l'esistenza di una sua discendenza ancora in vita. Una ricerca della Medical University di Innsbruck ha scoperto infatti 19 persone con marcatori genetici presenti nel cromosoma sessuale maschile dell'Uomo di Simualun. In comune con il loro antenato hanno una rara mutazione genetica nota come G-L91, e non si sono nemmeno spostati di tanto dalla sua casa, trattandosi di abitanti del Tirolo austriaco. Pessime condizioni di salute. A quanto pare Ötzi non se la passava per niente bene. Quando è morto aveva tra i 40 e i 50 anni, un ferita fresca da freccia sulla spalla, le articolazioni logorate, le arterie indurite, calcoli biliari, un'escrescenza sul quinto dito del piede, la pancia piena di uova di parassiti e pochissimi denti in bocca. Nel suo organismo erano presenti tracce d'arsenico ben sopra i livelli di guardia, era intollerante al lattosio, aveva una certa predisposizione a malattie cardiovascolari, l'helicobacter pylori e, probabilmente, anche la malattia di Lyme. Ucciso da un colpo in testa. Insomma, ce ne sarebbe stato abbastanza per una morte di malattia. E invece è stato assodato che a uccidere Ötzi è stato un colpo improvviso in testa. Pastore o nobile ? Esistono invece diverse teorie sull'estrazione sociale di Ötzi. Secondo un gruppo di ricercatori dell'Università del Saarland, in Germania, i risultati delle analisi chimiche effettuate sui suoi vestiti e le sue scarpe dimostrerebbero la presenza di tracce animali, facendo ipotizzare quindi a un'attività da pastore. Un corredo troppo ricco. Ma per l'archeologo e storico Paul Gleirscher, questa ipotesi non è coerente con il valore delle armi trovate accanto al suo corpo: oltre a un arco in legno di tasso e una faretra con delle frecce, Ötzi aveva con sé anche un'ascia di rame, metallo particolarmente prezioso all'epoca. Dettaglio che farebbe pensare a una sua appartenenza a qualche famiglia nobiliare. La maledizione di Ötzi. Non solo Tutankamon, anche Ötzi parrebbe avere la sua maledizione. A dimostrarlo, secondo i più superstiziosi, ci sarebbero una serie di eventi decisamente poco fortunati capitati a chi gli si è avvicinato. Il suo scopritore, Helmut Simon, è morto a 67 anni, nel 2004, cadendo in una scarpata a 200 metri dal punto in cui era morto Ötzi. Ma quella di Simon è solo una delle sette morti legate alla scoperta dell'Uomo di Simualun. Una lunga lista di morti strane. Si comincia con Günther Henn, il medico legale che studiò per primo il corpo dopo il ritrovamento, ucciso in un incidente d'auto nel 1992 proprio mentre andava a una conferenza su Ötzi. Nel 1993 è stato il turno di Kurt Fritz, alpinista che partecipò al trasferimento della mummia a Bolzano, travolto da una valanga. Rainer Hoelzl, giornalista che aveva girato un documentario sulla rimozione del corpo di Ötzi dal ghiaccio, si ammalò poco dopo di una malattia misteriosa (forse un tumore al cervello) e morì tra atroci sofferenze. Konrad Spindler, archeologo tedesco, primo a ispezionare la mummia, si ammalò di Sla, ma si rifiutò di attribuire la colpa alla presunta maledizione, definendola un mucchio di spazzatura. È solo una gonfiatura mediatica. Di sicuro ora diranno che io sarò il prossimo. Friedrich Tiefenbrunner, membro della squadra di Spindler, morì durante un'operazione a cuore aperto. Il dottor Tom Loy, direttore dei laboratori di Scienze archeologiche all'Istituto di Bioscienza molecolare dell'Università del Queensland, entrato diverse volte in contatto fisico con la mummia per studiarla, morì dopo 12 anni con la diagnosi di una patologia pregressa del sangue, scoperta poco dopo le analisi sul corpo di Ötzi. A rendere speciale Ötzi sono anche i tatuaggi che ha sul corpo, circa 50. Non sono stati ottenuti con degli aghi, ma con tagli sottili sotto la pelle, poi strofinata sul carbone. I segni si trovano in particolare in corrispondenza delle parti del corpo più delicate, come le giunture, e questo ha fatto ipotizzare agli studiosi che si potesse trattare di una forma primitiva di agopuntura. Almeno 2 mila anni prima di quella che oggi viene considerata la sua nascita. La mummia gode di un fan particolare, l'attore Brad Pitt. Tanto appassionato da farsi tatuare sull'avambraccio i contorni dell'Uomo di Simualun. Un testimonial d'eccezione, capace di far raddoppiare gli accessi al sito internet del museo dedicato a Ötzi nei giorni immediatamente successivi alla diffusione delle notizia. (per gentile concessione di: LETTERA 43.IT).  

21 SETTEMBRE

- LA NUOVA VENEZIA - BOMBA D'ACQUA SU BIBIONE - [Rosario Padovano] - Disagi in Veneto Orientale. Danni nella frazione di Cesarolo. Violento nubifragio si abbatte su Bibione con i danni maggiori che hanno colpito la frazione di Cesarolo in via Forgiami. Dopo gli allagamenti verificatìsi a San Stino nel comprensorio della stazione ferroviaria ieri mattina è toccato a Cesarolo di San Michele, dove l'acqua è entrata in una ventina di abitazioni. Situazione molto grave quella che si è verificata nelle vie principali della località san michelina. Dalle 8.30 alle 11 sono caduti 30 millimetri di pioggia che hanno reso impraticabili diverse strade, tra cui corso del Popolo, via della Pace, via Tintoretto, via Cavalieri di Vittorio Veneto. La situazione più drammatica però si è presentata in via Forgiarmi dove nelle case di una nuova lottizzazione l'acqua è entrata dentro, raggiungendo nel picco massimo la quota di 80 centimetri di altezza. Danni notevoli quelli procurarti dall'acqua, ma la stima bisogna aspettare. Sono dovuti intervenire i vigili del fuoco del distaccamento di Portogruaro per liberare i locali dalla morsa dell'acqua. È ripreso a piovere anche attorno alle 11.30, ma con un'intensità meno potente. Violenti scrosci anche nel pomeriggio, tra le 17 e le 18, soprattutto nell'Alto Portogruarese, ma non sono stati segnalati quei disagi che i residenti di Cesarolo hanno dovuto patire, tra l'altro per l'ennesima volta. In via Forgiarini gli abitanti lamentano che da 30 anni a ogni forte acquazzone l'acqua entra in casa, favorita anche dalle rampe in discesa che conducono ai garage e agli scantinati, ricavati attraverso piccole taverne. In un caso alcuni macchinali per la dialisi sono stati danneggiati, forse irreparabilmente. Una stima precisa si potrà avere solo oggi. Allagato a Cesarolo anche il piazzale della chiesa e quello del bar Del Sai e del benzinaio del paese (un Total Erg). I pompieri hanno avuto il loro bei daffare. Segnalate situazioni critiche sulle strade anche a Bibione, ma qui l'acqua non ha lambito le abitazioni. Certamente gli ultimi vacanzieri hanno lasciato ben prima del previsto la località balneare, proprio per colpa della pioggia. Superlavoro anche ieri per gli operai reperibili del consorzio di Bonifica Veneto orientale. I pluviometri sono "impazziti". A Cesarolo e in tutto la zona sono caduti 50 millimetri di pioggia dalla notte a metà mattina, con una concentrazione di 30 millimetri proprio nelle ore caratterizzate dalla bomba d'acqua. A Bibione è piovuto di più, 60 millimetri di cui 40 nella notte. Nel resto del comprensorio il livello è oscillato tra i 20 e i 30 millimetri, che si sommano ai 30 millimetri di media del giorno precedente. I livelli dei canali sono bassi. Gli impianti idrovori, compreso quello di Cesarolo, hanno funzionato regolarmente. Più sostenuti i livelli sui corsi d'acqua consortili di Bibione, dove non sono state segnalate situazioni critiche.