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30.07.2021 - REPUBBLICA

DEFIBRILLATORI, SARANNO DAPPERTUTTO - (Federico Mereta) L’avvio immediato della rianimazione cardio-polmonare può raddoppiare o anche quadruplicare la sopravvivenza all’arresto cardiaco. Ma bisogna intervenire subito: per questo servono corsi nelle scuole. Introduzione a scuola dell’insegnamento obbligatorio delle manovre di rianimazione cardiopolmonare. Obbligo per le società sportive professionistiche e dilettantistiche di dotarsi di defibrillatori. Stanziamento di 10 milioni di euro per la diffusione nei prossimi cinque anni dei defibrillatori automatici esterni, riconoscibili per la sigla DAE, in luoghi molto frequentati come aeroporti, stazioni ferroviarie, porti, scuole e università e sui mezzi di trasporto (aerei, treni, navi). Sono solo alcuni dei punti che caratterizzano la nuova la proposta di legge approvata definitivamente il 28 luglio dalla Commissione Affari Sociali della Camera, che propone un’altra importante novità. E’ previsto anche l’obbligo per il 118 di fornire ai cittadini le istruzioni telefoniche per riconoscere l’arresto cardiaco, per fare il massaggio cardiaco e per utilizzare il DAE, oltre all’introduzione di applicazioni per la geolocalizzazione dei DAE. Questa nuovo impulso legislativo pone l’Italia all’avanguardia sul fronte dell’arresto cardiaco, che interessa ogni anno circa 60.000 persone nel nostro Paese (400.000 in Europa). La nuova legge sui defibrillatori automatici esterni rappresenta una tutela per la vita e la salute delle persone perché introduce elementi che migliorano il primo soccorso in caso di arresto cardiaco. E’ importante che si arrivi a un’applicazione rapida ed efficace del testo di legge attraverso, per esempio, l’introduzione di criteri uniformi per la diffusione dei DAE nei luoghi pubblici e negli impianti sportivi, la creazione di una mappa nazionale geolocalizzata dei DAE che permetta di individuarli rapidamente grazie alle applicazioni per cellulari e l’avvio della formazione a scuola. L’obiettivo, secondo Ircomunità, è di continuare a collaborare con le istituzioni per la sensibilizzazione e la formazione dei cittadini sul primo soccorso”. Fondamentale per essere davvero d’aiuto, è infatti la diffusione di una cultura sul tema. Al momento, si stima che solo nel 58% dei casi chi assiste intervenga con le manovra salvavita (massaggio cardiaco, ventilazioni) e nel 28% dei casi con il defibrillatore. La percentuale di sopravvivenza è dell’8% ed è direttamente legata al tempo del soccorso. Per questo la legge appare molto importante, visto che chi ha fatto un semplice corso può mettere in atto le prime manovre rianimatorie in attesa dei soccorsi. Stando ai dati disponibili, l’avvio immediato della rianimazione cardio-polmonare può raddoppiare o anche quadruplicare la sopravvivenza all’arresto cardiaco. In questo senso, la legge stabilisce che, in assenza di personale sanitario o di personale non sanitario, ma formato sul primo soccorso, anche i cittadini comuni, che non hanno ricevuto una formazione specifica, siano autorizzati a utilizzare i DAE. Questa salvaguardia giuridica appare basilare per i cittadini rispetto a tutti gli eventi riconducibili ai tentativi di rianimazione e defibrillazione, verso la vittima e verso terzi, anche da parte dei soccorritori occasionali. Ovviamente, per essere davvero utili è consigliabile aver fatto un corso per essere addestrati, il Blsd (Basic Life Support Defibrillation). L’importanza di imparare le manovre di rianimazione cardiopolmonare, in termini sociali, appare fondamentale. In Italia sono ancora poche le persone che sanno come fare questo vero e proprio salvavita, che può essere praticato da tutti. Manca quella che si può definire “conoscenza diffusa”. Una popolazione può dirsi “coperta” se almeno il 20 per cento delle persone è in grado di eseguire le manovre salvavita. Anche se si parla di arresto, spesso in queste situazioni il cuore “va a mille”, ma è praticamente fuori giri. Se non si interviene entro cinque minuti le probabilità di salvare una vita diventano sempre più flebili, perché il cuore viene improvvisamente colpito da una tempesta elettrica che lo paralizza. Non c’è tempo di chiedere aiuto e si può solo sperare che attorno a noi ci sia qualcuno che ci possa salvare, quando sopraggiunge questa “paralisi” dovuta a una aritmia maligna (la più frequente è la fibrillazione ventricolare). La quasi totalità dei casi di arresto cardiaco avviene alla presenza di altre persone e sapere cosa fare può salvare la vita della vittima di arresto cardiaco. Per prima cosa occorre chiamare il Servizio Soccorso 118 attraverso il numero 112, per allertare e far pervenire al più presto il servizio avanzato di soccorso che prenda in mano la situazione. Esistono specifiche app di cui possono essere dotati i nostri telefoni che inviano contestualmente alla chiamata telefonica del Servizio Soccorso 118 un segnale GPS che consente di localizzare con precisione il luogo da cui è partita la chiamata, evitando a chi chiama di perdere tempo per spiegare agli operatori del soccorso il luogo. L’intervallo tra l’esordio dell’arresto cardiaco e l’arrivo del Servizio Soccorso 118 è prezioso per la vita del paziente, in quanto in assenza di interventi adeguati le probabilità di salvarlo e di evitare danni cerebrali irreversibili per l’assenza del necessario flusso sanguigno al cervello scendono del 10 per cento ogni minuto. Ovviamente, in caso di presenza del defibrillatore, questo dispositivo è un vero e proprio salvavita se correttamente utilizzato. La cura urgente, in questi casi, consiste proprio nella “defibrillazione”, cioe, nell’applicazione di una scarica elettrica più o meno intensa che possa “rimettere in sesto” il regolare segnale elettrico che scende lungo il cuore. Ovviamente, nell’attesa, è fondamentale praticare il massaggio cardiaco. Basta mettere una mano al centro del torace della persona in arresto cardiaco, in corrispondenza del cuore, e fare 100-120 compressioni del torace al minuto, con il torace che si introflette di circa 5 centimetri. L'American Heart Association, nel corso di un congresso americano, fece delle prove di rianimazione aperte al pubblico e suggerì di usare la canzone Staying Alive, cantata da John Travolta nell'omonimo film di successo, per regolare il ritmo. Il massaggio cardiaco consente di mantenere una condizione di circolo mentre si attende l’arrivo del defibrillatore, che può risolvere l’arresto cardiaco annullando l’aritmia cardiaca che genera l’arresto della circolazione del sangue. A quel punto possono intervenire gli operatori sanitari. Che la conoscenza della manovra di rianimazione cardiopolmonare sia cruciale è provato da una ricerca condotta in Svezia, pubblicata su Circulation, frutto del lavoro coordinato di cardiologi ospedalieri ed universitari svedesi. Lo studio ha preso in esame diversi periodi (2000-2005, 2006-2010, 2011-2017) e mostra che è in crescita il numero delle persone che si danno da fare: in base ai dati relativi a più di 30.000 persone andate in arresto cardiaco il numero dei soggetti intervenuti si è circa sestuplicato negli ultimi 18 anni. L’intervento risulta associato ad un raddoppiamento delle possibilità di sopravvivere prima che arrivino i soccorsi.  

29.07.2021 - CNR

“PESCAPLASTICA”, ENERGIA DAI RIFIUTI MARINI - (Redazione) Recuperare i rifiuti marini e trasformarli in surrogati di benzina o petrolio in un’ottica di economia circolare, questo il progetto del Cnr. Sviluppare un modello di economia circolare dando nuova vita ai rifiuti marini. Un circolo virtuoso che è reso possibile dal progetto #Pescaplastica realizzato dall'Istituto di studi sul Mediterraneo (Ismed) di Palermo del Cnr. Economia circolare. Il progetto si rivolge ai marinai e coloro che frequentano il mare e chiede loro di presidiare e contribuire direttamente alla raccolta dei rifiuti marini, i così detti marine litter. L'idea è che anche questi scarti in realtà rappresentino una risorsa preziosa nel campo della produzione energetica. I rifiuti raccolti infatti verranno lavorati in un impianto e trasformati in liquidi idrocarburici. Nel progetto infatti è prevista la realizzazione di un impianto di pirolisi (macchinario per il trattamento termico dei rifiuti) su piccola scala che permetterà di elaborare rifiuti di plastica misti a basso intervento di differenziazione e di pre-trattamento per ottenere liquido idrocarburico costituito da "polimeri base", da riconvertire in surrogati di benzina o gasolio. Sono partner di #Pescaplastica: Cnr-ISMed, sede di Palermo (capofila),Cnr-Ipcb, sede di Catania, LUMSA Università, dipartimento di Palermo, CSRPesca, OP di Trapani e Isole Egadi e Greenertech Srlred/cb.  

28.07.2021 – AGENPARL

ETNA VERTICE DELLA PROTEZIONE CIVILE - (Gianluca Milozzi) Un Piano strutturale per affrontare a tutto campo una vera e propria calamità naturale: la più recente attività dell’Etna che da febbraio, e fino a stamattina, ha dato vita a ben 47 episodi di parossismo, con copiosa caduta di cenere vulcanica non solo sui versanti Nord e Sud-Est, ma fino ai territori delle province limitrofe. Il Piano potrebbe prevedere anche l’istituzione di un Fondo regionale per consentire l’accesso a risorse economiche con criteri di somma urgenza, ferma restando la rendicontazione successiva. Ma anche un Programma di previsione, prevenzione e gestione dell’emergenza per lo Stromboli, vulcano altrettanto irrequieto .È durata due ore la riunione del vertice nazionale di Protezione civile che si è tenuta stamattina al Palo Regione di Catania. All’incontro, sollecitato dal presidente della Regione Nello Musumeci, hanno partecipato, oltre al governatore, il capo del Dipartimento nazionale Fabrizio Curcio, quello regionale Salvo Cocina e i rispettivi staff di vertice. Quarantasette parossismi e unanimi pareri degli esperti ci dicono che l’attività stromboliana dell’Etna potrebbe non attenuarsi nel breve termine. E il fenomeno della ricaduta di cenere vulcanica non è più episodico ma ordinario. Per questo ha annunciato Musumeci dobbiamo dotarci di un Piano strutturale è un aspetto sanitario da non sottovalutare: chiederemo nuovamente all’Istituto Superiore di Sanità se inalare le sottili polveri vulcaniche costituisca pericolo per l’apparato respiratorio dei più piccoli ed eventualmente quali accorgimenti da adottare. Ma ci sono aspetti legati ai danni economici ingenti che la pioggia di cenere causa a colture, aziende e a tetti e grondaie delle civili abitazioni. Al più presto coinvolgeremo il Parlamento regionale perché si esprima con una norma specifica che possa consentire ai privati e alle imprese di beneficiare di ristori sui costi sostenuti per la rimozione della cenere dell’Etna. Stimiamo in 300 mila tonnellate le polveri vulcaniche rimosse finora. Durante l’incontro si è fatto il punto sui fondi a disposizione dei sindaci che, ormai da mesi, fanno i conti con i costi delle operazioni di ripulitura nei, sempre più numerosi, Comuni coinvolti. I cinque milioni di euro appena accreditati dalla Protezione Civile nazionale si sono aggiunti al milione già erogato dal governo regionale mentre altri due milioni di euro ha annunciato oggi il presidente Musumeci contiamo di reperire a giorni tra le risorse della Regione. E evidente che il fenomeno delle ceneri vulcaniche su quest’area ha un aspetto contingente con urgenza ha affermato Fabrizio Curcio e come Protezione civile nazionale siamo tenuti a dare risposte oggi. La collaborazione con la Regione Siciliana, con lo stanziamento dei fondi che consentiranno ai Comuni di affrontare le spese finora sostenute, lo dimostra. Curcio e Musumeci hanno poi concordato sulla esigenza di portare il tema legato all’emergenza cenere dell’Etna all’attenzione del livello europeo per far sì che si possa attivare una linea ad hoc che preveda interventi di accesso al Fondo europeo di solidarietà. Una possibilità questa ad oggi preclusa dalla singolarità della problematica che riguarda solo il territorio etneo. Per questo sarà a breve costituito un Gruppo permanente interministeriale che affronti le questioni legate allo stato di emergenza in assenza di assistenza alle persone. Il presidente Musumeci ha poi annunciato l’avvio della mappatura delle cave siciliane dismesse dove la cenere vulcanica attualmente conferita negli impianti di recupero potrebbe essere stoccata. La ricognizione sarà effettuata dal dipartimento Energia e Minerario. A settembre in Sicilia ha concluso Musumeci terremo le Giornate del volontariato dedicate non solo alle calamità naturali ma anche al Terzo settore, ai servizi socioassistenziali, alla protezione dell’ambiente e degli animali. Serve rivedere la normativa nazionale sul volontariato e formare volontari pronti a ogni emergenza. Anche su questo avremo la collaborazione della Protezione civile nazionale.  

27.07.2021 - AGENSIR

CARITAS: “UNA CHIESA APERTA E NUOVA” - (Redazione) In Puglia, durante il primo lockdown da marzo a maggio 2020, sono aumentate del 56% le persone che si sono rivolte ai 678 centri ascolto Caritas (parrocchiali, vicariali e diocesani). Un totale di circa 119mila persone hanno chiesto il supporto: sono pari a 47.942 famiglie, in maggioranza con figli minori. Sono i dati che emergono da un volume di 108 pagine “Chiese chiuse Chiesa aperta” della Delegazione regionale di Caritas Puglia, a cura di Serena Quarta e Alessandro Mayer, che contiene una dettagliata analisi quantitativa e qualitativa sulle attività delle Caritas pugliesi e sul volto dei cosiddetti nuovi poveri della pandemia. Preoccupa molto si legge nel report vedere in cima alla presenza le famiglie con minori, segno di una sofferenza notevole delle famiglie con figli e dell’effetto tragico che le condizioni di povertà possono avere sulle giovani generazioni che rischiano di portare con sé, da adulti, condizioni di deprivazione. Ampia è anche la presenza di famiglie che non hanno lavoro o che lo hanno perso proprio sotto la spinta degli effetti della pandemia e non meno preoccupante la situazione dei lavoratori a nero, tra i quali i braccianti agricoli. Spicca la presenza dei circensi: categorie rimaste incastrate tra le dinamiche di tutela della salute e la condizione di precarietà lavorativa. Tra i servizi gestiti direttamente dalle Caritas diocesane vi sono stati la distribuzione viveri a domicilio, un numero verde per accogliere le richieste e smistarle nei diversi servizi offerti, gli empori, numerosi interventi di integrazione al reddito. Il volume, osserva nella prefazione mons. Giovanni Checchinato, vescovo di San Severo e delegato della Conferenza Episcopale pugliese per la carità, mostra una Chiesa rispettosa del distanziamento fisico ma capace altresì di vicinanza sociale: Il distanziamento fisico non ha impedito la vicinanza sociale, anzi ha spinto i cristiani di Puglia a trovare nuovi modi di risposta. Si è infatti registrata una forte presenza di nuovi volontari soprattutto giovani e si è sperimentata la capacità di evangelizzare a partire dalla testimonianza della carità. La Chiesa della pandemia è stata paradossalmente una Chiesa più missionaria di prima, capace di animare il territorio afferma. Una Chiesa che finalmente esce fuori anche dall’idolatria dell’autoreferenzialità, consapevole del suo ruolo di protagonista nell’animazione e nella sussidiarietà, piuttosto che esperta dell’assistenza.  

26.07 2021 - AVVENIRE

INTERVISTA A FRANCESCO PAOLO FIGLIUOLO (Eugenio Fatigante) Tra un vertice (ieri con Draghi) e l'altro, il generale Francesco Paolo Figliuolo ad "Avvenire" dice che il calo delle prime dosi è fisiologico, ma torneremo a rafforzarle. L’obiettivo immunità di comunità sarà raggiunto per settembre. Con l'Istituto di sanità stiamo potenziando il sequenziamento delle varianti genetiche, anche per verificare l'efficacia delle misure. Sono passati 4 mesi e mezzo dalla nomina (inaspettata) a commissario per l'emergenza Covid. Eppure è sempre difficile riuscire a parlare con relativa calma con il generale Francesco Paolo Figliuolo. Spesso in giro per l'Italia, anche quando sta a Roma è alle prese magari, come eri, con un vertice con il premier Mario Draghi. Voluto, informa la Presidenza del Consiglio, per fare il punto sulla campagna vaccinale e per prepararsi all'impatto di un'eventuale impennata del numero delle vaccinazioni come conseguenza delle prossime misure sul Green pass. Strumento sui quale l'alto ufficiale non vuole entrare nel merito, precisa, come per ogni scelta che sia di natura soprattutto politica. All'uscita da Palazzo Chigi, trova il tempo per rispondere alle nostre domande. Generale, sinceramente 4 mesi e mezzo fa pensava che saremmo stati meglio o peggio, a questo punto, nella lotta alla pandemia? All'atto della mia nomina da parte del presidente Draghi, a marzo 2021, si facevano in media circa 116mila somministrazioni al giorno. Oggi siamo sopra la media delle 500mila, un ritmo che manteniamo da diverse settimane e che ci ha portati a superare quota 62 milioni, con oltre il 51% della, popolazione vaccinata e un calo drastico dei ricoveri e dei decessi legati al Covid-19. Sono numeri che non era facile immaginare 4 mesi e mezzo fa, ma che sono diventati realtà. La flessibilità del piano elaborato allora ha dimostrato la sua validità, nonostante i vari fattori che potevano rallentare la campagna, come le forti limitazioni nell’uso di alcuni vaccini. È stato impresso un importante cambio di passo, mirando a proteggere prima di tutti gli anziani, i vulnerabili e le categorie più esposte dagli effetti nefasti di una pandemia che, non dimentichiamolo ha causato oltre 127mila vittime in Italia e favorendo la ripresa dell'economia e della vita sociale, senza però abbassare la guardia nei confronti de) virus. Le percentuali di non vaccinati, particolare fra i 40 e i 60 anni, sono ancora parecchio elevate. Come mai? La fascia di età 50-59 anni è stata coperta al 74% circa da almeno una somministrazione, il che, a questo punto della campagna, rappresenta comunque un risultato molto buono. Ora bisogna continuare per intercettare ancora di più i cittadini appartenenti a questa categoria. Vaccinare coloro i quali sono più a rischio come anziani e fragili lo considero un imperativo etico ed è un impegno che stiamo continuando a portare avanti, con I supporto di diverse Regioni anche di team sanitari mobili della Difesa che il ministro Lorenzo Guerini ha messo a disposizione della campagna vaccinale. Sono oltre 50 team composti da giovani medici e infermieri militari con una motivazione speciale, che raggiungono le persone di una certa età che abitano in zone remote, magari con difficoltà motorie o scarsamente avvezzi ai sistemi di prenotazione informatici, e che bisogna assolutamente proteggere. Con la sospensione delle forniture di AstraZeneca e lohnson&Johnson, è mutato qualcosa nel quadro degli approvvigionamenti? Va precisato che le agenzie di controllo del farmaco Ema (l'Agenzia europea per i medicinali) e l'agenzia italiana Aifa non hanno sospeso i vaccini AstraZeneca e J&J. Circa il loro uso è stata adottata una scelta prudenziale, una particolare attenzione voluta da alcune nazioni tra le quali l'Italia, in funzione del "rischio-beneficio" legato al netto miglioramento della curva epidemiologica. Pensa ancora che la cosiddetta immunità di gregge sia raggiungibile entro settembre? L'obiettivo del piano da me predisposto a marzo 2021 è quello di vaccinare l'80% della popolazione vaccinabile, cioè tutti coloro che hanno più di 12 anni, entro la fine di settembre.Tale traguardo sarà sicuramente raggiunto nei tempi prefissati, anche se ad agosto, nella settimana centrale del mese, si potrà notare un calo fisiologico delle vaccinazioni. Si tratterà comunque di un fenomeno preventivato, che non inficerà il raggiungimento della copertura vaccinale della popolazione entro la fine di settembre. Quanto la preoccupa il pericolo rappresentato dalle varianti? È un rischio concreto, specie per l'elevata contagiosità che ha mostrato la variante Delta. L'antidoto più efficace, come indicato dalla comunità scientifica, consiste nella vaccinazione completa, cioè con entrambe le dosi. Completare il ciclo vaccinale per tutte le classi, anche dei più giovani, rende la vita difficile al virus e alle sue mutazioni, impedendo conseguenze gravi e rendendolo un fenomeno sicuramente più gestibile. Ha detto che ci stiamo attrezzando per una terza dose, se la comunità scientifica lo riterrà opportuno. In che modo? L'Unione Europea ha già predisposto t'acquisto di ulteriori vaccini qualora le autorità sanitarie stabiliranno l'eventualità di nuovi richiami, e l'Italia in tale ambito ha già aderito ai contratti. Ora è importante monitorare l'andamento del virus, E per questo, in stretto coordinamento con l'Istituto Superiore di Sanità, ho emanato proprio questi giorni una ordinanza, con cui si dispone l'adozione di opportuni provvedimenti volti a potenziare il sequenziamento delle varianti genetiche del virus, allocando le relative risorse. Questo anche nell'ottica di verificare l'efficacia delle misure attualmente in essere nell'ambito della campagna vaccinale nazionale. C'eè un rallentamento in atto sulle prime dosi: erano 272mila il 21 maggio, sono state 54mila I'11 luglio. Come si spiega questo fenomeno? In questo momento prevalgono le seconde dosi, aumenta cosi il numero di persone che ottengono il massimo grado di protezione dal virus e dalle sue varianti, rispetto a chi riceve la prima somministrazione. E un fatto fisiologico, legato alle tempistiche dei richiami. Ma il ritmo della campagna è regolare, anche superiore alle 500mila somministrazioni al giorno prefissate per chiudere le vaccinazioni al 30 settembre. Nei prossimi giorni vedrà che si assisterà ad un'inversione di tendenza e cominceranno nuovamente ad aumentare la prime dosi. Ha indicato l'esigenza di passare a una gestione ordinaria della campagna vaccinale, puntando sui medici di base e abbandonando gradualmente il sistema degli hub. Quali saranno le tempistiche? Occorre senz'altro iniziare a pensare ad un sistema di somministrazione che veda la vaccinazione come un qualcosa di strutturale, più capillare e più vicino alla gente. Il sistema per un eventuale futuro richiamo dovrà essere ricondotto il più possibile nell'alveo del Sistema Sanitario Nazionale, contando sulla partecipazione di tutte le professioni sanitarie che hanno già manifestato la loro adesione alla campagna vaccinale: i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, i farmacisti. Come ci si sta attrezzando, con quali dotazioni, per la ripresa delle scuole in presenza? Esiste un piano specifico? Le scuole e gli istituti di formazione, come più volte asserito anche dal ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, sono una priorità per il Paese. A livello nazionale circa l'85% del personale scolastico ha ricevuto almeno una dose di vaccino e questo è un ottimo risultato. Va però detto che esistono delle disomogeneità, visto che diverse Regioni rimangono ben al di sotto dell'80%. Per questo motivo ho chiesto alle Regioni e Province Autonome di raggiungere in modo attivo il personale scolastico che non ha ancora aderito alla campagna vaccinale, coinvolgendo anche i medici competenti per sensibilizzare la comunità scolastica in maniera ancor più capillare. Le somministrazioni andranno incentivate anche attraverso corsie preferenziali presso gli hub vaccinali, venendo incontro il più possibile al personale scolastico. Le viene riconosciuta una grande esperienza. Che cosa le sta insegnando di più e di nuovo questo incarico? Ho maturato una convinzione, in questi mesi in cui ho visitato i centri vaccinali delle Regioni italiane: questo grande sforzo epocale è stato possibile solo grazie allo spirito di squadra, cioè alla collaborazione positiva e all'impegno coerente con gli obiettivi da parte di tutti gli attori in gioco. La campagna vaccinale sta andando bene perché si sono create forme di sinergia tra le istituzioni, il territorio, enti pubblici e privati, la Difesa, la Protezione Civile, la Croce Rossa e il mondo generoso delle associazioni. Queste sinergie possono e devono diventare sistema. Il calo delle prime dosi? È fisiologico, per le tempistiche dei richiami, ma torneremo presto a rafforzarle L'obiettivo immunità di gregge sarà sicuramente raggiunto entro la fine di settembre L'antidoto più efficace contro le varianti resta però il vaccino completo. Il piano si è dimostrato valido per la sua flessibilità. I ritardi? La fascia 50-59 anni è già coperta al 74% da almeno una dose, dato molto buono II futuro: Ora bisogna continuare per intercettare ancora di più i non vaccinati. Completare il ciclo per tutti rende sicuramente più gestibili le mutazioni.