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11.10.2019 - INGV

NUOVA STAZIONE MARITTIMA INTERNAZIONALE - (Leonardo Sagnotti - Franco Italiano) [Redazione] Diventerà un campus delle scienze del mare. È stata inaugurata giovedì la nuova Stazione Marina Internazionale costituita da Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare (CONISMA), Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia A. Mirri, Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Sicilia (ARPA), Stazione Zoologica Anton Dohrn e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). La nuova Stazione sarà allocata presso la sede di Capo Granitola (TP) dell’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del CNR (IAS-CNR). Obiettivo dell’intesa, rendere la Stazione Marina Internazionale di Capo Granitola un punto di riferimento per la vasta rete di strutture di ricerca attive sul territorio nazionale, per le Università e per il settore industriale dedicato allo sviluppo dei settori marino-marittimi. Grazie ai numerosi laboratori dedicati, le attività della nuova struttura saranno focalizzate sulla ricerca sottomarina, sull’esplorazione dell’ambiente marino e sull’uso sostenibile delle sue risorse. Due aree della Stazione Marina Internazionale saranno, infine, intitolate a due importanti figure del territorio: Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali per la Regione Siciliana, recentemente scomparso a seguito dell’incidente aereo del volo Ethiopian Airlines 302, e Rita Atria, giovane testimone di giustizia uccisa dalla mafia nel 1992 a soli 17 anni. La cerimonia di inaugurazione ha visto la partecipazione dei Direttori del Dipartimento Ambiente e della Sezione di Palermo dell’INGV, Leonardo Sagnotti e Franco Italiano, del Presidente del CNR, Massimo Inguscio, del Presidente dell’ GS, Cristina Pedicchio, del Presidente del CONISMA, Antonio Mazzola, del Dirigente dell’Istituto Zooprofilattico siciliano, Calogero Di Bella, del Direttore Tecnico dell’ARPA Sicilia, Vincenzo Infantino, e dei rappresentanti della Stazione Anton Dohrn e dell INFN, rispettivamente Franco Andaloro e Giacomo Cuttone.  

10.10.2019 - REDAZIONE

MONZAMBICO … CI SI ALIMENTA CON PIANTE SELVATICHE [Redazione] Secondo UNICEF, quasi 1 milione di persone, tra cui 160.000 bambini sotto i cinque anni, nel Nord del Mozambico devono far fronte a carenze alimentari e a una crisi nutrizionale, con condizioni che dovrebbero peggiorare nei prossimi mesi. La terribile situazione è la diretta conseguenza della devastazione causata dai cicloni Idai e Kenneth, che ha colpito il Mozambico centrale e settentrionale nei mesi di marzo e aprile di quest'anno. Le due tempeste hanno provocato inondazioni diffuse, la distruzione di quasi 780.000 ettari (7.800 kmq) di colture agricole e lo sfollamento di decine di migliaia di famiglie. La devastazione ha aumentato l'insicurezza alimentare. Si è calcolato che, entro il prossimo febbraio, il numero di bambini al di sotto dei cinque anni che affrontano livelli critici di insicurezza alimentare, dovrebbe salire a circa 200.000, nelle zone colpite dalla tempesta. Nello stesso periodo, circa 38.000 bambini potrebbero diventare gravemente malnutriti e a rischio di morte. "La devastazione agricola causata dai due cicloni ha peggiorato ulteriormente quelli che erano già alti livelli di malnutrizione infantile", ha detto Marcoluigi Corsi, rappresentante dell'UNICEF in Mozambico. Molti bambini nelle zone colpite dal disastro non hanno accesso a cibo nutriente di cui hanno bisogno per il loro sano sviluppo". A distanza di sei mesi, la prospettiva di ulteriori sofferenze è molto reale, mentre ci avviciniamo alla stagione secca. Sono urgentemente necessarie maggiori risorse per sostenere gli sforzi umanitari in corso". Le patologie che insorgono per malnutrizione. Prima dei cicloni, il 43% dei bambini del Mozambico era cronicamente malnutrito o con ritardi nella crescita. Essendo uno dei paesi più poveri del mondo, la povertà multidimensionale significa che molti bambini devono affrontare condizioni che arrestano il normale sviluppo fisico e cognitivo. La malnutrizione espone i bambini anche al rischio di contrarre "malattie opportunistiche", vale a dire infezioni causate da batteri, virus o funghi che s'insediano in sistemi immunitari compromessi. Alcune cause di immunodeficienza o di immunosoppressione possono essere: malnutrizione, infezioni ricorrenti. Per la prima volta in anni, il Mozambico ha segnalato casi di Pellagra - una malattia legata alla carenza di vitamina B3. Sono già stati segnalati più di 600 casi. Si prevede anche il consueto aumento stagionale dei casi di malaria e diarrea. Molti bambini malnutriti saranno resi più vulnerabili a causa dello scarso accesso ai servizi sanitari causato dal deterioramento delle strade nelle zone rurali durante la prossima stagione delle piogge. Aumentano i matrimoni precoci. Recenti missioni di monitoraggio sottolineano che il tasso di matrimoni precoci sta aumentando. I partner dell'UNICEF hanno riscontrato casi in cui l'età delle ragazze sposate è scesa al di sotto della media pre-emergenza di 13-14 anni. L'UNICEF e i suoi partner stanno lavorando per raggiungere i bambini e le famiglie ancora in difficoltà a causa dei cicloni. Questi sforzi includono:- screening di più di 735.000 bambini al di sotto dei cinque anni per la malnutrizione acuta, con oltre 400.000 bambini al di sotto dei cinque anni, da sottoporre a screening entro febbraio 2020;- curare quasi 10.000 bambini malnutriti con integratori alimentari terapeutici;- attuazione di un programma congiunto di voucher, che assisterà almeno 100.000 persone colpite dal ciclone, oltre a borse di studio per 10.000 famiglie per alleviare l'immediata insicurezza alimentare;- sostegno a innovative team mobili del Ministero della Salute mozambicano che raggiungono le comunità remote con servizi integrati di salute e nutrizione. Il lavoro e l'appello di OXFAM. Un appello urgente alla comunità internazionale per intensificare gli sforzi arriva anche dall'Ong OXFAM, la quale sottolinea come le missioni di aiuto umanitario in Mozambico, dal disastro ecologico in poi, siano state "finanziate per meno della metà, nonostante intere aree del Paese africano siano ancora preda di una gravissima siccità e degli scontri che esasperano l’emergenza. Dunque, a sei mesi esatti dall’impatto devastante del ciclone Idai su Mozambico, Malawi e Zimbabwe - in cui oltre mille persone hanno perso la vita - la popolazione colpita dall’emergenza è sull’orlo della carestia. Famiglie costrette a cibarsi di piante selvatiche. Dallo scorso aprile, le persone che hanno urgente bisogno di aiuti alimentari per poter sopravvivere in Mozambico (il paese più colpito dai due cicloni Idai e Kenneth che si sono susseguiti ad aprile) è aumentato di oltre un quarto, passando da 1,6 milioni a 2 milioni. Un peggioramento dovuto in buona parte ancora una volta all’impatto del cambiamento climatico, che si è tradotto in una gravissima siccità nel sud del Paese, mentre violentissimi scontri armati stanno dilaniando il nord del Mozambico. La risposta di Oxfam all’emergenza. Per far fronte all’emergenza, Oxfam, assieme ai suoi partner, ha già raggiunto oltre 600 mila persone nelle aree più colpite del Mozambico, portando beni di prima necessità, cibo, acqua pulita e servizi igienicosanitari. Con particolare attenzione ai bisogni di donne e ragazze. Secondo il piano di risposta umanitaria, pubblicato in questi giorni dalle Nazioni Unite, oltre 2,6 milioni hanno immediato bisogno di aiuti. Resta perciò ancora molto da fare.  

07.10.19 - PROTEZIONE CIVILE NOTIZIE

IL LAGO “ANTICO” E IL FUTURO CLIMA - [Redazione] Le previsioni dello studio internazionale, al quale hanno preso parte anche l'Università di Pisa ed altri atenei italiani, sono state elaborate tramite l'analisi dei carotaggi del lago di Ohrid. Come sarà il clima del futuro nell'area del Mediterraneo ? Le stagioni saranno più estreme, con estati più calde e aride e maggiore instabilità autunnale dovuta a forti precipitazioni specie fra settembre e dicembre. Questa la tendenza futura nei paesi dell'area mediterannea a seguito del riscaldamento globale che emerge dallo studio dei sedimenti del lago di Ohrid, il più antico di Europa, al confine tra Albania e Macedonia del Nord. Ad affermarlo uno studio appena pubblicato sulla rivista Nature e condotto da un vasto consorzio internazionale capitanato dal professore Bernd Wagner dell’Università di Colonia e coordinato per I’talia dal professore Giovanni Zanchetta del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, fra i Principal Investigator dell’intero progetto. Le proiezioni dei modelli fisico-matematici sul clima futuro nel Mediterraneo a seguito del riscaldamento globale sono caratterizzate da ampie incertezze soprattutto per quanto riguarda l’andamento delle precipitazioni, da cui dipende la disponibilità idrica di oltre 450 milioni di persone spiega Zanchetta. Per comprendere meglio i possibili scenari futuri è quindi necessario indagare il clima passato e da questo punto di vista il lago Ohrid è uno scrigno ricco di informazioni preziosissime sull’evoluzione del clima nel Mediterraneo nell’ultimo milione e mezzo di anni. Per leggere il clima passato e ricavare indicazioni sul futuro, i ricercatori hanno analizzato per cinque anni i quasi tre km di carote di sedimento recuperate dal fondale del lago durante una campagna di carotaggio profondo realizzata nel 2013. I campioni sono quindi stati suddivisi e analizzati presso i vari istituti di ricerca, fra cui anche i laboratori dell’Università di Pisa. Le proprietà geochimiche e il contenuto di polline rinvenuti nei carotaggi hanno mostrato un aumento delle precipitazioni nel periodo autunnale e invernale, legato ad un riscaldamento delle temperature superficiali del Mar Mediterraneo, che si verifica durante i periodi caldi e interglaciali, conclude Eleonora Regattieri ricercatrice dell’Università di Pisa e coautrice dello studio su Nature. Effetti simili potrebbero quindi derivare dal recente riscaldamento climatico di origine antropica, e in questo contesto, le ricerche sul lago di Ohrid possono essere utili per migliorare le proiezioni future sul cambiamento climatico. I partner italiani del consorzio internazionale che ha realizzato lo studio, oltre all’Ateneo pisano sono le Università di Firenze, Bari, Reggio Emilia e Roma Sapienza, il CNR e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV).  

06.10.2019 - LA SICILIA

PRIMO SOCCORSO E RICERCA DISPERSI - [Giuseppe Leanza] - Lezioni di primo soccorso e di ricerca dei dispersi al campo scuola per volontari di Protezione Civile Ventidue giovani hanno partecipato alle operazioni in caso di emergenze. Si è chiuso con successo il campo scuola proposto dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile, giunto alla sua terza edizione, che ha il fine di educare i ragazzi alla cultura del volontariato. E da tre anni che l'Amministrazione comunale del piccolo centro dei Nebrodi, unitamente al locale gruppo dei volontari della protezione civile, lo propone e sempre con tanto successo. Il progetto, ci dice l'assessore Tiziana Sangiorgio, ha subito interessato questa Amministrazione. La diffusione della cultura del volontariato tra le giovani generazioni ci è sembrata un'ottima motivazione per partecipare e impegnarci in questa attività. Il riscontro più bello per noi è quello che i ragazzi che partecipano una prima volta poi ritornano negli anni successivi non solo come allievi ma anche come volontari e quest'anno abbiamo avuto 22 iscritti. In questi giorni, il campo è iniziato lunedì scorso, i ragazzi sono stati impegnati in aula attraverso incontri frontali con l'ausilio di power point; infatti, sono state impartite lezioni di primo soccorso, spegnimento incendi e illustrati i mezzi antincendio. Ma hanno anche partecipato, esperienza per loro indimenticabile, grazie ai gruppi interforce della Ionica e al gruppo Asd Dog Rescue allo spegnimento di incendi reali, ricerca e soccorso sotto le macerie con l'ausilio di cani di ricerca. Hanno inoltre partecipato, anche ad un corso sull'uso del defibrillatore e su tecniche di rianimazione cardio polmonare.  

05.10.2019 - STAMPA-NEWS

IL TERREMOTO DI ROMA, IL SESTO SENZO DEGLI ANIMALI - [Fedora Quattrocchi] - Il Terremoto di Roma del 23 giugno 2019 (ML 3.7) è stato un sisma tettonico Appenninico o un sisma connesso con i fluidi circolanti pertinenti al vulcanico quiescente dei Colli Albani? Lo stile e durata sarebbe diverso. I cittadini lo hanno avvertito distintamente anche nella città di Roma, il 23 giugno 2019 alle ore 22:43 italiane. La prima domanda da porsi è la seguente: la faglia che si è mossa con energia pari a Magnitudo locale di 3.7, ad una profondità ipocentrale di circa 9 km, con qualche piccola replica minore e sede nel passato di terremoti storici come quello del 26 Agosto 1806 con magnitudo stimata pari a 5.6 (catalogo INGV CPT15) è: [INS::INS]i) un mero movimento tettonico del sistema di faglie Appenniniche (NW-SE) con le relative faglie trasversali Anti-Appenniniche (NE-SW) di svincolo crostale tra segmenti di faglia appenninici adiacenti oppure 51000ii) è pertinente ai sistemi di faglia periferici più disarticolati ed anche con andamento N-S, della grande struttura vulcanica dei Colli Albani (il cosiddetto Alban Hills Volcano quale vulcano quiescente ma attivo in tempi umani preistorici)? In questo secondo caso, poiché si tratterebbe di una cosiddetta unrestactivity vulcanica, ovvero una attività residua termometamorfico-idrotermalelungo sistemi di fratture non necessariamente di natura solo tettonica, ma con grande ruolo per i fluidi in risalita (prettamente gassosi, a prevalenzaCO2 come gas carrier anche per H2S, il Radon ed altri gas endogeni, proprio questo differente ruolo dei fluidi differenzierebbe lo stile della sequenza sismica e la durata di essa. Da una modalità prettamente tettonica nel primo caso infatti si distinguerebbe la seconda modalità che può comportare la presenza di sciami sismici più prolungati, sebbene spesso di non grande magnitudo massima, rispetto alla prima modalità tettonica, che ha eventi più isolati, caratterizzati da eventi singoli quindi, o doppiette appenniniche ma non proprio da una sismicità a grappolo a sciame lungo una certa fascia sismogenetica, che in queste aree vulcaniche quiescenti spesso è proprio la zona di risalita di fluidi o di incrocio di faglie a differente angolazione, dove le grandi quantità di fluidi trovano una permeabilità diversa rispetto alle rocce circostanti. E a Colonna abbiamo grandissimi quantitativi di fluidi nel sottosuolo. Si pensi anche all’Acquedotto Colonna (Sorgenti di grande portata come Acqua Vergine etc ) ovvero grandi acquiferi che se vengono caricati da grandi piogge che possono comportare il contatto tra acquiferi regionali stessi e grandi faglie critically stressed, allora tale movimento di fluidi percolanti meteorici verso il basso nella crosta può innescare una faglia silente che raggiungerebbe il punto di rottura proprio a causa di una nuova pressione di fluidi prima inesistente. Quindi domandiamoci sempre quale tipo di situazione caratterizza terremoto più vicino possibile a casa nostra e rispondiamo anche a questo Terremoto di Roma di inizio estate 2019. Prima di questo terremoto ho avuto diverse segnalazioni poche ore prima del sisma del 23 giugno 2019 pervenutemi via messenger da parte dei cittadini, in particolare relative al comportamento di formiche e gatti. Ma questo è un altro capitolo, per un altro articolo in cui approfondire il contributo che può venire dalla particolare capacità sensoristica che hanno gli animali. Si pensi all’olfatto dei cani 20.000 volte superiore al nostro. Che sensori naturali (a disposizione sempre il questionario che ho formulato fin dal 2014 ed usato da alcuni comuni dell’Italia centrale.