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16 gennaio - CORRIERE DELLE ALPI -

 

Istrana, esercitazioni utili anche a fini civili

Istrana, esercitazioni utili anche a fini civili.  Gli Amx del 51 Stormo fotografano dall'alto aree colpite da terremoti e alluvioni e guidano i soccorsi. Non avrebbe potuto essere un velivolo della base militare di Istrana, quello che ha sfondato il muro del suono mercoledì sera. Gli Arnx del 51 Stormo, infatti, non sono tecnicamente costruiti per superare la velocità del suono. I voli, inoltre, si tengono a quote autorizzate previste dalle norme in vigore, e in assoluta sicurezza. I velivoli del 51 Stormo saranno in esercitazione sui cieli bellunesi e trevigiani dal 23 al 26 gennaio. La Prefettura di Belluno ne è assolutamente a conoscenza, e anche i Comuni (molti hanno pubblicato nei siti istituzionali l'avviso), perché il 51 Stormo comunica sempre alle Prefetture i giorni e gli orari delle attività. E questo anche se gli aeroplani utilizzati dai piloti non potrebbero mai superare il muro del suono e dunque causare un boato come quello che ha spaventato i bellunesi mercoledì. L'esercitazione prevista a fine gennaio si chiama in gergo "Cas week", dove Cas sta per Close Air Support, cioè supporto ravvicinato alle truppe di terra. Questa attività ha lo scopo di testare i meccanismi e la interoperabilità che devono esserci fra i reparti dell'esercito impegnati sul terreno e i piloti

che, dall'alto, forniscono loro supporto e guida, sfruttando la visione più ampia consentita dai sensori del velivolo. Solo un costante addestramento permette che questo obiettivo sia mantenuto. Ma l'addestramento ha anche risvolti in campo civile. Gli Amx, infatti, sono dotati di una particolare attrezzatura con la quale "guardano" il terreno e inviano al personale a terra una visione completa di quello che sta accadendo. Grazie al dispositivo Pod, inoltre, vengono scattate delle fotografie che risultano utili non solo per situazioni mili tari, ma anche in ambito civile. Si pensi ai terremoti, alle alluvioni, alle frane. Gli Amx del 51 Stormo sono decollati da Istrana il 30 ottobre, per una ricognizione sulle aree colpite dal sisma, e nei giorni successivi al 24 agosto, per fotografare dall'alto (ad un'altitudine che non viene notata dalla popolazione) Amatrice, Accumuli, Arquata del Tronto. I velivoli hanno guidato dall'alto i soccorsi. L'aeronautica è utile al Paese ed è per questo che si svolge addestramento, per essere sempre pronti al servizio dei cittadini, fanno sapere dal Comando di Istrana. Che ha impiegato la tecnologia anche per sorvolare la frana di Acquabona, nel 2015 e fame un'utile ricognizione che è stata poi analizzata dai tecnici.

29 novembre - IL GAZZETTINO -

 

 

 

 

 

Meno incidenti ma aumentano le vittime

 [Redazione]

Meno incidenti Ma aumentano le vittime Sono 1.117 gli incidenti stradali con lesioni a persone accaduti nel corso del 2015 nella sola provincia di Mantova. Una media di tre al giorno. In questi incidenti 34 persone hanno perso la vita e 1.607 sono rimaste ferite. Rispetto al 2014, il numero di incidenti è diminuito del 3,4 per cento; quello dei feriti del 6,5, mentre i morti sono aumentati del 25,9 (+7 vittime). Sia per numero di feriti e che per mortalità causati da incidenti stradali il Mantovano è in linea con l'andamento regionale. L'assessore, colpa di smartphone e distrazione. In questi incidenti 34 persone hanno perso la vita e 1.607 sono rimaste ferite. Rispetto al 2014, il numero di incidenti è diminuito del 3,4 per cento; quello dei feriti del 6,5, mentre i morti sono aumentati del 25,9 (+7 vittime). Sia per numero di feriti e che per mortalità causati da incidenti stradali il Mantovano è in linea con l'andamento regionale. I dati sono stati presentati ieri dall'assessore regionale alla sicurezza, protezione civile e immigrazione, Simona Bordonali, nel corso di un convegno a Milano intitolato "La distrazione: una disattenzione che può costare la vita" organizzato in occasione della sesta Giornata regionale della sicurezza stradale. Un dato è preoccupante ha ammesso l'assessore presentando il dossier del Centro regionale di monitoraggio della sicurezza stradale, nel 2015 i morti sulle strade lombarde sono aumentati rispetto all'anno prima, lo scorso anno abbiamo pianto 478 vittime, contro le 448 dell'anno precedente, Non stiamo parlando di numeri o statistiche, ma di vite spezzate a causa soprattutto di comportamenti di guida scorretti. Vanno bene i finanziamenti per le infrastrutture e le campagne informative, ha continuato Bordonali, ma in ogni sede dobbiamo ribadire come l'utilizzo di uno smartphone alla guida, la velocità o qualsiasi disattenzione possono costare la vita. Nel 2015 in Lombardia si sono registrati 32.774 incidenti stradali con lesioni alle persone, che hanno causato 478 morti e 45.203 feriti. Ogni giorno, durante il 2015, si sono verificati in media 90 incidenti stradali con lesioni a persone; sono morte 1,2 persone e 125 sono rimaste ferite. Rispetto al 2014, gli incidenti e i feriti si riducono dell' 1,2%, mentre le vittime aumentano del 6,7%. Sono stati 198 i decessi tra conducenti e passeggeri di auto. Seguono i motociclisti (107 morti), i pedoni (82), i ciclisti (50), gli occupanti di autocarri e motrici (17) e i ciclomotoristi.

 

21 novembre - IL GIORNO -

 

Ecco come fronteggiare il Seveso   

 [Margherita Abis] -

Paderno ha un nuovo piano di emergenza comunale per la protezione civile. Quarantuno pagine di analisi dettagliata dei rischi e della strutturazione dei soccorsi. E stato approfondito in particolare lo scenario del rischio idraulico legato al Seveso, che più coinvolge il territorio, sottolinea Lucio Dioguardi, comandante della polizia locale. Un piano con tanto di mappe, schede operative, check list, che spiegano come agire e qual è il modello di intervento comunale. Importantissimo il ruolo attivo del cittadino. Perché la protezione civile siamo tutti, commenta Simone Segna, comandante del Gor (il Gruppo Operatori Radio). La creazione di un piano è necessaria per ridurre al minimo i rischi per i cittadini, consente di lavorare in modo organizzato, gestendo le risorse sul territorio e facilitando gli interventi. La questione affrontata più da vicino è ovviamente quella del Seveso. Un torrente che ci taglia da Nord a Sud ed è per noi croce e delizia, continua Segna. Va monitorato attentamente il suo corso, per le possibilità di variazioni repentine. Abbiamo classificato le aree più a rischio. Alcune sono ritenute esondabili, mentre altre sono esondate. Tra le zone a rischio ci sono, a Nord, via Nino Bixio e via Lungo Seveso. Mentre a Sud, il tratto tra via Leonardo Da Vinci e via Roma, ma in particolare via Oslavia. Qualche criticità anche in via della Pace (a metà tra il territorio padernese e quello di Cusano Milanino), dove il canale provoca un reflusso fognario. Nel Piano si parla poi del rischio sismico, anche se è molto ridotto per Paderno, che si trova in zona 4. E infine dei rischi antropici, causati quindi dal comportamento umano. Come il rischio industriale o quello dei trasporti. Se il rischio trasporti è molto

difficile da prevedere, per quello industriale si può predisporre un piano. A Pademo sono due le industrie

potenzialmente più problematiche. La Stahl e la Ecobat, per la produzione di sostanze chimiche. I singoli piani di emergenza delle due aziende sono allegati a quello comunale. Infine è importante individuare le aree di accoglienza (o, tecnicamente, di ammassamento ) per ospitare la popolazione in caso di emergenze. La principale della città è il Parco Toti.

 08 novembre - IL GAZZETTINO -

Grandi pulizie d`autunno lungo le mura e sui canali

[K.f.]

Quaranta volontari all'opera e l'operazione sarà replicata. Grandi pulizie d'autunno lungo le mura e sui canali Gavazzoni. Uno studio per capire come rimuovere le erbacce che deturpano la cinta della fortezza. Quaranta volontari all'opera in acqua e a terra per la quarta giornata dedicata alla pulizia delle mura e dei canali di Peschiera promossa dal Comune. L'intervento, organizzato domenica mattina, ha riguardato il recupero di rifiuti dai fondali del Canale di Mezzo e del Canale Mercantile e la pulizia da erbacce e rovi del bastione Feltrin. Hanno partecipato all'iniziativa dieci associazioni del territorio: il gruppo Alpini di Peschiera, la squadra del basso lago della Protezione Civile degli Alpini, gli Amici del gondolin, la Compagnia del morbo, il Gruppo ecologico e la neonata Pro Loco di Peschiera, il Consorzio Peschiera noleggio barche, la Remiera e i sommozzatori del locale Sub Club e del Club subacqueo scaligero. Cinque ore di lavoro a cui se ne aggiungeranno altre il prossimo fine settimana per completare la pulizia delle tre aree individuate. Sostanzioso il bottino recuperato dai fondali, tra cui decine di pneumatici, batterie di automobili, rottami di ogni genere, bottiglie. Tra i volontari anche l'assessore al Turismo Filippo Gavazzoni. Ogni anno scegliamo delle zone di intervento e un target di raccolta, spiega, questa volta abbiamo puntato sul disboscamento delle erbacce cresciute sul bastione Feltrin e sul recupero dei copertoni dall'acqua. Questi, sottolinea rivolgendo un appello a chi pensa di liberarsene risparmiando sullo smaltimento, in quanto materiali plastici rilasciano sostanze dannose come le diossine, di cui sono contaminate le anguille. Gavazzoni ringraziale associazioni che hanno partecipato alla giornata e gli agenti della squadra nautica della Polizia di Stato che ha fornito assistenza in acqua. Qualche giorno fa su un gruppo Facebook di Peschiera un utente aveva pubblicato alcune foto della cinta muraria della fortezza evidenziando come ampie porzioni siano coperte da erbacce e lamentando una scarsa attenzione manutentiva. Quelle erbacce non possono essere sradicate se non sotto la supervisione della Soprintendenza, risponde Gavazzoni, in questo caso crescono infatti nella calce tra un mattone e l'altro, toglierle senza criterio comprometterebbe la staticità delle mura. Annuncia di aver incaricato un architetto per lo studio dello stato di fatto di conservazione della cinta muraria: Nell'arco del prossimo anno, promette l'assessore, interverremo sulle zone individuate come più critiche, i bastioni San Marco e Tognon.

 

 
26 ottobre - La Stampa -
  
Anti incendi boschivi: due giorni di stage intensivo a Cuneo
[Redazione]
“Due giorni di studi per decine di persone dell’Antincendi boschivi (Aib), un Corpo che nella Granda è costituito da 41 squadre, 680 volontari effettivi e 317 di supporto. È quanto ha organizzato la Protezione Civile, in collaborazione con Forestale e Aib del Piemonte, alla caserma Galliano di Ceva. Nella giornata di venerdì 21 ottobre sono state discusse le potenzialità e le problematiche riguardanti le strategie di intervento, già attuate o in fase di realizzazione tra regioni confinanti, e prevenzione degli incendi boschivi. E stato presentato l’accordo promosso da Piemonte, Liguria e Lombardia per un reciproco supporto sulle operazioni di emergenza nei rispettivi territori regionali e nelle aree di confine. Il protocollo d’intesa verrà firmato il 19 novembre a Villanova Albenga. La collaborazione tra regioni confinanti è fondamentale, dice l’assessore regionale alla Protezione Civile, Alberto Valmaggia. Le azioni e le buone pratiche sviluppate e perfezionate da ogni area possono essere condivise, migliorando e ampliando l’attività complessiva di intervento per un più efficace contrasto agli incendi boschivi. Il merito dei risultati positivi ottenuti, sia sul fronte della prevenzione che a livello di gestione delle emergenze, va ai tanti volontari, che con passione e competenza costituiscono il cuore del sistema. A loro va il nostro ringraziamento. Sabato 22 ottobre il seminario ha visto il confronto sulle nuove prospettive e le ricadute sul territorio che la riorganizzazione del Corpo Forestale dello Stato, con il passaggio all’Arma dei Carabinieri. Domenica 23 ottobre, Cuneo ha ospitato il 9 Raduno regionale del Corpo Volontari Aib del Piemonte. Al mattino, lo schieramento dei volontari e dei mezzi ha sfilato lungo le strade cittadine. Alle 11,30 si è svolta la messa in Duomo, quindi il pranzo nell’area Miac di Ronchi.  

17 ottobre - tilt.org -

 Lago basso: cedono i muraglioni
[Claudio Perozzo]
Ieri il livello del lago Maggiore ha toccato la quota di 32 centimetri sotto lo zero idrometrico della centrale di monitoraggio della Protezione Civile di Laveno Moncello, con un trend in continua leggera discesa. E intanto si registrano i primi cedimenti nei muraglioni rivieraschi di diversi Comuni. Va tuttavia detto che il livello più basso di questo altalenante 2016 è stato quello dello scorso 10 settembre, quando si sono toccati i 35 centimetri sotto lo zero idrometrico, ma se il trend continua è probabile che questo livello possa essere raggiunto e purtroppo anche superato, visto che le possibili precipitazioni previste dai servizi meteo sembra siano destinate a trasformarsi in neve sulle alture, senza pertanto apportare benefici concreti ai livelli del Verbano. Una situazione simile a quella del 2002 quando il lago però raggiunse quota 57 centimetri, il livello più basso raggiunto in questo secolo; ma poi, a seguito di quasi un mese di piogge, il lago risalì tanto velocemente da causare una lunga esondazione. La magra più storica resta tuttavia quella raggiunta il 4 febbraio 1947, allora il Verbano raggiunse 65,4 e le piogge del periodo furono congelate in neve sulle alture peggiorando la situazione. In questa fase si è abbondantemente superata la terza soglia di magra del lago Maggiore, tanto che è stato fissato a 100 quintali il peso massimo dei veicoli ammessi sui traghetti Laveno-Intra della Navigazione Lago Maggiore. Nel 2016, grazie alle utili manovre dei tecnici alla Miorina (lo sbarramento che regolamenta il deflusso della acque del lago Maggiore verso il Ticino), si è riusciti a bilanciare entrate e uscite di acqua, in modo da fornire la maggiore portata idrica verso il fiume Ticino, da mesi in emergenza, così come i canali di irrigazione. Anche ieri, a fronte dei 74,9 metri cubi d'acqua al secondo entrata dai principali affluenti del Verbano, dallo sbarramento della Miorina defluivano 103 metri cubi d'acqua al secondo. Ma ora a preoccupare sono i cedimenti strutturali dei muraglioni di riva e dei porti, come avvenne anche nel 2002, a causa della mancata pressione idrica. Cedimenti che si segnalano già in diverse località, e anche al porto di Laveno Mombello. Ma il muragliene più a rischio è certamente quello del "Molo Sironi", a Cerro, che già denotava qualche cedimento e ora è divenuto pericolante nel tratto tra la rotonda a lago e il porto. Anche i 34 sbarramenti a monte del Verbano, di cui 16 in territorio svizzero, stanno risentendo della scarsità degli approvvigionamenti idrici.

 11 ottobre - Messaggero Veneto - 

Febbre Dengue, resta chiuso il parco di Chiavris
[Davide Vicedomini]
Iniziato ieri il trattamento tra viale Vat e viale Tricesimo Porte e finestre delle case chiuse, parchi recintati, piante e orti coperti e blocchi al traffico. Si respirava un'atmosfera insolita, ieri, tra viale Vat e viale Tricesimo dove è scattata la disinfestazione per il caso di febbre Dengue. Non è mancato qualche curioso, residente della zona, che ha atteso l'arrivo dei vigili urbani e del mezzo dell'azienda servizi sanitari per assistere da vicino alla scena. Operazioni al via alle 18. II trattamento si è reso necessario in seguito alla segnalazione del dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria universitaria integrata di Udine del manifestarsi di un caso di febbre virale, denominata Dengue, trasmessa dalla zanzara, in un residente di via Carlo Pace e contratta durante un recente viaggio all'estero. Alle 18 è scattata la disinfestazione si è conclusa due ore più tardi. Due macchine della polizia municipale hanno "scortato" un mezzo dell'azienda dei servizi sanitaria che ha "sparato" con un cannone insetticidi e larvicidi, necessari per l'eliminazione dei focolai larvali delle zanzare, per un raggio di 200 metri dal luogo dove si sono manifestati i casi di contagio. Il getto ha raggiunto i muri delle case e le siepi. C'è chi ha anche chiesto l'intervento nei giardini interni delle case facendo entrare il mezzo nella proprietà private. Prima del trattamento i residenti hanno cercato di premunirsi chiudendo finestre e porte delle case e coprendo orti e piante, come su richiesta dell'ordinanza del Comune di Udine che ha fatto seguito, a sua volta, alle indicazioni impartite dalla Regione attraverso il protocollo operativo per la gestione delle emergenze sanitarie da malattie virali. Residenti divisi e qualche coda. La disinfestazione ha attirato l'attenzione di alcuni residenti di via Carlo Pace, scesi in strada.
 
05 ottobre - PREALPINA -
 
La montagna fa quattro morti
[Redazione]
Tanti incidenti in montagna, tra cui alcuni mortali, questa domenica di autunno si chiude con un bilancio amaro per la morte di due escursionisti e di due cercatori di funghi. Ma la giornata è stata segnata anche da altri incidenti, che in molte parti dell'arco alpino hanno costretto agli straordinari il soccorso alpino e il 118. Il primo incidente mortale ieri mattina ha riguardato un cercatore di funghi di 41 anni che, nei boschi di Besolagno di Savignone (Genova), è stato colto da malore, probabilmente un infarto. L'uomo, che era in compagnia del figlio di 10 anni e di un amico, è stato soccorso dai medici del 118 che hanno cercato di rianimarlo per un'ora, ma purtroppo inutilmente. Un altro cercatore di funghi, un ragazzo di 22 anni, ha perso la vita in Valle Soana, nel Torinese, il giovane, che si trovava in località Mombianco, è caduto da un'altezza di dieci metri tra le rocce. Alle ricerche, scattate intorno alle 10.30, hanno partecipato i vigili del fuoco e due elicotteri del soccorso alpino. Esito mortale anche in un altro incidente che si è verificato sul Sentiero degli Alpini, sul Monte Toraggio, in provincia di Imperia. L'uomo, un escursionista di 66 anni, era solo e secondo la ricostruzione dei soccorritori sarebbe precipitato in un dirupo al confine con il versante francese del monte per circa 50 metri.
08 novembre - L’Arena -
 
28 settembre - L’ADIGE -
 
Tunnel di Martignano, furgone in fiamme paura e caos traffico in galleria
 [Flavia Pedrini]
Paura ieri pomeriggio nella galleria di Martignano, dove un furgone ha preso fuoco in direzione Pergine. Illesi i due occupanti, incendio spento senza danneggiare il tunnel, ma traffico in tilt. La canna per chi viaggiava verso Pergine è infatti rimasta chiusa per quasi due ore per consentire ai mezzi di soccorsi di rimuovere il mezzo bruciato e ripulire la strada. Traffico interdetto, ma per poco tempo, anche nel tratto in direzione opposta, invaso dal fumo. Congestionata pure la circolazione cittadina, particolarmente intensa a quell'ora del pomeriggio, i mezzi sono infatti stati deviati sulla vecchia statale, verso San Dona e da Ponte Alto verso Piazza Venezia. L'allarme è scattato verso le 16 quando il conducente di una Fiat Dobló, che viaggiava in tangenziale, una volta imboccata la statale della Valsugana, ha visto uscire fumo dal motore e poi le fiamme. L'automobilista, per fortuna, è riuscito a fermarsi e ad abbandonare il mezzo insieme al passeggero, prima che fosse troppo tardi. In pochi istanti una densa nube di fumo ha invaso la galleria. Sul posto sono accorsi i pompieri permanenti di Trento, intervenuti con gli autorespiratori, le fiamme, che hanno distrutto tutta la parte anteriore del mezzo, sono state domate velocemente. Sul posto sono accorsi anche i vigili urbani, i carabinieri e la polizia stradale, impegnati nelle operazioni di regolazione del traffico e a deviare i veicoli su altre arterie. In un primo momento è stato necessario chiudere entrambe la canne, visto che erano invase dal fumo e percorrerle sarebbe stato impossibile, oltre che pericoloso. Quella che conduce in città è stata riaperta quasi subito, mentre quella verso Pergine è tornata ad essere percorribile solo verso le 17.45.I pompieri, una volta domato il rogo, hanno provveduto a rimuovere il mezzo, che si trovava praticamente in mezzo alla carreggiata. Sul posto, per le operazioni di pulizia della sede stradale, è intervenuto anche il personale del Servizio strade della Provincia. Inevitabili sono stati i disagi alla circolazione, tanto più che l'incidente è avvenuto in un'ora di punta, quando molti lasciano il lavoro per tornare a casa, si sono formate code e rallentamenti. Chi doveva raggiungere Pergine ha dunque dovuto imboccare strade alternative, qualcuno è salito da via Missioni Africane, altri da San Dona. Per chi scendeva, invece, la circolazione è stata ripristinata in poco tempo, non appena la galleria era sgombra dal fumo, con rallentamenti e code più contenuti. I due occupanti del furgone, come detto, se la sono cavata con un grosso spavento, ma non hanno riportato ferite ne danni per il fumo. Il rogo, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato provocato da un guasto. Ingenti i danni al mezzo. In un primo momento circolazione bloccata anche in direzione opposta. Danni ingenti al mezzo bruciato, parte anteriore distrutta. II Fiat Dobló ha preso fuoco, forse per un guasto.

 22 settembre - IL GIORNO -

 Da inizio anno salvate 227 persone dal Soccorso alpino della Gdf
[Redazione]
Già 253 interventi di soccorso in meno di nove mesi, dall'inizio dell'anno, e 227 persone recuperate dal Soccorso alpino della Guardia di Finanza."Questa è la stagione più insidiosa per chi si avventura in alta quota infatti i rischi di caduta aumentano a causa dell’abbassamento delle temperature che rendono il terreno scivoloso per colpa della formazione di strati di ghiaccio resi ancora più subdoli se nascosti dai primi possibili spruzzi di neve, spiegano i militari del Sagf. Raccomandiamo a tal proposito utilizzo di attrezzature idonee dal momento che i percorsi, che nel periodo appena concluso potevano essere affrontati con scarpe da trekking, adesso richiedono uso di ramponi da portare sempre al seguito nello zaino". Proprio in questo contesto si inquadra l'esercitazione che ha visto coinvolte tutte le Stazioni Sagf della Lombardia e si è svolta tra quota 2.400 e 3.100metri sul livello del mare tra la IV cantoniera del Passo dello Stelvio ed il Monte Scorluzzo, per poi concludersi sul Ghiacciaio del Livrio. E dato alto numero dei militari coinvolti, il comandante regionale della Guardia di Finanza, generale Carlo Ricozzi, profondo conoscitore dei teatri operativi montani, ha preso parte a tutte le fasi delle operazioni, constatando le tecniche di approccio e legatura in condizioni spazio temporali avverse lungo il percorso esposto ed innevato sulla cima del Monte Scorluzzo.Il generale ha anche testato personalmente efficienza dei soccorsi simulando il suo infortunio e recupero in un crepaccio. L’attrezzatura di recupero utilizzata, si contraddistingue da quella in uso per il fatto che può essere trasportata in quota senza utilizzo dell’ elicottero; è costituita da moduli che possono essere assemblati sul luogo del soccorso anche in tempo di notte, su terreni altamente impervi e nelle condizioni climatiche più difficili."La delicatezza dei compiti di soccorso e le responsabilità non lievi ad esse connesse richiedono che il personale Sagf, spiega il comandante provinciale della Gdf, colonnello Massimo Manucci, si mantenga in costante efficienza con adeguati allenamenti e continuo addestramento. Va ricordato che la componente specialistica del Corpo della Guardia di Finanza è deputata ad assolvere compiti di Polizia Giudiziaria su terreni ostili ed è diventata un sicuro punto di riferimento anche per Autorità Giudiziaria".Tutte le Stazioni Sagf della Lombardia hanno partecipato all'esercitazione.
 
19 settembre - TRENTINO -
 
Cade e sbatte la schiena nella forra
 [Redazione]
Intervento del soccorso alpino per aiutare una donna di 36 anni. Intervento del soccorso alpino ieri mattina poco prima di mezzogiorno nella forra del Limarò, nel comune di Comano terme, per soccorrere una donna che era caduta sbattendo la schiena contro una roccia. La donna è stata recuperata con una delicata operazione e quindi portata al pronto soccorso del Santa Chiara con l'elisoccorso. Qui è stata sottoposta a tutti gli accertamenti del caso che, per fortuna, non hanno evidenziato gravi traumi. La donna stava facendo canyoning assieme ad un compagno di escursione quando è caduta contro una roccia. È stato l'amico a dare l'allarme e la centrale operativa di Trentino Emergenza ha chiesto il supporto da parte degli uomini del soccorso alpino che si sono calati nella forra e quindi sistemato sulla barella la ferita. Che è stata quindi caricata sull'elisoccorso. Come detto le condizioni della ferita non appaiono gravi, ma la sua giornata di torrentismo (pratica sportiva che consiste nella discesa di strette gole percorse da piccoli corsi d'acqua a piedi, senza l'ausilio di gommone o canoa) è terminata con il ricovero in osservazione in ospedale.
 
15 settembre - CORRIERE DEL VENETO -
 
Le fiamme divorano Asolo food, brucia la fabbrica; ansia per l`eternit sul tetto
[Milvana Citter]
Le fiamme divorano Asolo food, A Treviso. I pompieri salvano i macchinari. Un incendio nella notte ha divorato Asolo food.Giallo sulle cause e ansia per eternit sul tetto. Rogo e fiamme devastano il magazzino e
il  reparto di stoccaggio materie prime, completamente devastato dal fuoco. Il capannone è imploso su stesso per il calore e le fiamme. E quelle lastre di eternit a creare un ulteriore problema ai vigili del fuoco. E' quel che resta della "Asolo Food" di via Fermi, a Casella d'Asolo, nel Trevigiano. L'azienda che produce crostoli, che lunedì notte è stata semidistrutta da un violento incendio sulle cui cause sono ancora in corso gli accertamenti. Il fuoco è divampato intorno alle 22.30 e solo all'alba le otto squadre dei vigili del fuoco di Treviso, Montebelluna,  Castelfranco, Bassano, Mestre, Padova e i volontari di Asolo e di Quero, che hanno lavorato per tutta la notte con trenta operatori e nove automezzi, sono riuscite ad avere ragione delle fiamme prima che raggiungessero il reparto produttivo. Le operazioni di smassamento e messa in sicurezza, sono continuate per tutta la giornata e la notte e non è ancora possibile stabilire quando saranno ultimate. A complicare la situazione, la presenza sulla copertura di lastre di eternit che hanno costretto i vigili del fuoco a operare con speciali maschere. Fortunatamente non ci sono stati feriti, ma i danni sono ingenti. Cosi come le difficoltà che Michele Gallina, il titolare, e i suoi collaboratori dovranno affrontare per riprendere l'attività. E' stato proprio Gallina a dare l'allarme quando, sul suo cellulare è arrivato l'alert della presenza di fumo nel capannone. Si è scapicollato da Castelcucco, dove vive, e in meno di dieci minuti era in zona industriale. Purtroppo non ha potuto fare nulla per evitare che l'incendio si mangiasse oltre mille metri quadrati dei 2300 della struttura. Le porte tagliafuoco hanno fatto il loro lavoro, isolando la zona di produzione e consentendo ai pompieri di mettere in salvo gran parte dei macchinari. Ancora da chiarire le cause del rogo, al vaglio della polizia giudiziaria dei vigili del fuoco, che ha effettuato i rilievi, e dei carabinieri che ieri hanno acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza e sentito i proprietari. A escludere fin da subito l'incendio doloso, sono i responsabili della società. Questa è un'azienda sana, in piena espansione. Da poco avevamo fatto alcuni investimenti ed eravamo nel pieno della lavorazione dei prodotti che saranno venduti tra gennaio e febbraio. Ancora presto per fare un bilancio dei danni. La situazione è grave, confermano. Il magazzino è completamente bruciato, ma siamo riusciti a salvare i macchinari e da quelli ripartiremo. Intanto in paese c'è preoccupazione per i rischi per la salute provocati dal rogo. A rassicurare c'è però il sindaco. L'Arpav, spiega Mauro Migliorini, è intervenuta fin dalle 2 della notte e ha posizionato varie centraline nei siti sensibili, l'asilo nido e gli impianti sportivi. Tutti i rilevamenti hanno dato valori inferiori alle soglie previste per legge e, anche se la preoccupazione è molta, non posso che fidarmi dell'Arpav. L'unica prescrizione è stata data ai residenti e a chi lavora in un raggio di cento metri, costretti ieri a tenere porte e finestre chiuse. Ma a preoccupare adesso ci sono le lastre di eternit sul tetto del capannone, costruito 40 anni fa. So che i titolari,  conclude il sindaco, che sono nella struttura da 25 anni, hanno partecipato avari bandi per ottenere i fondi per la bonifica ma non ci sono mai riusciti. Appena i vigili del fuoco avranno messo in sicurezza il capannone, dovranno far intervenire una ditta specializzata.
 
12 settembre - ALTO ADIGE -
 
Ripuliti i torrenti dopo le piene d`agosto
[Redazione]
Ripuliti i torrenti dopo le piene di agosto.  Le forti precipitazioni di inizio agosto in Val Passiria avevano provocato la piena dei torrenti Fosco, Mundi e Monterovere, provocando anche l'interruzione della Statale e della strada per la frazione Vemurio. Erano state colpite anche le coltivazioni, tuttavia le opere idrauliche già esistenti avevano potuto limitare i danni, come ha spiegato il direttore dell'Ufficio provinciale sistemazione bacini Montani ovest Mauro Spagnolo. Sono stati avviati lavori di sgombero, pulizia e messa in sicurezza attraverso l'intervento del Servizio strade Burgraviato e dell'Agenzia per la protezione civile per liberare le strade, riparare danni a infrastrutture e riportare nell'alveo i corsi d'acqua. Sul rio Fosco a inizio mese era in fase di completamento lo sgombero dell'alveo, già eseguito invece sul rio Mundl. Nelle prossime settimane verrà sgomberato il bacino di deposito sul rio Monterovere, costruito proprio per proteggere la Statale. È iniziata anche la fase successiva, ha spiegato ancora il direttore Spagnolo, quella della programmazione di interventi per migliorare la sicurezza sui torrenti. È previsto un incontro con le parti interessate per stabilire i prossimi passi da progettare e da realizzare. La collaborazione con i Comuni di Rifiano e Caines e il servizio strade e forestale finora è stata ottima, dichiarano gli interessati. Gli interventi messi in cantiere dai bacini montani in vai Passiria prevedono una spesa di circa 115 mila euro.
 
 
 8 settembre - GAZZETTINO PD -
  
Una bomba d`acqua sconvolge la Bassa: alberi e pali schiantati
[Camilla Garavello Bovo-ferdinando]
 
Una bomba d'acqua sconvolge la Bassa: alberi e pali schiantati. Un Ora da incubo a Monselice, Este e nei comuni.vicini: tronchi sradicati e strade invase dai rami. Paralisi totale del traffico sulla statale 16 in via Rovigana, ferme le corriere dei pendolarì. Una bomba d'acqua, con pioggia battente e raffiche violente di vento hanno messo in ginocchio per oltre un'ora la Bassa Padovana. I maggiori problemi si sono verificati a Monselice: la strada statale 16 è rimasta paralizzata a causa dei rami che hanno invaso la carreggiata, a parco Buzzaccarini un enorme pianta si è abbattuta sulle mura. Pali della luce abbattuti e strade allagate anche a Este, Masera e Galzignano, Bovo e Garavello. Un violento nubifragio, con fortissime raffiche di vento, si è abbattuto nel pomeriggio di ieri sulla Bassa padovana, colpendo in particolar modo Monselice e, con meno danni, Solesino e Pernumia. Poco prima delle 16.30 si è riversata sulla zona un'autentica bomba d'acqua, che in pochi istanti ha allagato alcune strade, dal centro alle frazioni, da via Fratelli Fontana a San Cosma. E mezz'ora dopo un altro acquazzone ha interessato la zona. A causare i danni peggiori sono state le raffiche di vento, che hanno divelto piante, spezzato fronde e rami, e spazzato via coperture e contenitori dei rifiuti dai giardini. Sradicati diversi alberi soprattutto a Monselice. Come in via Verdi, dove si è abbattuto sulla sede stradale un cipresso. O come in via Buffi, invasa da un albero del parco Buzzaccarini, che ha pure danneggiato l'esterno di un'abitazione privata. Situazioni simili nelle vie Cortona, IV Novembre e Battisti. Sul posto vigili del fuoco, polizia municipale e i cantonieri del Comune. Più complicate le operazioni di rimozione di un grosso ramo di platano sulla statale 16 via Rovigana, che ha bloccato la circolazione per un'ora in entrambi i sensi di marcia. Traffico fermo anche in via Carpanedo, ai confini con il Comune di Solesino, dove un albero è caduto sulla sede stradale. Ramaglie sono cadute anche tra via del Carmine e via Isola Verso Monte. Sulla Monselice Mare, all'altezza dell'intersezione per Pozzonovo, il vento ha abbattuto un palo della Telecom, caduto su una corsia. A Pernumia stessa sorte è toccata a un palo dell'illuminazione adiacente il campo sportivo, che ne ha sfondato in parte la rete di recinzione. Nella stessa zona un'automobile parcheggiata è stata colpita da un albero abbattuto dal vento. Alberi e pali caduti a terra e finiti sulle strade anche a Solesino, in particolare in via Spine a Galzignano, in via del Lavoro. A Solesino è stata pure scoperchiata la rimessa in legno dell'azienda DM di via IV Novembre. In tutta la zona lunghi blackout e problemi di linea per i telefoni cellulari. L'ondata di maltempo ha causato molti danni anche nell'estense,dove sono caduti moltissimi alberi e pali della luce, del telefono e segnali stradali. L'area più colpita è stata quella di Sant'Elena: il vento ha abbattuto un gran numero di alberi nel parco del laghetto vicino al centro abitato, sradicandoli letteralmente dal terreno. Sono stati abbattuti anche due pali della linea telefonica e in via Stazione sono caduti molti rami sulla sede stradale. A Este la violenza delle raffiche ha fatto crollare quasi interamente un platano su via Augustea, nel quartiere del Pilastro. L'albero è caduto in un momento in cui non passava neppure una vettura. La strada è stata chiusa al traffico durante le operazioni di rimozione dell'ostacolo da parte dei vigili del fuoco di Este. La polizia locale ha sovrinteso all'intervento. Sempre a Este è caduto un palo della Telecom in via Cortona, nella frazione di Motta. Sulla rotatoria della nuova SrIO è piombato un cartello stradale sradicato dal vento, che per fortuna non ha colpito auto o camion in transito. Un altro grosso ramo è caduto in via Settabile, nel quartiere della Salute. In via Belle sono stati registrati allagamenti della sede stradale, risolti poi in pochi minuti quando ha smesso di piovere. Molte case sono rimaste al buio per qualche minuto durante il fortunale. A Ospedaletto Euganeo il grande cedro di piazza Pertini, proprio di fronte al municipio, si è spezzato e alcuni enormi rami sono caduti sull'acciottolato. A Villa Estense è caduto un palo della pubblica illuminazione in via Papa Luciani, mentre un altro palo della corrente è crollato in via Arzaron. L'ondata di maltempo ha poi investito le località di Masi, Ponsò e Piacenza d'Adige, sradicando alberelli e facendo cadere segnali stradali. Anche a Baone sono caduti dei rami, ma non ci sono state conseguenze gravi. Il vento forte ha interessato infine la fascia a sud dei colli, investendo Lozzo Atestìno e Cinto Euganeo. I gruppi di protezione civile e i vari comandi di polizia locale sono intervenuti per le emergenze minori. A Bertípaglia di Masera a causa del vento un pioppo di 25 metri è caduto dal giardino dell'agriturismo la Pioppa e ha invaso completamente via Beccara. Sul posto i vigili del fuoco che hanno lavorato per un'ora liberare la sede stradale. Tra le 16 e le 17 nubifragio anche nel Conselvano e nel Piovese, dove ha anche grandinato, ma senza particolari conseguenze.
 
  
5 settembre - L’ARENA -
   
Giovane nell`Adige. La recuperano i vigili del fuoco
[Redazione]
La ragazza era sul ponte, Aleardi, quello vicino alla questura. Era circa l'una di notte. Era lì a cavalcioni. Poi è transitata una pattuglia della polizia e la ragazza non appena ha visto i poliziotti si è lasciata cadere in acqua. E’ scattato subito l'allarme, sono stati chiamati i vigili del fuoco e Verona Emergenza. Nel frattempo, visto il fondale con poca acqua la giovane si è rialzata in piedi. Sono arrivati i vigili del fuoco. Il problema in quel tratto sono gli argini, per cui è complicato scendere in acqua. Così uno dei vigili del fuoco s'è subito lanciato nell'Adige e ha recuperato la giovane, sotto choc. Non sono stati chiariti i motivi di quel gesto, forse un'estrema richiesta di aiuto e probabilmente la non determinata volontà di farla finita. Diversamente la giovane, che ha vent'anni, non avrebbe aspettato che transitasse una pattuglia per lanciarsi in acqua. La donna è stata portata in ospedale per accertamenti. Il salvataggio ha attirato la curiosità di alcuni automobilisti in transito che hanno notato le pattuglie e i lampeggianti dei soccorritori. Un storia a lieto fine, che però dovrà essere valutata dai medici. La giovane físicamente non ha riportato conseguenze, psicologicamente sì.
 
 
 


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