Istituto Medicina del Soccorso


 

Master

Specializzazioni

Corsi

Congressi

Iniziative e Progetti

Aree operative

Pubblicazioni

Cooperazione Internazionale

Protezione Civile

Maxiemergenze internazionali

Centro Studi e Ricerca

Circolari e Comunicati


 

 
Ricerca nel sito:

 

 


 Nome Utente
 
 Password
 

 
Password dimenticata?

 

   

   

 

 
24.06.2021 - I DRONI PER IL TRASPORTO SANITARIO

CROCE ROSSA ITALIANA USER - [Redazione] Nei prossimi mesi sarà pronta una flotta di 50 piloti altamente formati e 20 velivoli in grado di trasportare fino a 15Kg di peso l'uno. La Croce Rossa Italiana si affida alla tecnologia per ridurre costi e tempi di trasporto di materiale sanitario urgente con obiettivo di essere sempre più efficace nel fornire risposte in emergenza e salvare vite umane. E lo fa attraverso l’utilizzo di droni delivery di ultima generazione configurati ad hoc per la CRI. Questi mezzi raggiungeranno in brevissimo tempo luoghi remoti, colpiti da calamità naturali o difficilmente raggiungibili e saranno utilizzati soprattutto per la consegna di farmaci salvavita, sangue o tamponi. Un primo test si è tenuto alcune settimane fa sulle coste siciliane. I piloti CRI, dando vita ad una simulazione, hanno fatto alzare in volo un drone delivery a un’altezza di 40 metri da terra che dalla banchina del porto di Trapani ha trasportato farmaci urgenti verso la nave GNV Aurelia, tra le imbarcazioni di sorveglianza sanitaria che si trovano in rada in Sicilia per l’accoglienza delle persone migranti. Un attività, quella della sorveglianza sanitaria a bordo delle navi, che la CRI porta avanti da aprile 2020 anche grazie al supporto del Comitato Regionale siciliano dell’Associazione. La simulazione, a cui hanno preso parte la Prefettura, il Comune di Trapani e la Capitaneria di Porto che ha impiegato due motovedette a garanzia della sicurezza dell’esercitazione, ha visto arrivare a destinazione il drone in un tempo di cinque minuti e 30 secondi, contro i 35 normalmente impiegati dal trasporto via mare con imbarcazioni di medie dimensioni ed è riuscita perfettamente. Il drone delivery è stato controllato da terra da un pilota, il quale ha mantenuto sempre un contatto visivo con lo stesso ed è stato coadiuvato da altro personale addestrato a bordo della nave, sempre in costante contatto radio. La Croce Rossa non è nuova nell‘operatività in emergenza e soccorso con utilizzo di queste tecnologie ed ha personale formato attraverso la sua Unità Droni, SAPR (Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto). Tutti i piloti sono formati presso il Centro Addestramento Nazionale SAPR CRI.  

23.06.2021 - PUBLIC SAFETY

NASCE "ENTRATE DI EMERGENZA" - [Redazione] Nasce Entrata di Emergenza, un sito di podcast video dedicati ai professionisti dell'emergenza, del soccorso e della Protezione Civile. La piattaforma nasce dalla volontà di promuovere lo scambio di esperienze per aiutare Enti, organizzazioni e associazioni a compiere scelte consapevoli riguardo ai modi e agli strumenti con cui si garantisce la sicurezza dei cittadini. Inoltre Entrata di Emergenza si propone anche come uno spazio di incontro per gli operatori del settore delle emergenze. Luca Calzolari, Paolo Masetti, Fulvio Toseroni e Roberto Riva Cambrino sono i primi protagonisti dei video podcast di Entrata di Emergenza. Il format è stato ideato da Regola S.r.l, azienda di informatica torinese attiva nella Public Safety ed Emergenza 2.0, il blog dedicato alla comunicazione in emergenza. In ogni puntata Chiara Bianchini, autrice del blog Emergenza 2.0 e Stefano Preziosi, occhio tecnologico del podcast e collaboratore di Regola, intervistano uno o più professionisti del settore per approfondire varie tematiche: dalla responsabilità dei sindaci in protezione civile, all’importanza della comunicazione, al ruolo della Polizia Locale sempre più interconnesso a quello della protezione civile, fino alla resilienza e alla prevenzione con uno sguardo attento all’attualità e ai fatti del quotidiano, senza dimenticare la pandemia e le sue ripercussioni. Ogni episodio mira infatti a valorizzare le persone che in caso di emergenza ma anche in tempo di pace scendono in campo per conoscere e combattere i rischi del nostro territorio e dare voce ai protagonisti di primo piano del settore, così come alle personalità che lavorano dietro le quinte e contribuiscono a innovare e rendere più efficace il mondo della Public Safety. Per Chiara Bianchini: Con Entrata di Emergenza, progetto condiviso con Regola, si rafforza l’impegno verso la narrazione e approfondimento dei temi legati alla comunicazione del rischio, protezione civile e soccorso che da oltre 7anni porto avanti con il blog Emergenza 2.0. Con questa iniziativa esco dalla mia comfort zone legata alla comunicazione di emergenza per affacciarmi ad altri settori della Public Safety trattati direttamente dai protagonisti. L’obiettivo è quello di aprire una porta e rendere Entrata di Emergenza uno spazio condiviso e di riferimento per la collaborazione e lo scambio tra chi si occupa d'emergenza. Per Stefano Preziosi: Tra i temi che affronteremo su Entrata di Emergenzaè certamente la tecnologia, intesa non come distrazione ma vero supporto. In Protezione Civile, la tecnologia non è un mero strumento intercambiabile e non deve neanche essere un punto di arrivo totalizzante. Al contrario, è uno dei componenti di una squadra che, per essere vincente, deve essere capace, affiatata e coesa. Conoscere le opportunità più recenti offerte dai software e dai dispositivi è irrinunciabile quando si vuole mettere in campo azioni di Protezione Civile efficaci. I primi ospiti delle puntate online sono: Luca Calzolari, direttore del quotidiano indipendente Il giornale della protezione civile che ha approfondito il tema della comunicazione in emergenza e le difficoltà a cui si va incontro quando si ha il compito di fornire informazioni certe e certificate, ma anche gli errori commessi durante la pandemia da cui possiamo imparare e il ruolo della tecnologia nella comunicazione di crisi e della Protezione Civile. Nella seconda puntata invece compare Paolo Masetti, sindaco di Montelupo Fiorentino e delegato nazionale Anci e Anci Toscana alla protezione civile, che ha donato ad Entrata di Emergenza una interessante riflessione sul ruolo dei sindaci e le responsabilità che hanno soprattutto in protezione civile e come gli sia stata utile la sua esperienza come disaster manager nel ricoprire questo ruolo.  

22.06.2021 - AGI

IL “RISCHIO” INONDAZIONE - [Redazione Agi] L'ipotesi in uno studio sulle conseguenze del riscaldamento globale. Maggiormente esposte le regioni costiere basse, che ospitano quasi il 10 per cento della popolazione mondiale. In uno scenario di riscaldamento globale ad alte emissioni il rischio di inondazioni potrebbe aumentare vertiginosamente nel XXI secolo, fino a 50 volte. L'ipotesi è stata prospettata sulla rivista Nature Communications dagli scienziati dell'Institut de Recherche pour le Dèveloppement (IRD), che hanno combinato i dati satellitari e una serie di modelli digitali per valutare l'impatto del riscaldamento climatico sull'innalzamento del livello del mare e sulle onde oceaniche. Le regioni costiere basse, spiegano gli autori, ospitano quasi il 10 per cento della popolazione mondiale. Queste aree e i loro ecosistemi stanno affrontando rischi distruttivi, come inondazioni dovute al superamento delle barriere naturali o artificiali, che sono destinati ad aumentare nei prossimi decenni a causa del riscaldamento climatico di origine antropica. Ne sono esempi l'uragano Katrina, che ha colpito gli Stati Uniti nel 2005, il ciclone Xynthia, verificatosi in Europa nel 2010, e il tifone Haiyan, il più grande ciclone tropicale mai misurato, che nel 2013 si è abbattuto sulle popolazioni asiatiche. Le alterazioni nell'entità e nella frequenza di questi eventi restano ancora incerte, ma diversi studi confermano che i cambiamenti climatici porteranno a un aumento nel rischio di fenomeni distruttivi. Per questo lavoro, il team internazionale ha valutato l'impatto delle onde oceaniche, spesso sottovalutato, elaborando nuove stime dei livelli estremi del mare. Dopo aver quantificato l'aumento degli eventi di sommersione globale verificatisi tra il 1993 e il 2015, gli autori hanno definito nuovi parametri chiave per la topografia costiera e calcolato il numero annuo di ore in cui le difese costiere potrebbero essere superate dalle acque più alte. "La combinazione di maree e onde oceaniche potrebbe portare a episodi di tracimazione costiera, afferma Rafael Almar, dell'IRD. Abbiamo scoperto che gli hotspot di questi fenomeni si trovano nel Golfo del Messico, nel Mediterraneo meridionale, nell'Africa occidentale, in Madagascar e nel Mar Baltico". Gli scienziati hanno poi considerato diversi scenari di emissioni globali per esaminare le possibili eventualità di traboccamento delle coste nel XXI secolo." La frequenza degli straripamenti sta accelerando in modo esponenziale - sottolinea l'esperto - e sarà chiaramente percepibile già nel 2050, indipendentemente dallo scenario climatico. Entro la fine del secolo, l'intensità dell'accelerazione dipenderà invece dalle traiettorie future delle emissioni di gas serra e quindi dall'aumento nel livello del mare. Nel caso di uno scenario di emissioni elevate, il numero di ore di sovrappopolamento a livello globale potrebbe aumentare di 50 volte rispetto ai livelli attuali". "Saranno necessari ulteriori studi a livello locale e regionale, conclude Almar, per confermare le nostre proiezioni globali, che forniscono una solida base per proporre misure di adattamento e mitigazione nei punti critici individuati". Uno studio ha evidenziato che lo stambecco soffre per lo stress termico già dai 14 gradi, spostandosi verso quote più alte Si chiama si chiama ENEA-RegESM, è in grado di elaborare proiezioni climatiche ad alta risoluzione. I drammatici effetti del riscaldamento globale in uno studio del'Agenzia Spaziale Europea: la liquefazione dei ghiacciai americani equivale a un innalzamento dei livelli dei mari pari a 0,21 millimetri, e per quelli asiatici e a 0,05 millimetri. Figure di antilopi e di bisonti e le più antiche scene di caccia mai dipinte dall'uomo rischiano di andare perdute per le frammentazione delle rocce provocate dalla siccità  

21.06.2021 - REDAZIONE

LA GRANDE SEDE TORNA AL SUD [Annamaria Capparelli] La cenere dell'Etna da quattro mesi ricopre anche le campagne, il fuoco divora le piante secche di ulivi già dilaniate dalla Xylella. Le opere fanno parte per quasi il 90% del programma delle infrastrutture strategiche previsto dalla Legge 443/2001 (Legge Obiettivo) e sono ferme dal 2015 perché l'allora Ministro Delrio abrogò la Legge Obiettivo e bloccò, attraverso la discutibile operazione della "project review. La desertificazione assedia l’agricoltura del Mezzogiorno La cenere dell'Etna che da quattro mesi ricopre anche le campagne, il fuoco che divora le piante secche di ulivi già dilaniate dalla Xylella, il caldo torrido che assedia terreni agricoli circondati spesso da sterpaglie per l'abbandono delle aree rurali marginali e la fiammata dei prezzi delle materie prime frutto della speculazione. E' il cocktail esplosivo servito nei primi giorni dell'ennesima calda estate che rischia ancora una volta di colpire le zone più fragili e le produzioni tipiche del Mezzogiorno, vittime di una desertificazione che si avvicina sempre di più all'Italia. Nel Salento, secondo l'allarme lanciato dalla Coldiretti, in 4 giorni sono andati in fumo oltre 300 ettari di uliveti. I monumentali ulivi ridotti in scheletri secchi si sono trasformati in "gigantesche torce". Ï fuoco ha trovato infatti una strada facile per ghermire i campi pieni di sterpaglie. Danni incalcolabili per l'agricoltura, rileva Coldiretti, ma anche per il turismo perché gli uliveti rappresentano un richiamo per i visitatori e sono parte essenziale della "cartolina Puglia". Senza dimenticare che l'olio è una delle produzioni agricole che si concentra nel Sud e che ha grande appeal. La desertificazione resta dunque una delle piaghe da affrontare. E le nuove prospettive che si aprono con i prodotti tropicali coltivati in Puglia, Sicilia e Calabria non compensano certo le attività del Mezzogiorno, perdite provocate dalla grande sete alle produzioni tipiche, dalla frutta all'olio fino al pomodoro. La siccità, per l'agricoltura italiana, è una, delle emergenze più gravi che, secondo le stime della Coldiretti, presenta un conto salato: oltre un miliardo all'anno per raccolti bruciati e minore qualità delle produzioni. A presentare un quadro a tinte fosche è anche l'Anbi (associazione nazionale dei consorzi per la, gestione e la, tutela del territorio e delle acque irrigue): ogni ora, nel mondo, si perdono 1,300 ettari di terra coltivabile per siccità e desertificazione. Questi numeri forniti nella Conferenza internazionale sulle terre aride, i deserti e la desertificazione promossa nel S020 dall'Università Ben Gurion in Israele. E la situazione rischia di aggravarsi di anno in anno. Nella UE (sempre secondo uno studio Anbi) 1'8% del territorio di 13 Stati è a forte rischio e le aree più in difficoltà sono in Spagna, Sud Italia, Malta, Cipro, Sud est della Grecia e alcune zone di Bulgaria e Romania. Nel nostro Paese è massima allerta per il 30% della superficie. I cambiamenti climatici, ma anche l'incuria in cui sono stati lasciati terreni fertili, la cementificazione selvaggia e soprattutto l'assenza di una robusta cura delle infrastrutture idriche ha provocato enormi guasti. La beffa per l'Italia però è che l'acqua in realtà non mancherebbe. La pioggia continua a scendere copiosa, ogni anno, infatti, cadono 300 miliardi di metri cubi di acqua. Che fine fanno? Solo 1'11% riesce a essere "catturato" e trattenuto, il resto si perde. E con l'acqua scivolano via le eccellenze alimentari, materia prima della Dieta Mediterranea osannata dal tutto il mondo. Il nostro Paese non può più permettersi il lusso di rinunciare a una risorsa preziosa, soprattutto in questa fase ancora segnata dalla pandemia, cui si sono impennate le quotazioni delle materie prime, petrolio e cibo, L'approvvigionamento alimentare si è dimostrato strategico in un momento in cui il commercio ha subito un rallentamento, ma senza acqua l'agricoltura si ferma. Insomma quel che non è riuscito a fare il Covid 19 può farlo la carenza idrica. I prezzi delle commodity hanno raggiunto il livello massimo negli ultimi dieci anni al traino di cereali, dei vegetali e zucchero. Produrre di più è dunque la parola d'ordine e il Mezzogiorno è in prima linea per garantire un'ampia offerta di prodotti, dal grano all'olio. Ma bisogna ripartire dalle infrastrutture idriche. Coldiretti ha già proposto al Governo un piano realizzato con Anbi, Terna, Enel, Eni, Cassa Depositi e Presiti e il supporto di Università, per la realizzazione di bacini di accumulo in grado di trattenere, con strutture assolutamente sostenibili (senza impiego di cemento), il 50% dell'acqua piovana. L'obiettivo è portare l'acqua dove manca (non solo all'agricoltura, ma anche al sistema produttivo nel suo complesso e ai cittadini) e migliorare così le rese produttive oltre a contribuire in modo concreto alla lotta al dissesto idrogeologico. II progetto ha dunque le carte in regola per rientrare nel quadro degli interventi da realizzare nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). D'altra parte il ministero della Transizione ecologica proprio ieri, in occasione della giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, indetta dalle Nazioni Unite ha ricordato l'impegno a sostenere " tutti gli interventi che rientrano nell'ambito delle "Infrastrutture verdi" che possono fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici garantendo la contestuale funzione di tutela del suolo". Il presidente dell'Anbi, Francesco Vincenzo e il direttore generale, Massimo Gargano, da parte loro, hanno sollecitato un adeguamento immediato delle infrastrutture idriche: la funzione eco sistemica del reticolo idraulico che innerva la Penisola, secondo l'Associazione, va adeguato alla nuova realtà dettata dalla crisi climatica. II piano cantierabile dell'Anbi prevede 729 interventi di manutenzione straordinaria in grado di attivare Igmila posti di lavoro con un investimento di oltre 2,4 miliardi. D'altra parte tutti i corsi di acqua sono in sofferenza, dal Nord al Sud, La Sicilia è a secco, e solo nei quattro bacini in provincia di Palermo, negli ultimi sei anni, si è persa una disponibilità d'acqua di circa 68,43 milioni di metri cubi. E se in Campania la situazione è tranquilla, prosegue invece il calo, per usi irrigui, nelle riserve dei bacini della Basilicata dove in una settimana le riserve si sono ridotte di 4 milioni di metri cubi, il "rosso" della Puglia è di nove milioni e non va meglio in Calabria. Sos dunque tutte le regioni del Mezzogiorno che rappresentano la nuova frontiera dello sviluppo agricolo e che dagli ultimi dati sulle esportazioni agroalimentari italiane, risultano le più virtuose con un aumento del 2,1% (+3,7% le isole) nel primo trimestre dell'anno a fronte di un calo del 3% del Nord est, di un +1,3% del Nord ovest e deU'l,6% del Centro. Caldo, siccità e incendi infliggono ogni anno pesanti perdite alÎ’agroalimentare del Sud. Serve un adeguamento immediato delle infrastrutture idriche. La grande sete torna al Sud Caldo, siccità e incendi infliggono ogni anno pesanti perdite all’agroalimentare del Sud. Serve un adeguamento immediato delle infrastrutture idriche.  

18.06.2021 – REDAZIONE

STROMBOLI ED ETNA ATTIVI - Nuova attività vulcanica registrata dal monitoraggio dell'Osservatorio etneo dell'Ingv, spettacolo di ceneri e fontana di lava. L'Osservatorio etneo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, tramite le sue reti di monitoraggio ha registrato quasi in concomitanza con un'esplosione al cratere di Nord Est dello Stromboli, che alla quota di circa 600 metri sul livello del mare si è innescata una frana che ha provocato un rotolamento di materiale. Il fenomeno è durato pochi minuti. E’ stato registrato anche un segnale sismico della durata di circa 2 minuti, associabile all’evento franoso osservato tramite le telecamere di sorveglianza. Sempre l'osservatorio Etneo ha registrato alle una variazione dei parametri monitorati sull'Etna. Qui è stata individuata una frana dal tracciato sismico e dalle telecamere di videosorveglianza. Sul fronte del maggiore dei vulcano, dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza si osserva che la fontana di lava dal cratere di sud-est dell'Etna, è cessata, ma permane il trabocco lavico diretto a sud-ovest che continua a essere alimentato. Inoltre è presente un secondo flusso lavico prodotto da un secondo trabocco del cratere di sud-est che si propaga in direzione della Valle del Bove. Il tremore vulcanico, dopo aver raggiunto il valore massim, ha subito una rapida diminuzione riportandosi nel livello medio. Attualmente tale parametro mostra una tendenza ad un ulteriore decremento. Il centro delle sorgenti del tremore vulcanico rimane localizzato nell'area del cratere di sud-est a una elevazione di circa 2.800 metri sopra il livello del mare.