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20.02.2020 - ISCRIZIONI APERTE al MASTER SAE

APERTE le ISCRIZIONI al Master di SOCCORSO AVANZATO in EMERGENZE EXTRAOSPEDELIERE – il Primo Modulo (inizio del Master) è previsto per il W.E. del 21-22 Marzo 2020. 

19.02.2020 - LA STAMPA

SEPOLTO IN UN MONDO STRANO, GELIDO E BUIO (Redazione] - Esperto scialpinista racconta come si è salvato dalla slavina che lo ha travolto su Cima Tovo, Valle Ultimo, ai confini tra Trentino e Alto Adige. Cima Tovo, qualcosa più di 3.100 metri. Tre scialpinisti dopo la lunga salita cominciano il divertimento della discesa, ma staccano una valanga gigantesca, a lastroni. Uno di loro, chi faceva la prima traccia, Fulvio Giovannini, 53 anni, geometra e esperto alpinista, con alle spalle attraversata invernale dell’Alaska con l’amico Maurizio Belli (1.100 chilometri, 55 giorni), rimane sepolto da 70 centimetri. I suoi amici non riescono a trovarlo, nonostante fossero attrezzati con Arva, apparecchio radiotrasmittente. Fulvio resta per 50 minuti sotto la neve. Neanche un graffio, soltanto freddo. Eccezionale, anche se non un record, è chi è riuscito a sopravvivere in valanga perfino per un giorno. Lui, Fulvio Giovannini, ci pensa un pò, poi dice: Fortuna, gli altri mi hanno detto miracolo. Ha pensato, questa sarà la mia tomba? Beh, un ombra mi ha sfiorato. Attimi di confusione, di agitazione, ero bloccato non riuscivo a muovere niente. Capivo poco, poi mi sembrava di vedere un bagliore davanti a me. Avevo le mani schiacciate sotto la pancia, riuscivo appena a muovere le dita. I piedi erano come nel calcestruzzo. Ho pensato Madonna, che cosa ho fatto e poi ho messo tutta la mia forza per muovermi. Niente. Terrore? La paura se nè andata quando il mio cervello mi ha detto respiri. Già, respiravo, aria nella direzione di quel bagliore. Era una valanga di lastroni, quello mi continuava a tormentare perché faccio scialpinismo da trent’anni, ne ho visto tante, mi hanno sfiorato. So che sono terribili, ti fanno a pezzi. Ma io non avevo male da nessuna parte, dopo un pò ho sentito freddo. Riuscivo a ruotare di qualche grado la testa, tutto lì. A un certo punto però ho avuto un attimo di panico.... Perché? E i suoi compagni? Aspettavo che qualcuno mi trovasse perché avevo con me l’Arva e sapevo che anche Federico e Michele lo avevano. Speravo non fossero stati travolti. E poi ricordavo che al mattino avevo visto altri scialpinisti salire verso l’altra punta, Orecchio della lepre, quindi qualcuno avrebbe visto la valanga e sarebbe venuto a cercarmi. E invece il tempo passava. No, non per me, non mi rendevo conto del tempo. Ero come sospeso in un mondo strano, gelido e con una tenue luce. Quando mi hanno tirato fuori un soccorritore mi ha chiesto da quanto tempo ero lì e io ho risposto dieci minuti. Erano 50. Incredibile. Ricorda come è stato travolto? Ricordo tutto. Conoscevo l’itinerario, lo avevo già fatto altre tre volte. Lo avevamo scelto perché era nevicato poco in quella zona, ma non abbiamo fatto i conti con il vento. Non mi sono accorto che aveva accumulato la neve, sembrava pendio.... Lei dov’era? Ero davanti e mentre scendevo ho visto con la coda dell’occhio la neve che si muoveva dietro di me, ma a decine di metri. Ho avuto il tempo di gridare, parte che avevo addosso perché i lastroni fanno effetto domino e in un attimo sei travolto. Sono riuscito a galleggiare poi come un onda è salita al mio fianco, ho sentito una botta e sono stato travolto. Come in un vortice... il silenzio, il buio. E il bagliore? Ho visto davanti a me, come un filo di luce. Ho pensato di liberarmi in fretta, ma in realtà ero fra neve e ghiaccio, immobilizzato. E dopo l’agitazione, gli inutili tentativi di muovermi ho capito che potevo respirare. E mi sono calmato. Ho avuto fortuna di non capire quanto tempo passava, quindi l’attesa non è stata affannosa. Avessi saputo che i miei compagni mi stavano cercando 300 metri più lontano da dove ero io avrei avuto davvero paura. Non riusciamo a capire che cosa possa essere successo, un segnale fasullo. Ma i soccorritori, che hanno anche visto un suo sci uscire poco lontano hanno subito individuata. Meno male, certo. Sono stati bravissimi, vorrei ringraziarli tanto. Così come i medici dell’ospedale di Merano. Mi hanno fatto due ecografie all’addome perché temevano che potessi avere ferite interne. Grande professionalità e umanità, grazie. Attacca gli sci al chiodo? No, certo che no. Questa valanga mi ha insegnato molto. E oggi sono tornato là, ai piedi di quella massa di neve e ghiaccio. L’ho guardata per un po’ e memorizzata !  

18.02.2020 - PC REDAZIONE

P.C. - OSSERVATORIO MARINO PROFONDO - [Redazione] - L'osservatorio all'interno della zona del Santuario Pelagos, a circa 6.5 miglia nautiche al largo dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre, servirà al monitoraggio geofisico ed oceanografico in mare profondo di salinità, temperatura, torbidità e velocità delle correnti. Studio dei cambiamenti climatici, protezione degli ecosistemi marini e mitigazione dei rischi naturali sono i principali obiettivi dell Osservatorio sottomarino profondo Levante Canyon Mooring, realizzato dal DLTM e messo in opera nel Mar Ligure orientale al largo delle Cinque Terre, grazie alla collaborazione del Distretto Ligure delle Tecnologie Marine (DLTM) con gli Enti di ricerca nazionale soci del Distretto (CNR, ENEA,INGV) e con Istituto Idrografico della Marina Militare. Questo tipo di infrastruttura costituisce un osservatorio sottomarino multidisciplinare avanzato, presente a livello mediterraneo e mondiale, ma fino ad oggi assente nel Mar Ligure Orientale. Nello specifico, l’osservatorio Levante Canyon Mooring è costituito da una catena strumentata dedicata al monitoraggio geofisico ed oceanografico in mare profondo di parametri come salinità, temperatura, torbidità e velocità della corrente per lo studio del fondo e della colonna d’acqua. L’installazione è stata resa possibile grazie al supporto dei tecnici del CNR tramite la Nave Oceanografica Dallaporta, consentendo il posizionamento dell’osservatorio a circa 6.5 miglia nautiche al largo dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre, dove la profondità raggiunge i 600 m. Questo tratto di mare costituisce un punto di osservazione marino esclusivo, non solo perché è posto all’interno del Santuario Pelagos, zona con elevata concentrazione di cetacei, ma anche per la presenza di un canyon sottomarino che, per le forti correnti di fondo e il notevole apporto di sedimenti e sostanze organiche, crea un ambiente favorevole allo sviluppo e crescita di ecosistemi di pregio quali i coralli profondi. Uno studio congiunto ENEA e IIM nel 2014 ha infatti evidenziato con il supporto di un ROV (sottomarino a comando remoto) la presenza di coralli bianchi vivi alla profondità di circa 570 m. Questi organismi danno origine ad ecosistemi profondi ad elevata biodiversità ma subiscono un forte impatto causato dalla pesca a strascico; devono quindi essere preservati e sono di notevole interesse scientifico. L’osservatorio è stato realizzato dal DLTM con il cofinanziamento della Regione Liguria (risorse PAR-FSC 2007-2013 Fondo per lo sviluppo e la coesione per la realizzazione dei laboratori del Polo DLTM) e grazie alla condivisione di risorse umane, infrastrutture ed attrezzature da parte di tutti gli enti pubblici di ricerca coinvolti, coordinati dal DLTM. Questo sistema di monitoraggio multidisciplinare rappresenta quindi il primo passo verso un più vasto sistema di acquisizione ed elaborazione di dati geofisici ed oceanografici del nostro mare.  

17.02.2020 - INGV

NUOVA STAZIONE MARITTIMA INTERNAZIONALE - (Leonardo Sagnotti - Franco Italiano) [Redazione] Diventerà un campus delle scienze del mare. È stata inaugurata giovedì la nuova Stazione Marina Internazionale costituita da Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare (CONISMA), Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia A. Mirri, Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Sicilia (ARPA), Stazione Zoologica Anton Dohrn e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). La nuova Stazione sarà allocata presso la sede di Capo Granitola (TP) dell’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del CNR (IAS-CNR). Obiettivo dell’intesa, rendere la Stazione Marina Internazionale di Capo Granitola un punto di riferimento per la vasta rete di strutture di ricerca attive sul territorio nazionale, per le Università e per il settore industriale dedicato allo sviluppo dei settori marino-marittimi. Grazie ai numerosi laboratori dedicati, le attività della nuova struttura saranno focalizzate sulla ricerca sottomarina, sull’esplorazione dell’ambiente marino e sull’uso sostenibile delle sue risorse. Due aree della Stazione Marina Internazionale saranno, infine, intitolate a due importanti figure del territorio: Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali per la Regione Siciliana, recentemente scomparso a seguito dell’incidente aereo del volo Ethiopian Airlines 302, e Rita Atria, giovane testimone di giustizia uccisa dalla mafia nel 1992 a soli 17 anni. La cerimonia di inaugurazione ha visto la partecipazione dei Direttori del Dipartimento Ambiente e della Sezione di Palermo dell’INGV, Leonardo Sagnotti e Franco Italiano, del Presidente del CNR, Massimo Inguscio, del Presidente dell’ GS, Cristina Pedicchio, del Presidente del CONISMA, Antonio Mazzola, del Dirigente dell’Istituto Zooprofilattico siciliano, Calogero Di Bella, del Direttore Tecnico dell’ARPA Sicilia, Vincenzo Infantino, e dei rappresentanti della Stazione Anton Dohrn e dell INFN, rispettivamente Franco Andaloro e Giacomo Cuttone.